Riflessioni sul carcere italiano

Scritto da Ceschin Anna e Bors Nicoleta il 17 Marzo 2016.

Il giorno 16 Febbraio 2016 la classe 4AL si è recata presso il carcere “Due Palazzi” di Padova per ascoltare le testimonianze di alcuni detenuti. L’incontro è stato organizzato dall’Associazione di volontariato “Ristretti Orizzonti” che opera da anni all’interno del carcere.

Entrando nella struttura ognuno ha provato sensazioni contrastanti: alcuni si sono trovati a disagio quando i cancelli si sono chiusi progressivamente al loro passaggio, mentre ad altri la situazione non ha suscitato né paura, né ansia, né agitazione.
Dopo essere entrati nell’auditorium del carcere, qualcuno ha avuto l’impressione che alcuni detenuti non fossero tali, ma ricoprissero il ruolo di educatori, in quanto dalla loro espressione non trasparivano le caratteristiche tipiche dello stereotipo che ci viene imposto dai telegiornali, dai film e dai mass-media. Mentre i carcerati raccontavano la loro testimonianza la maggior parte di noi ha provato compassione per le restrizioni a cui sono sottoposti e per lo stile di vita del carcere.

Luop Roux

Scritto da Alice Stefanutto, 4BL il 14 Febbraio 2016.

Luop Roux

L'uomo aveva un gomito appoggiato sul tavolino e il pugno chiuso sorreggeva un viso assorto e pensieroso. I colori accesi della tovaglia e della copertina dei libri che aveva con sé contrastavano con il suo incarnato pallido.
Era l'ora dell'imbrunire nel Caffè all'aperto di Montparnasse, il viavai dei passanti e il brusio del loro chiacchiericcio non lo riguardavano. I suoi pensieri erano altrove... nemmeno la lettura gli era di compagnia. Che cosa vedevano quegli occhi malinconici, sormontati da folte sopracciglia? A cosa pensava quella fronte aggrottata?

Tre nuovi colori

Scritto da Redazione il 12 Marzo 2016.

Tre nuovi colori

ci sono al mondo
diversi giardini che fanno rumore
e diversi poeti che decadono
e che si divertono
a fare le dighe coi sassi
lì in su ai ruscelli di montagna

cala il dolore

parole degli altri che vorresti tanto tue
spille d’argilla in nome del dolore
sette segni sul muro come i vizi capitali
statue che non fanno sonnellini né niente
come la donna a braccetto coll’uomo

cala il dolore
come un mantello che copre le case
grigio dei colori che ci piacciono

porge la mia signora
tre nuovi colori
ci sono al mondo
diversi colori che soffrono
e diversi pittori che li schiariscono col bianco
e diversi poeti che decadono
e sbirciano il seno scoperto
delle donne che regalano

tre nuovi colori

cala il dolore
ma stavolta è dipinto…

Tommaso Fagotto

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