Incontri e riflessioni

Reportage dal Kenya

Scritto da Carolina Grando, 2AL il 03 Febbraio 2012.

Nonostante siano passati diversi anni, ricordo, come se fosse ieri, il viaggio che feci in Africa, nello stato del Kenya.
Spinti dall’idea di scoprire un nuovo mondo, basato sulle tradizioni tramandate di secolo  in secolo, ancora rispettate e amate, e da un mondo così  differente dal nostro, così povero, nell’agosto del 2007, io e la mia famiglia partimmo alla scoperta del continente africano.
Ricordo che prima della partenza facemmo diverse vaccinazioni contro alcune malattie che avremmo potuto contrarre una volta in Africa e che avrebbero potuto mettere a repentaglio la nostra salute.
Ricordo quell’interminabile viaggio, così stremante da far sembrare i minuti ore.
Ricordo quel paesaggio colorato, dipinto da tonalità tipicamente autunnali, che vidi allungando il capo vicino al finestrino
dell’aereo in fase di atterraggio. Un paesaggio costituito da un’incontaminata natura, ma anche un paesaggio che rendeva l’idea di degrado.
Ricordo che un paesaggio del genere lo vidi solo in quell’occasione.
Ricordo che, terminato il viaggio e arrivati a destinazione, venimmo investiti da una folata di aria calda, piacevole al contatto: fu solo il primo dei tanti assaggi che avemmo dell’Africa.
Ricordo che l’aeroporto era munito di tutto ciò di cui occorreva, persino di assistenza da parte di volontari e dipendenti incaricati di accogliere i turisti nel migliore dei modi.
Ricordo persino un’eccellente igiene e una grande cordialità e simpatia da parte dei kenioti.
Ricordo il sofferente viaggio in pullman, di circa due ore, che ci regalò un secondo assaggio di ciò che realmente era il continente africano.
Ricordo le strade, se così si possono definire, che erano strette viuzze di terra e di ghiaia, e le innumerevoli ed enormi buche che resero il viaggio tormentato.
Ricordo numerosi bambini che camminavano scalzi lungo il ciglio della strada: erano magri, probabilmente denutriti, ma ciò che mi colpì fu la grande voglia di vivere, i grandi sorrisi e gli sguardi fugaci che lanciavano a noi turisti; bambini incuriositi, con grandi occhi meravigliati osservavano, attraverso i finestrini del pullman, noi stranieri, così diversi.
Ricordo le donne, con profondi solchi in viso e numerose rughe. Erano donne, così giovani, ma già così vecchie. Percorrevano numerosi chilometri indossando lunghe gonne colorate e bracciali pesanti di colore oro, sorreggendo, per mezzo del capo, grandi cesti di indumenti probabilmente lavati a mano presso sorgenti o pozzi d’acqua.
Ricordo il grande flusso di merci e di persone presso Malindi, città molto ambita dal punto di vista turistico. Malindi, una delle città più caotiche del kenya, era anche la città presso la quale alloggiammo per circa due settimane.
Ricordo la sabbia, candida, di colore bianco, sottile e piacevole al tatto.
Ricordo il mare, azzurro e caldo.
Ricordo la grande varietà di pesci presente nel mare: il pesce palla, le aragoste rosse e marroni, e pesci dai colori ricercati. Numerosi bambini e donne passeggiavano lungo la spiaggia, guardavano incuriositi la pallida pelle di noi stranieri prendendoci per mano. Uomini, che parlavano italiano e che stringevano la mano in segno di cordialità e di amicizia, si intrattenevano ballando e cantando.
Ricordo il pomeriggio in cui comprammo una confezione di caramelle, un sacchetto modesto, e partimmo alla scoperta di Malindi, inoltrandoci presso le abitazioni e i mercati della città.
Ricordo le abitazioni, costituite da poche mura, costruzioni incomplete, buie e prive di arredamento.
Ricordo la folla costituita da numerosi bambini che ci circondava e che, quando aprimmo il sacchetto di caramelle, si morsero persino tra di loro pur di ottenere una caramella.
Ricordo che ci portarono presso un mercato, dove c’erano delle bancarelle sulle quali erano esposti numerosi caschi di banane e frutti tipici del luogo, come la papaia, il mango e altri frutti dai sapori asprigni.
Ricordo le pessime condizioni igieniche nelle quali vivevano, con poca acqua a disposizione.
Ricordo i numerosi cartelloni pubblicitari affissi nella città che ritraevano Naomi Campbell e recitavano parole di incitamento per la famosa modella keniota.
Ricordo quel pomeriggio in cui ci avventurammo nella savana africana.
Ricordo quell’indescrivibile sensazione, una sensazione che provammo solo quando ci trovammo a poca distanza da quegli innumerevoli animali, da quei maestosi padroni della savana.
Ricordo che fu una sensazione quasi di paura, di entusiasmo, di gioia, quella che provammo.
Ricordo i nostri occhi increduli a tutto ciò, ricordo le nostre facce stupite, ricordo le nostre espressioni di meraviglia di fronte a questo mondo nuovo, così diverso, che ti insegna molto, a vivere di poco, in cui prevale, nonostante la miseria, la dignità dell’uomo.

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