Incontri e riflessioni

Spolverate di ignoranza

Scritto da Redazione il 23 Maggio 2012.

Sono un'infiltrata e col Belli ormai c'entro poco. Ma scrivo lo stesso, su invito di un piccolo uccellino (lo sapevate che i pennuti sono diretti discendenti dei dinosauri? Le cinciallegre sono parenti dei tirannosauri). Quindi mi do ai monologhi anonimi, illudendomi di essere intelligente e nella speranza di non venir presa a sassate dai vecchi saggi.
Tempo di ultimi compiti, ormai. Di lezioni che, complice il caldo, si diluiscono e si trasformano in partite a battaglia navale, tris o carte. Di piani per l'estate. Di ansia per i buchi, di alcuni. Di maturità, per molti. Di  fogli esaminati febbrilmente da cima a fondo per assicurarsi quali argomenti ripassare ed essere certi di sapere tutto quello che il Ministero chiede.
Purtroppo, mai come in questo caso la parola tutto è tanto relativa. Nell'ansia di dare una formazione ritenuta completa quante cose vengono sacrificate! Prendiamo una materia a caso, la filosofia. Aprite il mattone che avete davanti (beh, io avevo un mattone). Prima una considerazione: quante ore di lezione fate in una settimana? Il programma dice tre, novantanove ore in un anno. Provate a contare, ora, quante ne avete perse, per qualunque motivo: insegnante malato vero o immaginario, prof precari che giocano al gioco della sedia, vacanze, ponti. Bene. Vi pare che la mole del libro sia proporzionata alle ore di lezione? Guarda caso, no; dal momento che quello che si studia a casa per il compito è già stato affrontato in classe durante la spiegazione, è piuttosto difficile che anche un solo capitolo si salvi da tagli. Quindi, checché ne dica il professore, anche se prendete nove in pagella, di filosofia sapete poco o niente. Conoscete vagamente le idee di una certa corrente di pensiero o di un singolo autore, avete letto venti righe tratte da quelle opere ritenute fondamentali. Questa non è cultura. È un'odiosa infarinatura, purtroppo.
Uguale discorso per la storia. 476, 814, 1066, 1348, 1517, 1789, 1821, 1914, 1989. Guarda un po', solo date che si riferiscono alla storia europea. Il tempo è poco, bisogna fare in fretta, spesso si recupera il programma degli anni precedenti, quindi si studiano solo gli argomenti più vicini a noi culturalmente e geograficamente. Che ne è dell'Africa o dell'Asia? O degli anni dal secondo dopoguerra ad oggi, essenziali per capire il presente, sempre sacrificati per motivi di tempo? La situazione è ben più grave che nel caso della filosofia. Con tutto il rispetto per Kant, giudico la storia più importante a livello pratico, banalmente anche nella vita di tutti i giorni: con tutti gli stranieri che si trasferiscono in Italia non sarebbe gentile dare un po' di voce anche alla storia dei loro paesi, per comprenderne la cultura? Non potrebbe essere parte della cura al razzismo che circola? No?
Una ragazza che conosco ha affermato che quella occidentale è LA cultura e che tutte le altre potrebbero benissimo sparire senza danno. L'occidente è superiore in tutto. Gli arabi? Vabbè, la matematica e qualche robetta in più, glielo dicono tutti, ma che altro avranno mai fatto? La scuserei avesse la quinta elementare, ma è un'ex classicista centina che ora studia in una facoltà in cui si offrono corsi della lingua di quei beduini infami che la urtano tanto. Mi piace pensare che questo sia dovuto anche alle inevitabili lacune nei programmi scolastici, non solo alla mentalità neandertaliana dell'interessata.
Ovviamente non si può far tutto, lo capisco, le scuole superiori danno una cultura di base, chi ama studiare vada all'università, certo, ma anche qui non mancano esempi demoralizzanti.
Devo fare una premessa: io sarei voluta andare a lettere. La bibliomania di cui soffro ha convinto la mia povera mente che l'unica forma di conoscenza degna di questo nome passa per i romanzi, le raccolte di poesie, i saggi di argomento letterario (è razzismo, lo so bene). Cercando un compromesso fra i miei desideri e quelli dei miei due sponsor sono finita in una facoltà che sì, si può definire umanistica, ma che potrebbe assicurarmi un po' di sicurezze in più rispetto a lettere straniere e magari perfino un lavoro al Parlamento europeo (falso). Ho aspettato quindi l'inizio del corso di letteratura francese con gioia quasi eccessiva, visto che avrebbe occupato le prime tre ore del giovedì mattina, che viene dopo il mercoledì sera, momento in cui lo studente medio non si dedica esattamente al riposo. Programma: dal Quattrocento alle avanguardie. Non vedo l'ora. Durata del corso: trentasei ore. Un giorno e mezzo. Le novantanove ore di filosofia? Un lusso. La montagna di pagine di appunti che ho preso consiste quasi esclusivamente delle date di nascita e di morte di tanti autori quante le stelle nel cielo, non solo le sette della Pléiade.  Capisco che la letteratura non è l'interesse primario della triennale a cui sono iscritta, ma allora perché affrontarla così sbrigativamente? La solita, inefficace, frettolosa spolverata che spinge a farsi autodidatti. Purtroppo, come ci ha fatto notare un professore durante una lezione, ciò non vale solo per le materie marginali ma anche per quelle di indirizzo: quando servirebbero cento ore se ne hanno al massimo un terzo e in molti casi è difficile, se non impossibile, lavorare senza il supporto di un insegnante. Mancano i fondi, manca il tempo, manca il personale, ci si deve arrangiare con quel che si ha.
Al secondo anno di università mi sento di un'ignoranza tale da far arrossire perfino il buon Socrate, ma spero sia un buon segno, dopotutto.

Ti potrebbero interessare