Sono solo film?

Koyaanisqatsi - Vita senza equilibrio

Scritto da Elisa D'Angelo, classe 5AL il 25 Novembre 2019.

Koyaanisqatsi - Vita senza equilibrio
“Koyaanisqatsi” è un film del 1982 diretto da Godfrey Reggio.
Non presenta una trama ma è costituito da una successione di filmati accompagnati dalle musiche di Philip Glass, che svolgono un ruolo fondamentale in quanto contribuiscono a far suscitare particolari emozioni che variano nel corso del film, quali, ad esempio, ansia e angoscia, ma anche meraviglia e stupore.  Il tema è il sublime della natura distrutto dall'impatto dell'uomo e della sua vita sregolata (come suggerisce il titolo del film che, nel linguaggio degli Hopi, un'antichissima tribù dell'Arizona, sta a significare “vita senza equilibrio”).
Il film si apre con immagini a dir poco mozzafiato della natura in tutta la sua bellezza, senza la presenza dell'uomo, che vengono accompagnate da una musica solenne, che ne sottolinea la sacralità. Quest'ultima è data anche dalla scelta del regista nell'utlizzare un'inquadratura orizzontale, in modo tale da esaltare l'immensità della natura. 
 
Dopo circa 20 min avviene un cambio drastico, dovuto alla presenza dell'uomo, caratterizzato da un ritmo accellerato delle immagini e della musica, che arriva ad essere quasi inquietante. I filmati mostrano una natura ferita, costretta a sottoporsi ai confini posti dall'essere umano che, preso dal ritmo di vita frenetico e indifferente verso gli altri, non vede la sacralità di ciò che lo circonda e non si ferma a pensare a quello che sta facendo. Vengono riportate le immagini della bomba atomica, che comporta l'uccisione della natura, il degrado delle città industriali, la produzione di massa, la guerra e la morte, il traffico, l'architettura e il conseguente abbattimento degli edifici, i grandi centri commerciali, quindi il tema del consumismo, la trasformazione dell'uomo in parte integrante della macchina, i microchip che diventano la rappresentazione di una città vista dall'alto; insomma, un uomo che diventa vittima di se stesso e delle proprie creazioni, ma che non se ne rende conto. 
 
Avviene poi un rallentamento improvviso e la musica acquisisce un tono doloroso, che combacia perfettamente coi filmati rappresentati: si tratta di vecchiaia, di morte, di solitudine, di emarginazione. Tutto ciò per far capire che l'uomo è lontano dall'essere perfetto, ma se solo si fermasse a riflettere un po' più spesso imparerebbe forse ad apprezzare le piccole cose, a capire che ai figli non basta un telefonino, ma hanno bisogno dell'amore dei genitori, che la solitudine non sempre è una bella cosa, che l'uomo non è immortale ma soprattutto che viviamo tutti sullo stesso pianeta e abbiamo tutti gli stessi diritti, quindi l'emarginazione non dovrebbe nemmeno esistere. Purtoppo però, nel corso degli anni, le cose non sembrano cambiare: siamo ancora governati dal denaro e la gente si ferma a riflettere sempre meno. 
 
Il film non presenta dialoghi veri e propri, da persona a persona, ma il disperato e minaccioso urlo della natura che, nella sua magnificienza, lancia un avvertimento all'uomo, che, se solo imparasse a vivere con rispetto e amore verso tutto e tutti e a non dare mai le cose per scontate, riuscirebbe a vivere in armonia con la natura, che per quanto l'essere umano possa tentare di dominare, rimarrà sempre invincibile.