Progetti e attività

A lezione dai... bambini

Scritto da Marta Marion il 22 Aprile 2010.

Premetto che l’esperienza vissuta mi ha permesso di conoscere un mondo del tutto nuovo, facendo mutare le mie idee precedenti riguardanti il mio futuro scolastico; infatti credo che lavorare con i bambini potrà essere la mia strada, poiché essi sono stati capaci di donarmi gioie ed emozioni mai provate.
L’esperienza mi è stata proposta dalla mia scuola, l’Istituto “Marco Belli”, in quest’ultimo anno scolastico. Il lavoro di noi stagiste (anche altre dieci ragazze hanno partecipato assieme a me a questa esperienza), ha avuto luogo presso la scuola materna statale “J. Piaget” di San Stino di Livenza ed è iniziato lunedì 22 marzo 2010 per concludersi venerdì 26. La nostra giornata lavorativa iniziava alle ore 8.30 e terminava alle ore 15.00.

Dopo le prime semplici regole dettateci dalla direttrice della scuola materna, ci siamo divise in coppie e ci siamo recate in diverse aule: piccoli (3 anni) , medi (4 anni) e grandi (5 anni). Ogni classe era distinta da un colore: per esempio, la mia era l’aula arancione ed era composta da ventotto bambini di quattro e cinque anni. Molti erano di origine straniera, ad esempio macedone e albanese, ma, nonostante questo, ben integrati. Tutti capivano bene la lingua italiana, anche se alcuni faticavano a parlarla.
Gli orari delle attività erano ben organizzati: dalle ore 8.30 fino alle 9.30 i bambini avevano la possibilità di svolgere giochi liberi, come colorare, giocare con bambole, macchinine, costruzioni Lego, o con giochi da loro inventati; al termine della prima ora dedicata alla libera attività, i bambini erano abituati a comporre un cerchio con le sedie, e così disposti eseguivano attività quali l’appello, la ripetizione dei giorni della settimana e la colorazione del calendario personale.
Inoltre, poiché lo stage è avvenuto in periodo pre-pasquale, i bambini dovevano imparare una poesia.
Terminata questa attività, che durava circa mezz’ora, ci si recava in fila per due (un maschio ed una femmina alternati) presso l’atrio, dove ci si riuniva con tutte le altre classi; questo era il momento della merenda mattutina. I bambini mangiavano biscotti o cracker, che venivano consumati tra canti e balletti.
Anche questa pausa aveva una durata di circa mezz’ora; al ritorno in aula venivano svolte attività di apprendimento. Nella mia settimana di stage, ad esempio, i bambini hanno utilizzato le tempere per eseguire esercizi che insegnavano loro il modo corretto di impugnare il pennello; altre attività praticate in questa parte della giornata potevano essere ad esempio insegnamenti di tipo musicale o degustativi. I bimbi hanno così avuto modo di conoscere diversi frutti come la castagna, la pera, la banana, la mela ed é stato insegnato loro a riconoscere, oltre la forma, il colore e le dimensioni, anche la consistenza e i vari gusti che possono assumere questi cibi una volta cucinati.
Terminata l’attività d’apprendimento arrivava l’ora del pranzo. Alcuni bambini pranzavano alla mensa, altri tornavano a casa. Solitamente si trattava di bambini stranieri, poiché la loro cultura non consente l’assunzione di alcuni alimenti.
Nel pomeriggio i bambini concludevano le attività iniziate la mattina, oppure erano liberi di giocare e, se il tempo lo permetteva, potevano uscire in giardino.
Una volta la settimana, la classe aveva l’opportunità di recarsi (al massimo per un’ora e mezza) in palestra, dove potevano giocare con grandi costruzioni di gommapiuma, che diventavano scivoli, scale, piccole case nelle quali tuffarsi, saltare o fare la lotta (il loro gioco preferito!).
Data la mia indole critica ho trovato molte cose che secondo me dovrebbero essere modificate, ad esempio:
* Durante questo periodo di Pasqua i bambini dovevano fare dei “lavoretti”, ma mi sono accorta che questi non erano per lo più creati da loro, ma dalle insegnanti, poiché secondo me erano lavori troppo complicati per bambini di quell’età. Riterrei dunque opportuno proporre lavoretti più semplici, alla loro portata.
* Mi sono accorta che spesso le maestre fanno recuperare i lavori svolti in aula, ai bambini che sono stati assenti, non consentendo loro quindi di svolgere nuove attività o il gioco libero e, di conseguenza, escludendoli dal gruppo; penso che bisognerebbe trovare uno spazio di tempo della giornata in cui tutti i bambini che hanno già svolto i lavori creano dei propri lavoretti e coloro che devono recuperare vecchi lavori, lo possano fare senza sentirsi esclusi.
* Secondo me il tempo dedicato a canti o attività di gruppo è insufficiente; credo si dovrebbero svolgere più attività che permettano alle varie fasce d’età di collaborare e diano a tutti la possibilità di socializzare, affinché i bambini non ristringano il proprio campo relazionale.
* Spesso ho sentito le maestre alzare la voce per far tacere i bambini, ma attraverso i miei studi superiori ho appreso che non possiamo dire ai bambini di abbassare il tono di voce o sperare di farli stare zitti, urlando, poiché noi per primi stiamo infrangendo la consegna.
* Le insegnanti, alcune volte, hanno approfittato della presenza di noi stagiste per farci eseguire dei lavori per loro scomodi, sottraendoci quel poco tempo che avevamo a disposizione per imparare questo nuovo lavoro; ad esempio a me è capitato di dover stare davanti al computer, che si trovava in un’altra stanza senza bambini, per sistemare in cartelle tutte le foto della mia classe, scattate durante l’anno scolastico, oppure mi hanno chiesto di riordinare i disegni all’interno dei casellari di ogni bambino. Quest’ultimo episodio mi ha sottratto più di un’ora di tempo. Penso non sia giusto assegnarci queste mansioni, perché, anche se non erano obbligatorie, noi non avremmo mai avuto il coraggio di dire “NO, NON LO FACCIO!”.
Nonostante questi rilievi critici, quella dello stage è stata una splendida esperienza che mi ha permesso di rafforzare la mi personalità, mi ha fatto credere più in me stessa e mi ha aiutato a capire quanto si possa imparare dai bambini che sono dei “piccoli adulti” privi di ogni malizia.