Progetti e attività

La mia vita a Venado Tuerto (Argentina)

Scritto da Vittoria Tolotto, 4AS il 08 Dicembre 2010.

La mia scuola ospitante, "Dante Alighieri",  ha delle basi Italiane; lo si deduce anche dal nome: quello di uno dei nostri più grandi poeti.
E' stata fondata nel 1983, dall’Associazione italiana, solo come scuola materna; nel tempo è cresciuta fino a diventare una scuola secondaria e oggi accoglie alunni dai 3 ai 18/19 anni. La sua prima sede si trova in via Mitre; altre sedi staccate sono a Santa Fè e un’altra a Rosario.
Il nome “Dante Alighieri” è stato scelto per due motivi: per rendere onore al padre della letteratura italiana e per evidenziare il fatto che questa scuola fa parte del gruppo di istituti che insegnano l'italiano nel mondo. Rimane infatti una prerogativa importante per questa comunità mantenere vivo il rapporto con l’Italia e la sua cultura, dato che molti furono gli immigrati italiani che nel secolo scorso andarono a cercar fortuna nelle Americhe.
L’edificio che ospita la sede di Venado Tuerto è molto piccolo: ospita una classe per ogni anno. C’è un unico piano (architettura che caratterizza anche le abitazioni), diviso in settori, e così, spesso, per andare nelle altre classi si è costretti a percorrere i marciapiedi esterni. Ci sono due entrate: quella principale e una sul retro, che si affaccia su un parco che si anima durante la ricreazione e in cui si svolgono anche le attività durante le ore di educazione fisica. L'interno é molto semplice e, come già detto, si divide in svariati locali. Quello centrale ospita un’aula informatica, uffici per i professori e la segreteria e, ovviamente, l'ufficio del preside. Le aule in cui si svolgono le lezioni sono molto simili a quelle che abbiamo noi: ci sono dei banchi,  una cattedra  per il professore e una lavagna. Niente di superfluo.
La preside, una donna, ha un ruolo importante e molto simile a quello svolto dal nostro dirigente: amministrare la scuola, far funzionare tutto senza intoppi; è, insomma, un importante punto di riferimento. Una piccola differenza consiste nel fatto che qui la preside è anche la mia brava insegnante di geografia.
Ho però notato delle differenze di comportamento tra insegnanti e studenti, rispetto all’Italia: il fatto, ad esempio, che la preside sia anche nostra insegnante non condiziona il comportamento dei miei compagni, che la chiamano anche per nome. Lo stesso accade con la coordinatrice di classe, Alejandra. Questo comportamento non è però adottato con tutti i professori: alcuni sono più severi, o comunque preferiscono che il rapporto rimanga abbastanza formale. Per quanto riguarda il personale, il rapporto è uguale a quello che abbiamo noi in Italia: i bidelli i tecnici e i segretari sono sempre pronti a darci una mano, per qualsiasi problema.
La scuola che sto frequentando è ad indirizzo economico, l'unico disponibile.
L’istituto da sempre organizza dei viaggi e, dato che si studia italiano, ogni due anni, agli studenti del terzo e quarto anno, viene data la possibilità di fare un’ esperienza di un mese in Italia; sennò, mentre si frequenta il terzo anno, è possibile fare una gita in montagna, accompagnati dai professori di educazione fisica. Per gli studenti del primo anno è anche organizzato un campeggio, che dicono serva ad integrare il gruppo, ad unirlo, dato che saranno “compagni di viaggio” per cinque anni. Famoso è anche il viaggio del quinto anno, a Bariloche, che però non viene organizzato dalla scuola, ma dai ragazzi.
Ogni insegnante ha un suo studio di ricevimento, presso il quale tutti gli studenti sanno che possono andare per qualsiasi necessità. Le lezioni, dal lunedì al venerdì, iniziano alle 7 della mattina e terminano alle 12 e 45, tranne al martedì, giorno in cui finiscono alle 12,05. Ci sono poi due rientri pomeridiani: uno il martedì e uno il giovedì.
Per i ritardi e le assenze funziona in maniera diversa rispetto all’Italia: il ritardo viene considerato come mezza assenza, ma lo studente non è obbligato a portare nessuna giustificazione. La possibilità di non giustificare è però ammessa solo per 24 ore di assenze; se l’alunno infatti supera questa soglia senza mai giustificare, la bocciatura è assicurata.
Il mio primo giorno di scuola è stato davvero emozionante: c'è sempre un po’ di emozione nel vivere il “primo giorno di scuola”, soprattutto quando il luogo in cui ciò avviene è un posto completamente estraneo e dall'altra parte del mondo! Per la nostra accoglienza in verità non è stato organizzato niente di speciale dalla scuola, se non una semplice presentazione da parte della preside; ma di quel giorno ricordo con piacere la professoressa di italiano che, con molta gentilezza, ha portato me e Francesco (altro ragazzo italiano che vive la mia stessa esperienza) a visitare l’Istituto, per poi accompagnarci nella nostra classe. Lì abbiamo conosciuto i nostri compagni, che ci hanno letteralmente sommerso di domande.
