Incontri e riflessioni

Spettatori o protagonisti della vita?

Scritto da Linda Diamante il 04 Ottobre 2011.

L’uomo del Ventunesimo secolo sembra abbia completamente perso lo spirito critico. Ha smesso di “vivere”, di meravigliarsi.
Tutto ciò che accade attorno gli scivola addosso, come fosse privo di qualsiasi consistenza. Non so esattamente da cosa dipenda tutto ciò. Azzardo. Forse è il risultato di un processo lungo migliaia di anni.
Come l’acqua di una cascata che si infrange su una parete rocciosa e che con il tempo riesce a levigarne la superficie, a smussarne anche i punti più spigolosi che talvolta la deviano con prepotenza o la respingono, fino ad adattare e “ammorbidire” la pietra al proprio corso. Questo è ciò che è successo anche all’uomo: le informazioni e gli eventi che lo hanno “colpito” per anni e anni, con la stessa impetuosità dell’acqua di quella cascata, hanno finito per consumare e inibire i suoi “campanelli d’allarme”, che, filtrando le immagini, erano soliti procurargli una morsa allo stomaco, o la pelle d’oca, o l’accenno di un sorriso.
L’esempio più esplicito di tutto ciò, nella società moderna, è il mondo della pubblicità, fatto di immagini e parole accattivanti, ironiche, volgari o violente, di fronte alle quali molti si trovano  completamente privi di difesa. Pare infatti non essere più un “problema”, se nei manifesti campeggiano immagini di donne seminude; così come nelle riviste che si sfogliano quotidianamente, negli spot pubblicitari che passano alla televisione senza alcuna preoccupazione per la sensibilità del pubblico, per il rispetto che è diritto di ogni persona e per quel senso della misura e della purezza che è fondamento della vita e che l’uomo ha smesso di rivendicare.
Anni fa, chiunque sarebbe rimasto interdetto (e così, in effetti, è inizialmente accaduto) di fronte allo spot delle patatine “Amica Chips”, che vedeva protagonista il più conosciuto attore pornografico italiano, circondato da ragazze in bikini e impegnato in un discorso costruito su allusioni piuttosto esplicite alla sfera sessuale. Anche oggi, a distanza di una decina d’anni, viene riproposta la stessa pubblicità, ma la perplessità di ieri lascia spazio all’indifferenza: immagini e parole, le stesse di allora, ora scivolano sulle persone con una leggerezza amara, perché l’abitudine ha privato lo spettatore del suo senso critico, della sua capacità di stupirsi, sia in modo positivo che negativo. In qualche modo, tutto ciò ha portato l’uomo a essere “spettatore” della sua stessa vita.
I pubblicitari, abili manipolatori della coscienza delle persone, sono paradossalmente coloro che hanno la visione più chiara di ciò che sta succedendo: conoscono il modo di pensare della massa e giocano su questo, proponendo immagini ancora più sconvolgenti di quelle che già popolano il mondo pubblicitario, ormai assimilate e digerite da tutti. La chiave del successo in quest’ambito, oggi, è inevitabilmente legata alla sfera macabra e malata della realtà: ciò che disgusta rimane più impresso, “affascina”. I pubblicitari propongono ciò che l’uomo vuole vedere, niente di più. Il mondo pubblicitario, quindi, non è altro che lo specchio della società moderna, l’immagine riflessa di ciò che è l’uomo in questo Ventunesimo secolo.
Se il mercato pubblicitario trova la sua forza nella debolezza della gente, quindi, è da quest’ultima che è necessario partire. Ciò che dovrebbe fare ognuno, prima ancora di protestare per ciò che viene proposto, è guardarsi dentro, riscoprire i valori persi, ritrovare quel senso della meraviglia che anima ogni giornata, ogni istante della vita. Così facendo, ognuno sarebbe più consapevole di sé, di ciò che vuole essere e di ciò che vuole vivere. Consapevole di cosa, davvero, può definirsi “bello”: aggettivo che, nell’epoca relativistica in cui viviamo, sembra opinabile e fa così tanto discutere.
Tutto il resto dipende da questo, anche il mondo fittizio della pubblicità.
L’uomo “sa” cosa vuole vedere, sentire, vivere. La chiave è dentro di lui. Tutto ciò che deve fare è scegliere di essere artefice attivo e dunque protagonista della propria vita; l’essere umano è infatti l’unico in grado di “abbellire” ciò che lo circonda: le informazioni, come tutti gli aspetti della vita.
Il suo compito è semplicemente quello di riscoprire il “fuoco” della vita, la passione per la bellezza e il meraviglioso. Quel fuoco che brucia dentro ognuno e che, pur sembrando spento, semplicemente dorme sotto le ceneri.