Scrivono i Prof

Il vero è l'intiero, davvero.

Scritto da Prof. B il 21 Ottobre 2012.

Il vero è l'intiero, davvero.
E’ per una sorta di convenzione, o meglio di gentlemen’s agreement, che lo studente di liceo, arrivato in quinta, ascolta le lezioni di filosofia senza più fiatare. Ha infatti capito che, a volte, rassegnarsi è l’unica cosa sensata; a volte, poi, risulta anche opportuno - soprattutto se chi parla, il prof, tiene l’occhio fisso alla lancetta dei minuti e, come sempre, la mano a piombo sul registro dei voti. Niente domande, dunque. Al limite, qualche richiesta di ordine filologico (“‘Coscienza’ va con la ‘i’?”), che il docente si premura di soddisfare con un cenno del capo. In quinta si sa tutti che, “portata a casa la lezione”, ci si sentirà improvvisamente leggeri (il comune vuoto pneumatico assumendo, nel cervello, una consistenza frizzante, vagamente piacevole).
In attesa del fatale momento, la buona educazione, pur quasi estinta anche a scuola (“perché mai alzarsi in piedi o dire ‘buongiorno’, quando intorno è solo un vaffa-day?”), prevede ancora che, a lezione, gli studenti accettino un po’ tutto, essendosi fra l’altro abituati a disquisire di res cogitans o natura naturata come se fosse normale (per tacere di quelli che, come se fosse normale, riescono a ripetere: “L’Io oppone nell'Io all’Io divisibile un Non-Io divisibile”…).
In quinta le lezioni proseguono così, identiche a se stesse, tra la “mestizia del finito” (per dire) e l’“effettualità del necessario (Wirklichkeit)”, una circolare da firmare e le oche del Lemene, il “corso del mondo”, gli “individui cosmico-storici”, l’”intrasmutabile” – e tutti a fare sì con la testa, educatamente, in attesa che finisca (“perché prima o poi finisce, vero?”).
Invece un giorno accade che un’affermazione tra le tante, inoffensiva come le altre (o forse, come le altre, foriera di qualche tragedia novecentesca), risvegli uno studente dall’educato, opportunistico assopimento. La lezione acquista allora il carattere socratico che dovrebbe sempre avere - non diceva l’Ateniese che filosofare è con-filosofare?

PROF: “Il boccio dispare nella fioritura…”
 
STUD: “Ehm… il boccio? Dispare?”
 
PROF: “Dispare, certo. Ieri tu eri assente, e io ho spiegato appunto ieri che il vero è l’intiero…”
 
STUD: “Il vero? Intiero? Ma perché intiero?”
 
PROF: “Ma perché esso è essenzialmente… resultato!”
 
STUD: “Resultato?”
 
PROF: “Resultato, certo! Bada che ho premesso ‘essenzialmente’.”
 
STUD: “Ah beh ma allora, se il vero è l’intiero perché esso è essenzialmente resultato, diventa ovvio che il boccio dispaia nella fioritura… Mi scusi, ieri ero assente. Non si ripeterà. Giuro.”

Ti potrebbero interessare