Incontri e riflessioni

Una serata

Scritto da C.M. il 07 Novembre 2010.

Accosto il bicchiere alle labbra.
Sorseggio distrattamente il mio drink e noto con soddisfazione che l’impronta di rossetto sul bordo di cristallo del bicchiere è minima. Perfetto.
Labbra intatte ed effetto seduzione al massimo.
Volto l’alto sgabello girevole in direzione della pista da ballo, dove le cubiste fanno mostra del loro ampio e prosperoso davanzale.
E gli sorrido.
Lui abbassa lo sguardo e io torno a chiacchierare del più e del meno con la mia amica, facendo finta di niente.
La musica è alta, le luci soffuse. Ambiente perfetto per una seduzione in piena regola. Ma l’ambiente e l’atmosfera non sono sufficienti.
L’attore (l’attrice, in questo caso), gioca un ruolo importantissimo.
Accavallo sensualmente le gambe e lancio uno sguardo sottecchi verso di lui. Non mi sta guardando. Reprimo un gemito di frustrazione, comunque impercettibile a causa dell’alto volume della musica house, e sorrido disinvolta alla ragazza che continua a parlarmi, non capendo che non le presto un minimo di attenzione.
Stasera sono a caccia. 
Mi impongo di non guardare più nella sua direzione, per protrarre il piacere della caccia, della mia corte serrata. Eppure…eppure…
Cavoli, lo voglio. E lo voglio subito.
Mi prende una strana fretta.
Alberto, il mio storico compagno di classe delle elementari felicemente fidanzato da un anno. Ma poche ora prima…
Esco nel cortile del ristorante, raggiungendo il resto del gruppo. Mi piacciono queste rimpatriate per le cene di matura.
Faccio scattare l’accendino e mi accendo la sigaretta cercando contemporaneamente Alberto con lo sguardo.Abbiamo scherzato fino ad un minuto prima e voglio continuare. Sarà perché sono leggermente brilla, ma stasera la mia carica sessuale è al massimo. E lui ha fatto l’errore di stringermi in un abbraccio un po’ troppo intimo, di baciarmi dolcemente la pelle sotto l’orecchio.Lo abbraccio da dietro, spontanea. “Alby, ti cercavo!”
Lui si volta e mi guarda. “Ale, non fare così…Se fai così… Dai, siamo sbronzi, non fare così…”Sono abbastanza lucida per capire i sottointesi. Lui mi desidera. E ha fatto l’errore di farmelo capire.
Recupero il drink che avevo elegantemente poggiato sul tavolo e con misurata educazione mi discosto dalla mia amica. Mai far vedere che hai fretta.
Con un’andatura sinuosa mi infilo tra quella massa di corpi sudati che si accalcano sulla pista muovendosi scoordinati e raggiungo le ragazze che, fortunatamente, sono esattamente sotto il tiro del suo sguardo.
Reprimo un ghigno.
Il mio avanzare danzando attira parecchi sguardi. Partono i cori a cui mi unisco volentieri.
“Bevooo bevooo bevo bevo bevo! Mi ubriaco e son felice, anche se poi vomitoooo!
“Alberto salta accanto a me, scatenato. Approfitto e gli urlo qualche parola di incitamento. Mi trascina nella folle danza.“Bevo!!”
Ridendo come matti balliamo e balliamo e balliamo. Io perfettamente padrona di me stessa e lui…lui no. E’ semplicemente ubriaco.
Passa un’ora come passa un minuto. Non tengo conto del tempo.
Lo trascino fuori dalla pista da ballo, controllando intanto il livello di sgualcitura del mio vestito. Sono dolcemente scarmigliata. Non perfetta, ma al punto giusto.
Gli sorrido, mi fingo sbronza. 
“Alby, sono stanca…”. Gli getto le braccia al collo e lo bacio sotto l’orecchio. Lo sento irrigidirsi.La sua voce nell’orecchio è afrodisiaca, quasi.
“Ale…siamo sbronzi. Io credo di esserlo. Non fare così…ti prego, non fare così…”.
Sorrido sottecchi e mi allontano quel tanto che basta per rimanere a distanza pericolosa. “Non capisco…”.
Improvvisamente la sua mano sale a chiudermi il volto in una morsa, deformando le mie labbra perfette in una smorfia grottesca. Mi si avvicina pericoloso. E in quell’istante capisco che forse tutto quel provarci è inutile. Non desidero davvero un suo bacio. Non desidero davvero lui. Non l’ho mai trovato attraente. Io voglio solo farlo confondere. Voglio che tutti cedano al mio sguardo seduttore. Voglio che tutti mi cadano ai piedi. E questa mia determinazione mi inchioda dove sono.
Mi bacia sulla punta del naso.
“Vedi che è pericoloso? Ti sei attaccata a me, stella?”.
“Io voglio solo bene al mo amico Alby…”. Languida, lo abbraccio nuovamente. Civetta al punto giusto, gli lecco il collo. Trema. Ho vinto.
Lui abbassa la testa per raggiungere i miei capelli, sfiorandoli con le labbra. “Ale, che stiamo facendo…!?”.
Alzo lo sguardo e lo allaccio al suo.
Ipnotizzato, lecca una goccia di alcool all’angolo del mio labbro inferiore. Mi sposto impercettibilmente e la sua lingua, come velluto, mi passa sulle labbra.
Quasi non rendendosi conto del suo gesto, azzera la distanza tra noi.
Quello che non avrei mai immaginato è il mio modo di aggrapparmi alle sue spalle. Non avrei mai immaginato il suo modo di baciare.
Ironia della sorte. Io e Alberto. Amici dall’infanzia, senza nessun interesse l’uno per l’altra, ora ci ritroviamo a morderci a vicenda le labbra e a mescolare le lingue in una folle danza.
Ridacchio dentro di me.
Ancora una volta Andrea Sperelli ha avuto la meglio su di me.
Il mio divertimento maggiore, il mio diletto è, in un certo senso, rovinare la felicità di coppia degli altri.
Proprio in questo modo convinco me stessa che sono la più bella. Rompendo l’armonia di quelli che sembrano i rapporti più saldi.
Che modo malato, però.
Che torbida la psicologia umana…

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