Scrivono i Prof

La scuola è una gabbia? Parliamone. Ma a viso scoperto.

Scritto da La cinciallegra il 24 Settembre 2010.

Posto che è davvero un privilegio essere una cinciallegra dagli occhietti miopi eppure curiosi, vi racconto questa. Vola di qua, vola di là, che mi capita? Mi imbatto in un volantino bianco appeso in una bacheca, a scuola (poi, scoprirò, ad insaputa del Preside), con, scritto in grassetto, “Kollettivo Aut NS”. “Che sia un geroglifico?”, mi chiedo. “Che nottetempo al ‘Belli’ abbiano coniato un nuovo idioma e nessuno mi ha avvisato?”. Curiose come sono le cinciallegre, potete immaginare la tirata (virtuale) di freno a mano e pure la mia “inchiodata” davanti alla bacheca. Mi fermo, cercando di mantenere stabile il volo, metto a fuoco i caratteri meglio che posso e leggo, cercando di capire.“Collettivo con la K?!”, sbotta già alla prima parola quell’antipatica di deformazione professionale che non mi dà tregua un secondo (del resto, cinciallegra o no, sono pur sempre anche un'insegnante di italiano!).

Siccome, mentre mi soffermo sulla lingua italiana e le sue regole, avverto nel termine “Kollettivo”, un “non so che”, un vago sapore da vetero-contestazione anni Settanta (la cinciallegra, ormai attempata, quegli anni di striscio li ha vissuti ed è pure insegnante di storia), decido che è il caso di leggere tutto il testo e di capire di che si tratta. Intanto quel che pareva di primo acchito un geroglifico, subito dopo viene tradotto “Collettivo Autonomo Nuova Scuola Portogruaro”. Bene. Già un passetto avanti.

