Scrivono i Prof

Compiti per le vacanze: provvista di bellezza

Scritto da La cinciallegra il 26 Luglio 2011.

Non so quanti compiti dovranno svolgere gli studenti del “Belli” nel corso dell’estate. Non so il giudizio di quanti di loro è stato “sospeso” e quanti, dunque, sono impegnati nei corsi di recupero e nello studio inpiduale per affrontare l’esame di fine agosto. Non ho le statistiche sottomano.

Quel che mi sento di dire ai ragazzi che hanno compiti da svolgere e agli studenti che devono ritagliare un po’ di tempo ogni giorno per “saldare i debiti” (vecchia e orribile dicitura in gergo scolastico di quando a scuola è entrata l’economia, a che pro non è dato sapere…) è che facciano quel che devono fare “per sé”, e non per accontentare gli insegnanti (che, lo posso garantire, sono contenti o scontenti “a prescindere”).

Ci sono docenti abituati ad assegnare tanti compiti, d’estate, sostenendo che guai se l’allievo perde il ritmo dello studio: poi non lo recupera più. O certi, per esperienza o per convinzione personale, che le abilità acquisite vanno continuamente tenute in esercizio, altrimenti si regredisce (insomma: un po’ come capita ad un musicista se accantona lo strumento e lascia che si impolveri per due mesi, tanto per capirci. Per sentirsi nuovamente a loro agio, sulla tastiera o sulle corde, le dita, arrugginite, ci metteranno un po’).

Per le materie cosiddette “gerarchiche” (matematica, latino, greco…) in cui non si può andare avanti se non si è acquisita e consolidata la parte di programma e di regole che viene prima, il discorso è ancora più complesso e dunque l’esercizio, un po’ d’esercizio, obiettivamente serve.

C’è poi una porzione significativa di insegnanti che magari non è riuscita a svolgere del tutto il programma e lo fa terminare agli allievi durante l’estate. “Date un’occhiata”, dicono a giugno, “poi lo riprendiamo a settembre”.

E ci sono docenti che invece assegnano poco o nulla, perché l’estate è estate e le vacanze sono vacanze.

Dato che i Consigli di classe sono composti da un tot di insegnanti, e dato che ognuno di loro, in merito ai compiti per le vacanze, ha la sua idea, giocoforza ogni allievo qualche compito da svolgere ce l’ha di sicuro.

Consiglio, anzi, consigli.

Evitate (mi rivolgo agli studenti) di dire: “So – me l’ha riferito l’amico dell’amico – che ‘quel’ prof., a settembre, non controlla mai i compiti, dunque non li faccio, o, se proprio proprio mi salta il ghiribizzo, li copio da qualcuno il giorno prima di tornare a scuola”.

(Parentesi. Consiglio ai colleghi. Se sapete già che non controllerete i compiti assegnati per le vacanze, evitate di assegnarli: fate più bella figura. Chiusa parentesi).

Ma torniamo ai consigli per gli studenti.

Comunque sia: “giusti” o “ingiusti” che li riteniate, tanti o pochi che siano, i compiti fateli, e fateli seriamente. Come occasione per voi per esercitarvi, per ripetere, per approfondire.

Un libro da leggere, assegnato per l’estate, potrebbe spalancarvi orizzonti inaspettati e non essere la “palla” che, siccome ve l’ha consigliato il prof. (‘quel’ prof.) pregiudizialmente avevate pensato fosse.

Accettate l’evenienza che ci si possa anche (e ancora) stupire! Dentro le righe di un romanzo, o nella pagina che racconta un episodio della storia; o nell’istante, carico d’ebbrezza, in cui si arriva al risultato di un problema o di un’equazione dopo essersi scervellati per ore…

Soprattutto, cercate lo stupore “dietro l’angolo” e dunque tenete gli occhi bene aperti, sempre. Perché le vacanze, intese come “tempo vuoto da” (impegni, lavoro…) siano occasione per riempire quel “vuoto” di pienezza. E vi facciano tornare a scuola, a settembre, più “ricchi”: con incontri, letture, esperienze – e, soprattutto, VITA - da raccontare.

Approfittate dell’estate per fare provvista. Provvista di bellezza.

Siatene certi: servirà!

“Conosco degli uomini che sentono il bisogno del mare e lo cercano al passo lento della loro carovana. Costoro, quando giungono sul promontorio dal quale dominano quella vasta e profonda distesa (…) respirano l’acre odore del sale e restano estasiati davanti a uno spettacolo che non gli serve a nulla in quel momento, perché il mare non si può afferrare. Ma dentro il loro cuore sono purgati dalla schiavitù delle cose meschine. (…) Allora essi fanno provvista di vastità e riportano nelle loro case la beatitudine che vi hanno trovata. E la casa non è più la stessa perché in qualche luogo esiste una pianura sul far del giorno e il mare. Perché tutto si apre su qualcosa di più vasto di noi. Tutto diviene sentiero, strada e finestra su qualcosa che è perso da noi”.

(Antoine de Saint Exupéry, Cittadella)