Per il resto è stata una scoperta giorno dopo giorno. Ad esempio, per poter imparare meglio la lingua,  ho anche frequentato le classi di 5ˆ elementare e 1ˆ media. Ciò mi ha permesso di prendere parte in modo attivo alle lezioni e apprendere quindi correttamente lo spagnolo, una lingua di cui mi sono innamorata.
Per quanto riguarda il regolamento dell'istituto, trovo che per certi aspetti sia molto più severo del nostro. Tutti portano una divisa: i ragazzi pantalone grigio, camicia, cravatta, cardigan e mocassino; le ragazze, al posto dei pantaloni, indossano una gonna. Inoltre è vietato truccarsi o usare smalti per le unghie, a ricreazione non è possibile fumare e durante le ore di lezione non si può assolutamente andare al bagno.
Qui, a mio modo di vedere, lo studio è meno pesante, e anche gli studenti lo vivono con meno ansia. Ovviamente, come credo accada in tutto il mondo, c'è il ragazzo che lo prende più a cuore e che ha una buona media e quello che un po’ si disinteressa e magari perde l'anno. Gli studenti non hanno molte responsabilità se non quella di studiare. In questa scuola non esiste il rappresentante di istituto e tanto meno di classe; in via autonoma nella mia classe si è però deciso che per questi ultimi mesi di scuola ci saranno dei compagni incaricati di annotare le cose che non funzionano molto; incombenza affidata a tre compagni alla volta, che se ne occuperanno per tre settimane ciascuno.
Il cibo, a ricreazione, è simile al nostro. Forse qui si mangiano più merendine, che però non sono fornite dai distributori automatici che da noi abbondano, ma vengono vendute in una sorta di bar che loro chiamano “cantina”.
Il comportamento dei ragazzi è quello di tutti i ragazzi, non c'è differenza: i giovani amano stare assieme e divertirsi. La cosa positiva di qui è che nessuno viene discriminato. Non importa che tu sia bello o brutto, magro o grasso… Sei un compagno di classe e per questo stai con noi. Questo accade anche tra compagni di altre scuole: ci si conosce un po’ tutti.
Posso dire che tutti i professori mi sembrano abbastanza disponibili, ed è interessante il fatto che è stato deciso di dedicare un’ora alla settimana proprio all’attività di dialogo. La coordinatrice di classe mette infatti a disposizione un'ora settimanale per parlare con gli studenti, che magari hanno problemi tra di loro o con altri professori. Quest'ora ha un nome, "tutoria".
Per gli studenti stranieri come me non c'è un professore guida; se mi trovo in difficoltà posso però fare riferimento alla professoressa di lingua italiana (dialogo agevolato).
Ma ecco il tema più delicato, quello delle valutazioni. Il modo di valutare è uguale a quello italiano: non  ci sono esami, ma verifiche, alla fine di ogni trimestre e anche durante lo stesso. L'unica differenza è che l'anno non si divide in due quadrimestri, ma in tre trimestri, e così è più semplice per lo studente recuperare eventuali insufficienze. I ragazzi hanno come noi compiti da svolgere a casa, interrogazioni e lavori da eseguire in classe (spesso divisi in gruppi). Gli insegnanti, ad ogni fine trimestre, dedicano del tempo ad ogni studente, rendendo chiara ad ognuno la propria situazione scolastica. Una differenza che ho notato è che qui gli studenti sono molto più indipendenti: la scuola o gli insegnanti non si preoccupano molto di parlare con i genitori (ad esempio qui non esiste una giornata dedicata al colloquio tra i docenti e le famiglie).
Detto questo, ci tengo ad esprimere un giudizio personale: posso dire con certezza che questa è l’esperienza piú bella della mia vita, per tutte le cose che sto vedendo e che sto imparando. Ho incontrato una nuova cultura ed ho capito quanto siano importanti la convivenza e il rispetto verso il “diverso” e lo “sconosciuto”. Sono inoltre felice di aver appreso un’altra lingua bella come lo spagnolo. E’ con questa lingua che desidero chiudere la mia relazione.
En esta relación faltan las fotos de la escuela donde yo voy, pero estan documentos que hablan sobre ella, las fotos la voy a enviar la semana que viene, así que no van a faltar, en fin quiero decir gracias a todos por a verme dejado hacer esta experiencia, la mas linda de todas.Un beso a todos, nos vemos.

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