La cinciallegra dunque prosegue la lettura e capisce che - cita letteralmente - “è nato il Kollettivo Autonomo Nuova Scuola degli istituti scolastici di Portogruaro!”.
(Primo punto esclamativo).
Evviva! E’ nato, c’è, esiste, “qualcosa” che ha un nome e dunque – commenta tra sé la cinciallegra – un volto. Anzi no, DEI volti: “collettivo”, dice il vocabolario, significa “l’insieme delle persone che svolgono la loro attività in un organismo politico o sindacale”. Vai a capire cosa c’entrano politica e sindacato a scuola, se il Kollettivo si definisce “autonomo” (?!?), ma magari lo spiegheranno più avanti. Per inciso, lunghe ma vane le ricerche sul dizionario della definizione di “kollettivo” (con la “k”) .La cinciallegra, curiosa, sempre tenendosi in volo precario, continua a leggere. “E’ necessario che qualcuno si muova per far sì che i ragazzi possano avere la possibilità di esprimersi riguardo un’importantissima istituzione che negli anni sta cominciando gradualmente ad essere considerata una gabbia”. “Gabbia?!” Parli di gabbia alla cinciallegra e in un secondo le si arruffano tutte le piumette, nessuna esclusa! Aiuto! Chiudi in gabbia una (la) cinciallegra e dopo due giorni muore. Figurarsi se leggendo “gabbia” non si allarma! Presa da un attacco di tachicardia, concitata va avanti a leggere. “…considerata una gabbia dalla maggior parte delle persone che la frequentano”.
Altolà. Fermi tutti. Calma e sangue freddo.
Scuola: luogo frequentato dal Preside, dai docenti, dagli studenti, dal personale di segreteria, dal personale Ata. Occhio e croce, al “Belli” saremo più di mille esseri umani.
C’è stato un sondaggio, un referendum? Mi sono persa qualcosa? Si è votato “gabbia sì – gabbia no” e il giorno della votazione mancava la cinciallegra? (E sì che la cinciallegra da anni non solo insegna italiano e storia, ma fa pure parte della Commissione elettorale dell’Istituto…).
Verifico per sicurezza. Nessuna votazione. Eppure nel volantino si legge “la maggior parte”. Boh. Sarà. Forse la matematica è un’opinione. E pure la democrazia, con relativo concetto di “maggioranza” e “minoranza”.
Comincio ad avere qualcosa da obiettare sul testo (proprio sul contenuto; non solo sulla “forma”), ma risaputamente sono una cinciallegra cocciuta e non mollo. Continuo a leggere.
“Non vogliamo essere costretti a passare la nostra adolescenza in una gabbia, vogliamo che la scuola sia davvero un ambiente di crescita e di libera espressione su qualsiasi argomento!”.
(Secondo punto esclamativo).
Wow! Sottoscrivo! Ditemi dove si può firmare e firmo. Neanche la cinciallegra vuole vivere in una gabbia (figuriamoci!). Anche la cinciallegra nei suoi articoli scrive sempre che la scuola deve essere “luogo di crescita e di libera espressione”!
Dove siete, ragazzi del Collettivo (o Kollettivo, anche se il termine non mi piace né con la “C”, né tantomeno con la “K”, perché siete così giovani che la parola pare “prestata” o “suggerita”. Che è peggio). Dove siete, che vi vengo a cercare, mi unisco a voi e così vediamo come lavorare, cosa fare insieme perché la scuola sia davvero “un ambiente di crescita”?
Penso a questo, e intanto sale l’entusiasmo. Cresce l’euforia.
Vado avanti: “Il Kollettivo è stato creato (…)”. Bene, mi ridico. Allora c’è davvero “qualcosa”; non è solo un’idea. Esiste.
Sono curiosa; chi mi conosce lo sa. Sono pure un po’ impaziente. Fatemi vedere i volti. Venite allo scoperto. Desidero incontrarvi, parlare con voi per COSTRUIRE insieme a voi.
Mentre gli occhietti si spostano alle parole successive, però, in un baleno mi intristisco. Scende l’entusiasmo. Si azzera l’euforia. Ho persino uno sbandamento, tanto che devo riprendere posizione per terminare la lettura del volantino.
“Il Kollettivo Autonomo Nuova Scuola è stato creato per spezzare le sbarre di questa gabbia!”. (Terzo punto esclamativo).
Mi prende un attacco di acidità di stomaco.
“Per spezzare le sbarre”, in analisi logica è complemento di fine. Leggo e capisco che il fine, lo scopo del Kollettivo è “spezzare”.
Mi sale in gola di nuovo quel sapore amaro che accompagna ricordi di contestazione e di ribellione che, come la storia anche recente ci ha insegnato, più spesso di quanto non si creda rischia di rimanere fine a se stessa, di mordersi la coda. Pars destruens senza alcuna ipotesi di pars construens. Mucchi di macerie. E poi?
Dove siete, ragazzi? Parliamone!
Sono solo una cinciallegra. So poche cose della vita ed è per questo che, a quarantasei anni, ho voglia di scuola, ancora e sempre. E di imparare. Anche da voi.
So poche cose, ma una la so per esperienza. Non basta spezzare le sbarre, se nessuno ti ha insegnato a volare. Esci e che fai? Dove vai? Finisce che segui il primo uccello che vedi, solo perché è quello che canta più forte o che ha il piumaggio più appariscente.
Oppure voli e ti perdi. E’ così grande il cielo…
O trovi il rapace che credi tuo amico perché si libra altissimo e un po’ lo invidi pure e così gli vai dietro fiducioso e poi scopri che è vero che è lì per te. Ti sta aspettando. Ti vuole invitare per cena. Sì: COME cena.
Attenti! Mi spaventa quello che leggo! Mi spaventa per voi!
Ormai non temo il cielo, perché ho avuto genitori e maestri che con pazienza mi hanno insegnato a volare. Avevo paura e mi davano coraggio. Facevo timidi voletti e mi indicavano orizzonti via via sempre più lontani.
Ma voi?
Ho così tante domande da farvi! Per capire meglio questo volantino. Per capire cosa desidera il vostro cuore Per capire cosa vi “manca”. Per capire meglio VOI, che – lo dite nel volantino – “vivete a scuola ogni giorno per nove mesi l’anno” e giustamente concludete così: “Siamo il futuro della società, SVEGLIAMOCI!!”. (Due punti esclamativi insieme).
Ho voglia di vedervi. Di vedere il vostro volto, perché il desiderio di studenti SVEGLI e di una scuola che aiuti a crescere è il mio e, ne sono certa, è “quello della maggior parte delle persone che frequentano la scuola”. Lo so perché nelle classi ce lo fate capire in tutti i modi possibili e lo so perché magari non siamo tanto capaci di comunicarvelo (e allora stimolateci voi! Provocateci voi!), ma di questo parliamo, spesso, nelle riunioni, durante i Consigli di classe, in Collegio docenti. O forse dovremmo e dunque dovremo parlarne di più.
Però, volete sapere un segreto? Ho provato tristezza, alla fine della lettura, perché la cinciallegra non ha trovato “volti” e “nomi”, nel volantino che ha letto. E come lei non li ha trovati (perché non c’erano) lo studente che, spinto dal vostro stesso desiderio, magari aveva voglia di incontrarvi, di confrontarsi con voi.
Nella scuola, per crescere davvero, c’è bisogno di giocare a carte scoperte. Di “svelarsi”. Di rischiare la faccia.
Solo così, con o senza Kollettivi, potrà cambiare davvero qualcosa. E si crescerà insieme. Si imparerà a volare. E’ possibile (e non lo dice solo la cinciallegra). Un esempio?
"Col signor Bernard, le lezioni erano sempre interessanti, per la semplice ragione che lui amava appassionatamente il proprio mestiere... appagava una sete ancor più essenziale per il ragazzo che per l'adulto, la sete della scoperta. Certo, anche nelle altre classi insegnavano molte cose, ma un po' come s'ingozzavano le oche. Si presentava un cibo preconfezionato e si invitavano i ragazzi ad inghiottirlo. Nella classe del signor Bernard, per la prima volta in vita loro, sentivano invece di esistere e di essere oggetto della più alta considerazione, li si giudicava degni di scoprire il mondo..."
(A. Camus, Il primo uomo, Bompiani)

N.B. Il LogBelli, il nostro giornalino on-line, è nato anche per questo: per dare spazio alle vostre idee e alla vostra voce, che ha un timbro unico e un tono tutto suo. A scuola lavoriamo volentieri e con passione, insieme a ragazzi in carne ed ossa. Con un volto. Non si accettano iscrizioni di “fantasmi”.