Scrivono i Prof

Editoriale - Luglio 2010

Scritto da La cinciallegra il 04 Luglio 2010.

Estate. O forse no.

Provoca una strana sensazione aggirarsi per i corridoi della scuola a luglio.
Entri nelle aule e vedi i banchi addossati ai muri, le sedie accatastate, i muri spogli, gli armadi vuoti…
E c’è silenzio. Un silenzio quasi surreale, stonato. Davvero strano, abituata com’eri al cicaleccio continuo, dall’inizio alla fine della mattinata, e pure di pomeriggio.
Siamo in estate e pare di essere…in inverno. L’inverno della scuola.
Ma proprio come accade d’inverno, a luglio, a scuola, solo apparentemente non c’è vita. Solo in superficie. Perché tutto, in estate, anche se non lo vedi, anche se non ci pensi, “lavora” per l’autunno, che è, poi, la “primavera” della scuola. La rinascita.
Bizzarra davvero, questa idea delle stagioni, che sembrano ma non sono!
Eppure è così.
In questo tacito “inverno”, lo studente diligente si gode il meritato riposo e si prepara a ripartire, rigenerato, a settembre.
Lavora il personale di segreteria, per “chiudere” con l’anno scolastico 2009-2010 e preparare ciò che serve per gli studenti che ripopoleranno le classi quando sarà.


Chi deve ripetere qualche materia e – come si dice in gergo - ha la sua situazione “congelata” (più “inverno” di così!!!) ora sta studiando, e così ogni tanto lo vedi fare capolino a scuola, per i corsi di recupero. Un po’ come i bucaneve, che spuntano qui e lì.
Poi ci sono i bocciati. Lo studente del terzo banco di quella classe, la studentessa dell’ultimo banco della classe accanto…
Senti l’eco della loro voce, ora, nelle aule vuote; e rivedi le facce tristi degli ultimi giorni di scuola, quando ormai avevano capito che, a meno di un miracolo, all’anno successivo non ci sarebbero andati.
Guardi quei banchi e pensi che è “inverno” pure per questi studenti. Un inverno che, anche da parte loro, se – come dev’essere – desiderano diventare grandi, va vissuto come preparazione lenta ma laboriosa alla primavera.
Allora la bocciatura avrà davvero l’effetto dirompente che il termine racchiude.
Alla cinciallegra, a questo proposito, ha colpito un bell’articolo a firma di Davide Rondoni. Ne ha preso in prestito un pezzetto col beccuccio, è volata a casa ed ora lo trascrive.
“La bocciatura è il colpo secco della boccia che colpisce la palla ferma e la sposta. E’ il colpo secco della realtà. Che non si può eludere con il disimpegno. Le bocce valgono tutte allo stesso modo. Essere bocciato non vuol dire valere meno degli altri. Ma vuol dire subire un colpo della realtà che chiede di essere rispettata e amata di più, studiata e curata. Un colpo che è come una sveglia che suona. La cosa peggiore è romperla con un colpo di martello come nei cartoons e continuare a dormire, restando piccoli”.
Chi conosce la cinciallegra avrà capito perché le si sono illuminati gli occhietti quando ha letto questo passaggio di Davide Rondoni: perché Rondoni (il cognome, si capisce, lo rende ‘naturaliter’ amico della cinciallegra…) chiama le cose con il loro nome. Semplice.
Nell’ipocrisia dilagante, pochi, pochissimi adulti, genitori e/o insegnanti, hanno il coraggio di usare il termine “bocciato”, quasi fosse un’offesa, una parolaccia. Anzi peggio. Le parolacce non fanno più né caldo né freddo a nessuno!
Si preferisce dire “non promosso”, “non ammesso all’anno successivo”.
E non ci si accorge, così, che, pensando di addolcire la pillola, annacquando il termine ed occultando la realtà, oltre ad impedire allo studente bocciato di sentire, forte e chiara, “la sveglia che suona”, gli si toglie… la speranza.
Sì, perché parlavamo dell’inverno della scuola e della primavera che, come ogni anno, puntuale, pur non vista e non pre-vista, arriverà.
Lo studente BOCCIATO, una volta compreso che la realtà “chiede di essere rispettata e amata di più, studiata e curata”…S-BOCCERA’.
Proprio come le gemme a primavera.
E’ una promessa che, da che mondo è mondo, è sempre stata mantenuta.