Scrivono i Prof

Ricordando Giorgia

Scritto da una collega il 08 Aprile 2014.

Ricordando Giorgia
Cara Giorgia,
te ne sei andata in punta di piedi così come eri uscita dalla scuola dopo quarant'anni di insegnamento.
 
Dov'è Giorgina? Come sta la Righetti? Sapete niente di lei?
Queste erano le domande che ci rivolgevamo increduli, noi colleghi, dopo che non ti avevamo vista ritornare dalle vacanze natalizie del tuo ultimo anno di lavoro qui al "Belli". Ma come mai Giorgia non ritorna a scuola? Cosa l’è capitato?
Nessuno aveva tue notizie dirette e tu non sembravi volerne dare.
Gli sms e le e-mail mi parvero il mezzo più adeguato, sia per avvicinarti rispettando la tua riservatezza, sia per provare a riallacciare un seppur debole filo con la collega che avevo conosciuto alcuni anni prima al "Belli" e che mi salutava con un "Ciao, Bella!" insieme ad un sorriso amichevole e materno.
 
Ti avevo conosciuta nel tuo ruolo di insegnante, a volte affettuosa e a volte severa con i tuoi studenti, e non volevo vederti dissolvere e svanire nella dimenticanza.
Ho gioito dentro di me quando alcuni dei miei sms e qualche e-mail hanno ricevuto una tua risposta. Un po’ con mia sorpresa sono stati sufficienti per far abboccare quello schivo e discreto pesciolino che ha iniziato così a condividere con il logbelli alcune sue poesie che tutt’ora potete rintracciare nel giornalino online.
 
Cara Giorgia,
durante queste brevi corrispondenze c'è sempre stato un “non detto” tra di noi perché non dirlo, o meglio, non scriverlo significava poter immaginare e sperare che non esistesse. Purtroppo, invece, quel “nondetto” si è abbattuto ineluttabilmente nella tua vita.
 
Mi rimane una tua poesia che mi avevi spedito e che condivido qui con quanti vorranno ricordare una cara collega e amica.
 
     
Le foglie del Noce
 
Da più d'un mese soffia,
quasi ogni giorno, il vento
rabbrividiscono le foglie del Noce
han perso linfa e il loro bel colore,
ad una ad una
od anche più d'una nello stesso momento
si lasciano cadere
ormai son quasi tutte sul prato,
accartocciate, infracidite,
d'un pesante color noce, appunto.
 
Pure volano ancora fra i rami i merli
a volte è appena un frusciar d'ali
a farle volteggiare dolcemente
e poi cadere definitivamente
 
Pure continua il volo
dei merli: dai rami al prato
all'orto
 
Pure sulla siepe cinguetta
un piccolo pettirosso.
 
24 dicembre 2013
   pettirosso-franco borsi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
E, rivolgendomi direttamente ai figli di Giorgia, condivido questa poesia scritta dalla vostra cara mamma e dedicata a sua madre.
     
Per la mamma
 
Non serve dire quanto mi manchi
quanto mi sei mancata
parlare con te
restare con te
ridere con te
non desideravo altro,
parlarti di tutto quello che mi succedeva,
pure qualche volta mi sono sentita tradita
ma l'amore è rimasto sempre intatto
fulgido e grande
nessuno, mamma, credo
t'ha mai amata tanto
né forse fatto tanto soffrire.
 
Mia mamma aveva le mani ruvide
per tutti i  lavori di casa
e nei campi
e con gli animali da cortile
ma sempre trovava il tempo
per una tenerezza,
per un gesto d'amore
e l'ho trattata tanto male
 
Non sapevo mamma che il giorno
che ti sei sposata
cominciava in realtà,
il disastro della mia vita,
che sento ancora,
che nel cuore 
non si cancella mai.
 
2 marzo 2014
   mani-della latta massimo2