Progetti e attività

Ero scettica, e invece...

Scritto da Caterina Selvaggi, 4CS il 27 Maggio 2011.

G. Klimt, Le tre età della donna,1905
Dal  sei maggio, fino al tredici, il mio gruppo ha partecipato allo stage in casa di riposo.
Il primo giorno è stato molto tranquillo. I due  educatori,  Manuel e Stefania,  ci hanno fatto visitare la struttura, che per la verità abbiamo trovato molto triste, forse per il fatto che tanti anziani si sentono abbandonati e dimenticati. 
Il secondo giorno siamo stati divisi in due gruppi da tre persone  e abbiamo partecipato a delle attività con gli anziani; attività che si basavano su esercizi di memoria, come puzzle o giochi enigmistici. È stato molto divertente, perché alcuni anziani inizialmente si lamentavano per il fatto che, non più giovani, non erano in grado di fare giochi del genere; la cosa bella è stata invece il rendersi conto che proprio quelli che si lamentavano erano quelli che li facevano meglio.
I giorni successivi grosso modo erano strutturati allo stesso modo: giochi, lettura di qualche storia, oppure domande da parte nostra, affinché gli ospiti della casa di riposo ci raccontassero episodi della loro vita.
Ogni giorno agli anziani vengono proposte attività diverse: il lunedì  giochi, il martedì la tombola, il mercoledì e il venerdì teatro e il giovedì una passeggiata al mercato. La giornata della passeggiata è stata molto divertente, innanzitutto perché è stata un’esperienza diversa dalle solite, e poi per l’entusiasmo e l’allegria che hanno manifestato gli anziani solo per il fatto di uscire e di incontrare magari un vecchio amico per strada.
C’era una signora molto carina e socievole che quando vedeva qualcuno - non importa se lo conosceva o meno - lo salutava e lo fermava non per raccontare chissà che cosa, ma magari per scambiare due parole. Il solo fatto di commentare la giornata la rallegrava.
Mi sono trovata molto bene sia con gli educatori che con gli anziani; parlare con loro e sentire i racconti di quando erano giovani è davvero molto bello, perché è un modo per confrontarsi con loro e vedere un punto di vista sul mondo e sulla vita. Quando li guardi e vedi l’età che hanno e il posto in cui si trovano, magari lontano dai figli o dai nipoti, però ti vengono i brividi…
Molti di questi anziani non sono nemmeno autosufficienti: alcuni non arrivano a stare più in piedi, altri invece soffrono di disturbi mentali, o hanno poca memoria; quelli davvero “sani” erano davvero pochi.
Mi ha colpito in particolate una signora siciliana che mi ha raccontato che è venuta al nord perché, dopo sette lunghi anni di attesa dell’uomo che oggi è suo marito, si è trasferita per stare accanto a lui. Ogni volta che mi raccontava la sua storia, parlava della sua casa in cima a una collina dalla quale poteva vedere il mare. Ne parlava con tanto entusiasmo che era un piacere ascoltarla. Alla fine le ho chiesto se si è pentita di essere venuta al nord e se le piace di più stare qui o al sud. Ci ha pensato un attimo, mi ha guardata e mi ha detto che “il sud è sud”: molto bello ma, specie ai suoi tempi, molto problematico e che  il nord, per lei, ormai è la sua vita, e così siamo scoppiate a ridere.
Un altro signore, di ben 94 anni, parlava solo della guerra, di come ha vissuto il periodo da militare e di quanto era felice della fine della guerra.
Inizialmente non ero molto contenta di vivere questo stage, forse perché immaginavo la casa di riposo come luogo solo di tristezza e di malinconia, ma poi, quando mi sono messa in gioco con gli anziani, ho cambiato idea, mi sono divertita e da ciò ho imparato innanzitutto che devo andare a trovare più spesso mia zia che è molto anziana. Ho visto con i miei occhi che chi vive lì ha bisogno di avere un rapporto con i nipoti e i familiari e che la compagnia è la cosa più importante, anche solo per pochi minuti.

Ti potrebbero interessare