Scrivono i Prof

Cinciallegra chiama cinciallegra

Scritto da prof.ssa Rita Doretto il 09 Luglio 2011.

Noi cinciallegre sentiamo voci che voi umani non potete (o forse non volete) sentire: svolazza di qua, svolazza di là, tra i labirintici corridoi delle varie scuole, percepiamo parole, parole talora sommesse, parole talora sgorgate con enfasi e forza dal cuore, sentiamo lamenti, espressioni di rabbia, di stizza, di rassegnazione...
Voci. Di chi? Degli studenti, di tanti studenti che si raccontano cose, cose che spesso ci fanno male. Ci fanno male perché noi, piccole cinciallegre, vogliamo bene a questi ragazzi e vorremmo che la scuola fosse davvero quella buona maestra che, talvolta, non è.
Voci. Ecco le ultime che, fluttuando in un'aria profumata d'estate, colorata del giallo del sole, dolce come la promessa di una gioia che sta per schiudersi, sono precipitate dentro i meandri delle mie minutissime orecchie. Così, quelle voci peregrine, dopo essere scivolate agili fino al mio cervello, ora continuano a turbinare dentro di me. Dicono che no, non capiscono, non capiscono come mai Tizio del corso x sia stato promosso con tutte quelle insufficienze. Beh, proprio promosso no, ma rinviato ad agosto, allorquando dovrà dimostrare di avere superato in due mesi le carenze in... cosa? Tre o quattro materie! Non sarà poi un'impresa degna di Prometeo! In fin dei conti, gli insegnati sono spesso indulgenti e, anche se le “gravi e diffuse” lacune saranno confermate, dovranno pur pensare di essere loro, i docenti, responsabili dell'insuccesso, di non aver saputo “plasmare” adeguatamente la creta umana! Ma non è finita qui. La ragazza y del corso w, con le stesse insufficienze di x, è stata bocciata. E allora? Meglio per tutti il corso x. Qui ci sono insegnanti tenerissimi, che amano a tal punto i loro pargoli da perdonare negligenza e ignoranza. Un binomio davvero felice! Ma via! Gli studenti sono pur sempre creature che vanno tutelate, protette, giustificate e a scuola devono vivere sempre e comunque un'esperienza positiva. Che importa se poi, all'università, dovranno sostenere corsi di sostegno per arrivare, si spera, ad un' adeguata conoscenza della lingua italiana. Intanto, carpe diem.
Ma l'indulgenza degli insegnanti non si ferma qui. Ve ne sono di quelli che, per una sorta di inspiegabile, profondissimo, quasi commovente senso di umana solidarietà (altro che l' umana catena di cui parla Leopardi che, a confronto di cotanto esempio, risulta essere un imberbe dilettante) si prodigano a tal punto da assicurare a tutti i propri allievi almeno la sufficienza. La scuola, infatti, non ha il compito di far crescere i ragazzi. Quindi, al bando ogni voto negativo. Questo sarebbe percepito come una sferzata di gratuita violenza sulla fragile psicologia dei discenti. La vita scolastica deve scorrere dolce e calma come le acque dentro il sicuro letto di un fiume. Così sarà anche la vita al di fuori della scuola, dove sfide, consapevolezza dei doveri, energie e doti non saranno assolutamente richiesti.
Voci. Ancora voci. Vorrei non sentirne più, dato che il mio pensiero non può non andare a quelle che udiva la giovane e coraggiosa Giovanna che, anche se eroicamente, ci ha rimesse le penne...(che sia il caso di preoccuparsi?).
Beh, queste ultime voci mi dicono che in certe scuole accadono episodi piuttosto...come dire...inquietanti. Fotomontaggi hard vengono affissi a porte e distributori di cibi e bevande. No, no e poi no. A questo non posso proprio credere. Ad ogni modo, anche se fosse, iniziative di questo tipo sono pure espressioni di una creatività ancora acerba ma che, siatene certi, maturerà. Infatti, serve un ingegno creativo, eclettico, istrionesco per smontare e rimontare con il computer volti, cosce, sguardi ammiccanti e... per il resto intelligenti pauca. E proprio per permettere a questi promettenti studenti di sperimentare ogni possibile strada affinché trovino la loro strada, coloro che dovrebbero intervenire non intervengono. Che siano fedeli ed ossequiosi sostenitori del lasciar fare e lasciar passare? O forse sono troppo stretti dalle incombenze burocratiche che oramai la scuola impone e richiede? O forse gli impegni più diversi deviano il loro sguardo ( peraltro attentissimo alla didattica e ai valori di una scuola che educhi, prima ancora di insegnare) da tali originali iniziative? Ubi maior... Comunque sia, niente di nuovo sotto il sole. Tutto come da copione. La polvere va sempre nascosta sotto il tappeto. Non importa se c'è. Importante, invece, che sia ben celata.
Voci. Adesso basta. Voglio, voglio, fortissimamente voglio pensare che siano veramente e solo voci. Voglio credere che la realtà non sia questa. Voglio credere, come asserisce, ad incipit del suo ragionamento il Tristano di Leopardi, che: “Chi vuole e deve vivere in un paese, conviene che lo creda uno dei migliori della terra; e tale lo crede”.
Ma Tristano sapeva di mentire.

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