Incontri e riflessioni

Stagioni

Scritto da Mounia Elazzaby il 26 Marzo 2010.

Quattro stagioni, tutte differenti ma sempre le stesse.
Si ripetono in modo ossessionante, non lasciano spazio al cambiamento.
Ognuna raffigura qualcosa, ognuna racconta una propria storia.

L’inverno è freddo e buio come il personaggio più oscuro.
Come un vampiro assettato, si nutre della linfa vitale delle cose.
Uccide, dilania e strazia la luce che soccombe, inerme, passiva
si abbandona alle tenebre  e si lascia distruggere.
Inverno, cavaliere oscuro che fa emergere le paure.
Non si accontenta, vuole sentire il fragore delle lacrime,
dei pianti isterici, delle grida più violente, dei silenzi più assordanti.
Non ha scrupoli, non ha rimpianti, fa sfiorire tutto.
Lo precede l’autunno, dolce annunciatore di morte;
rende la desolazione meno pesante, alleggerisce i cuori,
si fa tronfio degli ultimi sospiri esalati da coloro che,
come giovani malati terminali, restano attaccati alla vita,
consapevoli dell’amaro futuro che li aspetta.
Autunno, dolce consolatore di animi,
ascolta i rumori prima del silenzio,
ascolta il passo pesante del silenzio inesorabile.

Dopo la morte ricomincia la vita.
Arriva la primavera,  leggera come una farfalla;
si posa dove c’è distruzione. Rigenera gli animi,
ridona la vita, risarcisce danni causati da altri.
Arriva leggera, in punta di piedi, non si fa sentire.
Ama il silenzio, profuma di vita ciò che ha attorno.
Ama farsi attendere e farsi supplicare.
In ogni suo gesto, vede disegnati sorrisi riconoscenti.

Arriva infine l’estate, regina dei cuori.
Si fa attendere dai suoi sudditi, si fa desiderare.
Elimina ogni velo di inquietudine dagli animi,
regala piaceri ed eccessi.
Si nasconde dietro una maschera,
finge di amare il sapore delle lacrime più gioiose,
mentre attende di assaporare quelle più amare.
Non aspetta altro che di portare via i suoi doni.

Quattro stagioni: divise dai nomi, unite dall’immortalità.
Si contrappongono con forza l’una all’altra.
Convivono e si confondono l’una dentro l’altra.