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Impronte sulla neve

Scritto da La cinciallegra il 19 Dicembre 2010.

Impronte sulla neve

Saranno caduti dieci centimetri di neve, tra ieri e stanotte. Fuori, sullo sfondo di un cielo azzurrissimo, illuminata dal sole la neve luccica e i fiocchi paiono diamanti. Alzi le persiane sul retro e guardi giù. Lucky, il bracco tedesco, è stupito e in festa per quel bianco che nella notte ha coperto tutto. E per la sensazione soffice di sprofondare con le zampe nella neve.

Lo osservi silenziosa, come a non disturbare, mentre, curiosando qui e lì, lascia segni di sé su quel biancore. E’ bello – pensi – vedere come le impronte delle sue zampe da ex - cucciolo che non ha nessuna intenzione di ‘crescere’ sono diventati ricami sulla neve. Una coltre bianca, intonsa, magari sarebbe più bella da ammirare, ma sai bene che avrebbe i caratteri solo di bellezza parziale, una bellezza senza l’allegria giocosa e gioiosa di Lucky.

Lo sguardo poi si sofferma sulle impronte. Quanti passi compiamo ogni giorno, nel nostro cammino della vita! Ci pensi e ti accorgi che, senza neve, sono passi invisibili. Invisibili a tal punto che possiamo liberamente fare tutte le deviazioni che vogliamo, o camminare senza direzione, o tornare al punto di partenza, o persino... stare fermi e nemmeno ce ne rendiamo conto. Ci è così "comodo" che siano invisibili, che, alla fine della giornata, spesso questa diventa una buona scusa per non pensare a come abbiamo camminato, che in fondo vuol dire non pensare a come abbiamo vissuto.

Invisibili a tal punto che alcuni passi, nostri o altrui, possiamo fingere che neppure esistano o che mai siano stati compiuti. Vedi le impronte di Lucky, evidentissime, e capisci che la neve, invece, ci impedisce di essere bugiardi, di mentire a noi stessi: cammini sul suo biancore soffice e inevitabilmente lasci il segno. Le lascia un cane, le sue impronte; le lascia una cinciallegra… Figuriamoci se non le lasciano gli esseri umani tutti, nessuno escluso!

Segni di piedi sicuri, di chi avanza deciso; oppure di gambe instabili, che hanno bisogno di un bastone per sostenersi, o di camminare sottobraccio a qualcun altro (che meraviglia, le impronte di quattro piedi vicini!), o di una sedia a rotelle (e allora vedrai, a terra sulla neve, la scia delle ruote e altre impronte, dietro, amorevoli, a guidare passi che non si vedono eppure “ci sono”…).

Segni piccoli e leggeri di neve solo sfiorata dai passetti veloci veloci dei bambini. O segni più pesanti, di madri che tengono in braccio (o in grembo) i loro figli, che “esistono”, ma non riesci a scorgerne le impronte perché non possono, ancora, camminare da soli.

Segni di piedi che a volte è come se girassero “a vuoto", e cioè in tondo, faticando senza senso per ritrovarsi, a sera, al punto di partenza. Segni di chi cammina seguendo una direzione, uno scopo. O almeno desideroso di trovare direzione e scopo. E una meta da raggiungere, prima o poi. O piedi che, siccome da soli temono di perdersi, fanno di tutto per unirsi alle impronte lasciate da altri. Un po’ come accade quando si cammina in montagna, quando si cerca la freccia che indica il sentiero che porta in vetta. O un numero da seguire. Vie percorse da altri, prima. Sperimentate. Segnate sulla cartina e dunque sicure.

Le impronte gioiose di Lucky, oggi, ti dicono questo. E sembrano un invito a comprendere che ciascuno cammina come è capace e lascia un segno come può. E che non c’è impronta umana, sulla neve e nella vita, che “valga” più di un’altra impronta umana.
Ancora. Le tracce lasciate da Lucky sulla neve fresca, oggi, sono così belle - anche solo per il fatto che parlano di lui - che non puoi non chiederti curiosa che aspetto avrà mai il TUO “disegno”, finora invisibile, e che racconta, invece, tutti i passi compiuti fin qui.

Chiudi gli occhi…
Immagina di aver camminato sulla neve fresca e chiediti che direzione ha seguito, ad esempio, oggi, la tua strada, la tua vita. Passi faticosi e, poi, la scoperta deludente di non essere avanzata neanche di un centimetro? Camminata strepitosamente bella, almeno all’apparenza ma, poi, lo scontro doloroso con la realtà e tu che ti ritrovi un chilometro più indietro rispetto al luogo da cui eri partita, e capisci che devi ricominciare daccapo? O, ancora, dopo giri e ghirigori, alla fine, stupita e grata, scopri di essere un passetto più avanti di ieri e che la meta, dunque, è più vicina?

Costi quel che costi, è così bello immaginare una coltre bianca e soffice che accoglie i tuoi passi e si lascia disegnare ogni giorno in modo diverso ricordandoti che “ci sei”, “esisti”, “puoi lasciare un segno” che – ne sei certa – da ora in poi la sera proverai, a letto, a fare proprio così: penserai a ritroso ai passi veri e simbolici compiuti durante il giorno.

Pazienza se qualche volta i conti non torneranno; se il percorso pre-fissato non è stato del tutto rispettato; se, come i gamberi, capiterà di scoprire (eccome, se capiterà!) che sei indietro, indietro, indietro. Vorrà dire che ti metterai un po’ più di buona lena il giorno seguente, per recuperare il tempo (e il sentiero) perduto. O che ti farai spiegare meglio la strada, da qualcuno che è un po’ più avanti di te.

Ma almeno le avrai viste, le tue impronte e, proprio come Lucky sulla coltre di neve in giardino, avrai sperimentato che sul foglio bianco che è la vita, tutti – nessuno escluso – lasciano un segno, delle impronte. Magari incerte, magari un po’ a zig - zag, magari meno belle di come le vorremmo, ma tracce di te che sono la dimostrazione inequivocabile di un cammino che si sta compiendo.

E del desiderio che ti urge dentro al cuore e che ti spinge a camminare ancora e ancora e ancora, per andare incontro al tuo Destino, che è la realizzazione di te. La felicità.

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