Scrivono i Prof

Ricordo di Angelo 03/07/2009 – 03/07/2011

Scritto da Prof Dario Schioppetto il 27 Giugno 2011.

Quando penso ad Angelo, al prof. Angelo Benvenuto, mi è difficile dire qualcosa, perché l’emozione e la tristezza hanno il sopravvento sulla ragione, e perché si mescolano i ricordi del lavoro con quelli dell’amicizia. Provo a scrivere, forse riesco ad essere un po’ più lucido.
Difficile anche dire cosa ci lega ad una persona. Io credo che i legami più profondi siano anche quelli più inspiegabili. Ad Angelo mi ha da subito e da sempre legato, da quando lo avevo conosciuto, più di dodici anni fa, quella che chiamerei un’affinità di anime. Non parlo delle grandi passioni comuni, la musica, la montagna, la letteratura, la filosofia, che per anni ci hanno fatto discutere e parlare assieme in tutti i momenti liberi. Non parlo nemmeno del lavoro e dell’amicizia, che abbiamo in tanti condiviso con lui, apprezzandone equilibrio, idee e pensiero.

Parlo, per me, di quel sentimento di stima e rispetto empatico immediato che ci fa sentire che la persona con cui siamo, nel profondo della sua anima, sente più o meno le stesse cose che sentiamo noi nella nostra, e questo avviene sempre con pochi. Con questi pochi sembra ci si conosca da sempre, anzi, sembra strano non esserci incontrati prima, da qualche parte.
Nelle questioni importanti non ho mai avuto bisogno di spiegarmi con lui, o di chiarire il mio pensiero, né lui il suo. Era da subito evidente che non ce n’era bisogno, perché entrambi lo sapevamo dell’altro prima che accadesse, e questo portava a volte che lo si tacesse prima di dirlo, perché parlare era di troppo. Le opinioni sulle persone che ci erano affidate, le grandi domande della vita non erano mai lontane nei nostri pensieri comuni. Angelo credeva nella forza della ragione, nella convinzione che la mitezza e la moderazione dovessero aver la meglio sulla violenza e l’eccesso. Ha creduto sempre nell’equilibrio, nella tolleranza, nella gentilezza. Era un uomo, un amico, appassionato della bellezza, in tutte le sue forme: un tramonto, un quadro, un suono, i pensieri sottili, un verso, una pagina, un albero nel bosco, una persona.

Ecco, se dovessi ricordarlo con poche parole, a pochi giorni dal secondo anniversario della sua scomparsa, e dopo che gli abbiamo dedicato un’aula nella nostra scuola, il posto dove si prendono le decisioni, direi: ho avuto un amico, che mi ha onorato della sua amicizia, che credeva nelle persone. Per questo, quando sono stato da solo con lui nella stanzetta all’ospedale, ho pregato per lui, anche a nome di altri che mi avevano chiesto di farlo, e sono certo che non gli è dispiaciuto troppo.
Vorrei scrivere poche parole che due anni or sono un suo - e mio - studente di qualche anno fa mi ha scritto di Angelo dopo che avevo fatto sapere a tutti della sua perdita:
Il professor Benvenuto ha significato molto nei miei anni al Belli. È stato un punto di riferimento scolastico e di vita come nessuna altro prima. Un uomo sincero e appassionato in tutto quello che faceva. Una persona gentile. Che mi ha regalato sorrisi e mi ha insegnato molto. Posso dire con certezza che oggi il mondo perde un uomo dal valore indiscusso.
Credo che in queste parole sia riassunto quello che tutti i ragazzi che lo hanno conosciuto pensavano. Quanto a me, sono sicuro che, dopo aver letto quello che ho scritto, se fosse qui mi direbbe: Dario, che ci facciamo ancora qua? Andiamo a farci un giro, ti offro qualcosa e discutiamo assieme. Ciao Angelo, stammi bene. Prima o poi ci rivedremo per discutere ancora un po’ e farci due passi nel bosco.

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