Incontri e riflessioni

Una fatica, un sorriso

Scritto da Irene, 4al il 29 Marzo 2010.

Lo so, non sono la persona da cui ti saresti aspettato questo.
Ero quella che con più fatica ti parlava e gradiva la tua compagnia, ma, a mio parere, sei la persona che meglio rispecchia il senso di ‘fatica’.
La fatica di nascere in una famiglia con quattro fratelli, la fatica di aiutare a mantenere questa famiglia, la fatica di realizzare un tuo sogno ed un altro che, purtroppo, si è rivelato un incubo; la fatica di vedere che sto crescendo e di vivere da vicino i problemi della famiglia; la fatica di alzarsi la mattina e uscire a testa alta nonostante tutto.

Anche se può sembrare banale, volevo ricordarti un pomeriggio che non riuscirò mai a dimenticare e che mi fa ancora commuovere.
Ricordi quando io e Martina ti abbiamo implorato di costruirci il dondolo in giardino?
Non posso dimenticare quella domenica pomeriggio: tutto il tempo che hai passato in garage a lavorare per noi, tutte le ferite che ti sei procurato…
Nonostante il dolore, continuavi a lavorare per noi, per farci felici.
Io ti guardavo.
Sono stata tutto il pomeriggio vicino a te, perché, nonostante l’età, capivo la fatica che ti costava costruire quel gioco per noi. Il vero scopo di quella fatica, l’ho capito dopo, non era il dondolo, ma il sorriso sul viso mio e di mia sorella, a lavoro finito.
Per me è questo il senso della parola ‘fatica’: la felicità di se stessi e delle persone che amiamo.
Tutti i giorni esci la mattina alle sette e torni la sera alle otto; ti spezzi la schiena nonostante i problemi di salute, per ricevere qualcosa a fine mese, che poi spendi per fare felici noi, soprattutto.
Anche se molte volte mi accorgo di essere irriconoscente, non finirò mai di ringraziarti per tutta la fatica che fai per capirmi, per accontentarmi, per accettare il fatto che sto crescendo e che non sono più la tua bimba.
Grazie di tutto, papi.

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