Scrivono i Prof

Play-station o Divina commedia

Scritto da prof.ssa Luisella Saro il 26 Marzo 2010.

Ci sono delle volte in cui, sarà per la stanchezza, sarà per la vecchiaia, credo di avere le traveggole, o di leggere una cosa per un’altra. L’altro giorno mi capita tra le mani (anzi: sotto gli occhi, che a loro volta sono sotto gli occhiali), questa frase: "il videogioco è la più grande rivoluzione epistemologica di questo secolo. Ti dà una scioltezza, una densità, una percezione delle situazioni e delle operazioni che permette di esaltare dimensioni dell'intelligenza e dello stare al mondo finora sacrificate dalla cultura astratta... Lei preferisce che un pilota d'aereo abbia fatto videogiochi o che abbia letto la Divina Commedia?".

La leggo (la frase, non la Divina Commedia) e penso che a scriverla sarà stato sicuramente un adolescente allergico alla scuola (ma allergico-allergico: allergico da rischio di shock anafilattico!) e invece no. Scopro che si tratta di uno stralcio di un’intervista rilasciata a “L’Unità” il 5 febbraio 1997 da Roberto Maragliano, che all’epoca era coordinatore della commissione cosiddetta "dei Saggi", incaricata dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer di definire il quadro delle conoscenze fondamentali per la scuola del futuro e cioè, secondo loro, per la scuola di oggi.

Dimenticavo. Quello che credevo essere un adolescente, è invece docente universitario di “Tecnologie dell’Istruzione e dell’Apprendimento”. Mica bazzecole, quisquilie e pinzillacchere. Docente universitario. Ipse dixit. Chapeau!

Mi riprendo a fatica dallo shock (ma spero che in questi ultimi 13 anni si sia ripreso pure lui dalla “sparata” che ha fatto all’epoca), e comincio seriamente ad interrogarmi sulla questione quasi amletica sollevata dal “Saggio”.

Parentesi: i miei genitori nel tempo hanno cercato di insegnarmi una dote che tuttora ritengo tra le più importanti, e cioè l’umiltà, ricordandomi spesso che “chi si loda, s’imbroda”. Che qualcuno si autodefinisca “Saggio” (lettera maiuscola), o che qualcun altro definisca i suoi collaboratori “I Saggi” (due lettere maiuscole) scusate, ma già mi fa venire la tentazione di stargli alla larga, anzi alla larghissima. Chiusa parentesi.

Torniamo a noi e torniamo alla “question”.

“Lei preferisce che un pilota d’aereo abbia fatto videogiochi o che abbia letto la Divina Commedia?”

Posto che, mentre tutti siamo chiamati a diventare “piloti” della nostra vita, statisticamente i piloti d’aereo non saranno poi moltissimi e che per i piloti d’aereo un po’ di simulazione di volo davanti alla play-station serva anche (basta che, tra i tanti possibili, non scelgano -che ne so- il gioco di ruolo in cui tu, dentro l’aereo, sei il kamikaze, ti nascondi tra i passeggeri e poi…zacchete…vai nella cabina di comando, prendi possesso dell’aereo e provi l’ebbrezza della guida per un po’, poi ti stufi e…bum!… Pur sempre di prova di volo si tratta…) decisamente -e lo dico da adulta, da mamma, da insegnante, da educatrice- decisamente, alla play-station preferisco la Divina Commedia. Sempre e comunque.

Potrei elencare miliardi di ragioni, ma non sono così Saggia da presumere di dire qualcosa che su Dante non sia stato detto da altri e soprattutto dai fatti e cioè che, semplicemente, la sua opera è la più nota al mondo ed è quella che, in assoluto, dicono ( e sottoscrivo) che meglio racconta chi siamo.

Lo dicono i Saggi (quelli veri, e cioè quelli che non sanno di esserlo) e lo dicono i numeri: il numero di copie vendute, il numero dei lettori, il numero delle lingue in cui è, da sempre, tradotta nel mondo.

Non sono noti casi di ricovero in ospedale per over-dose di Dante; sono purtroppo noti casi di ricovero (e neanche da riderci sopra) per eccesso di play-station. Anche quando banalmente qualcuno ha voluto fingere di essere un pilota d’aereo per troppe ore.

Per Dante, dunque, al di là delle teorie del docente di “Tecnologia” (confesso che le dita faticano a premere i tasti di “Istruzione” e “Apprendimento”), parlano i fatti. Anche per la play-station, purtroppo.

Speriamo che il signor Maragliano in questi ultimi tredici anni abbia letto un po’ meglio la Divina Commedia, si sia stufato di giocare alla play-station (suvvia! Si stufano pure i ragazzini!) ed abbia scoperto che ci sono altri modi un po’ meno scemi per “esaltare dimensioni dell'intelligenza e dello stare al mondo finora sacrificate dalla cultura astratta”. Sempre che per la Divina Commedia -e ci sarebbe da discutere un bel po’- sia lecito parlare di “cultura astratta”.

Domanda: che il Saggio, tra una partita alla play-station e l’altra, tra un volo pindarico e l’altro, abbia deciso di diventare…pilota d’aereo?

Ti potrebbero interessare