Scrivono i Prof

Insegnare religione oggi

Scritto da prof.ssa Miret il 26 Marzo 2010.

Insegno religione al “Marco Belli” ormai da 30 anni. Ogni anno incontro oltre 400 ragazzi e tra i nuovi c’è sempre qualcuno che mi chiede: “Ma Prof., perché ha scelto di insegnare religione?”. La mia risposta è che mi piace incontrare i giovani, lavorare insieme e offrire loro l’opportunità di conoscere il significato profondo dell’esperienza religiosa, in particolare quella cristiana.

Mi piace insegnare religione. Se avessi scelto di insegnare altro, spagnolo, ad esempio, sarei comunque soddisfatta della scelta, perché è fare l’insegnante che mi appassiona. Devo dire però che insegnare religione oggi è una sfida in più, ed io cerco di non tirarmi mai indietro di fronte alle sfide.

Essere cristiani oggi non significa più vivere una fede come fonte di sicurezza. La fede oggi va vissuta, interpretata e celebrata come apertura ed anche come sfida. Ancor più se questo discorso provo a declinarlo nella mia esperienza personale di fede e nel mio lavoro di insegnante di religione.

Fino ad alcuni decenni fa (ma neanche tanti) l’essere cristiani significava possedere un bagaglio di verità ben strutturate in un sistema dal quale discendevano le regole che regolavano i comportamenti. Ora pochi si sognano di riproporre questo sistema; la fede è interpretata e vissuta con schemi ben più elastici, personali ecc.

Questa crisi della fede credo che non solo vada presa in considerazione ma debba essere anche assunta. Non si può essere esonerati dal dubbio. Questo tuttavia non significa approdare al relativismo; significa, invece, accettare che non è facile rispondere alla domanda: “ Che cosa significa per te scegliere di essere cristiano?”.

L’unica certezza è Gesù Cristo morto e risorto; ma questa resta comunque una certezza di fede, mai totalmente posseduta (per fortuna). Tutto il resto è da reinterpretare. D’altra parte ostentare certezze genera molto consenso. Accontentarsi di risposte facili è comodo e accattivante. Forse però è possibile scuotere gli studenti, provocarli ad una ricerca profonda, prendere sul serio le sfide del nostro tempo, senza essere condizionati da posizioni di partenza ideologiche.

Il segreto forse sta nel presentare un po’ meno contenuti già pronti e formulati (come spesso sono tentata di fare) e un po’ più provocazione e ricerca, a partire dai vissuti degli studenti, dalle sfide della nostra epoca e dal confronto con le diverse culture.

Collocato in questa prospettiva, l’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) non può che appassionare.

E’ vero che questa è una materia “diversa” da tutte le atre. Ma chi ha detto che “diversità” è sinonimo di “disgrazia”? Non è anche una ricchezza culturale, una possibilità di confronto? Infatti l’IRC è un’offerta culturale che la scuola propone a tutti gli studenti. E poi, per dirla come l’antropologo Ninian Smart: “Nessuno può capire l’umanità senza capire le sue fedi. Di volta in volta ingenua, nobile, rozza o raffinata, crudele o soffusa da un’atmosfera di dolcezza e di amore, che conferma il mondo o che lo nega, introversa o universalistica e missionaria, superficiale o profonda, la religione ha permeato la vita dell’uomo sin dai suoi oscuri primordi”.

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