Incontri e riflessioni

Progetto "ZIP"

Scritto da Redazione il 01 Febbraio 2013.

La finalità del Progetto “ZIP”curato dal Dipartimento di Prevenzione - Unita’ operativa semplice educazione e promozione della salute dell’ Azienda ULSS10 Veneto Orientale, è quella di promuovere l’agio nei giovani sostenendoli nello sviluppo di abilità cognitive, emotive e sociali al fine di prevenire il loro coinvolgimento nell’uso di sostanze psicoattive. Alcuni studenti delle classi seconde che hanno partecipato agli incontri previsti, hanno reagito e maturato delle considerazioni che pubblichiamo di seguito.
  
BASTA UN ATTIMO, UN ATTIMO SOLTANTO...
Durante una delle solite lezione in classe entra la bidella con in mano l’ennesima circolare, quella che io credevo come tutte le altre. La professoressa la legge e ci dice che ci saranno due incontri di un certo “progetto ZIP” in cui si parlerà di droga, alcol, psicofarmaci. Il mio primo pensiero a quelle parole un po' distratte è: finalmente! Argomento interessante, spero di capirci di più una volta per tutte.
Dopo una settimana o poco più arriva il primo incontro. Ad entrare è una donna con capelli biondi e corti a caschetto, alta, con una corporatura normale e con un’espressione che non trasmette nulla. Con lei fa irruzione nella nostra classe anche un videoproiettore. Laura - così si chiama la donna - ci dice che lavora in un centro di riabilitazione per persone che hanno avuto a che fare con droga, alcol o psicofarmaci.
Il mio primo pensiero: ecco quello che ci serve, una persona che vede con i propri occhi ogni giorno i danni provocati da queste tre bestie, che ha visto morti cruente e situazioni molto spiacevoli. Mi sbagliavo. Inizia, e per spiegarci meglio si aiuta con delle diapositive al computer, ma dopo un pò mi rendo conto che le legge e basta e a volte sbaglia pure a leggere. Le slide vanno avanti imperterrite seguite dalla voce della donna senza espressione. Io la seguo, non sento, ascolto, leggo ogni singola parola per conto mio, ma dentro di me non succede niente: tutti i tipi di droga e alcol mi passano davanti agli occhi, io sto attenta, ma non provo alcun sentimento. Vado a casa e sento un vuoto totale e la consapevolezza di aver perso due ore per niente.
Il giorno dopo c’è il secondo incontro. Ad accoglierci ci sono in primo piano due uomini: uno è pelato, alto, robusto; l’altro magro, capelli scuri. Sullo sfondo vedo la donna che non mi ha trasmesso nulla e comincio a pensare che non voglio che un argomento così mi scivoli addosso.
L’ uomo pelato inizia a parlare e ci dice che è un infiltrato, un agente sotto copertura; ci dice che ha fatto il barbone, lo studente universitario ecc… Tutto per scoprire coloro che rovinano la vita a moltissime persone.
Il mio primo pensiero: questo è quello che serve per aiutarci, un uomo con i cosiddetti. Lui parla, io ascolto e mi riempio, sento qualcosa dentro di me che si muove. Lui ci sta semplicemente sbattendo la realtà in faccia e questa realtà fa male, fa riflettere. Fa riflettere il dolore dei genitori che hanno fatto di tutto per farti crescere sano e tu per cinque minuti di sballo ti rovini per sempre. Sapere che se delle persone diventano dipendenti dalla cocaina o eroina solo il 2% riesce a venirne fuori e gli altri rimarranno imprigionati da queste droghe per sempre fa pensare. Fa pensare a quanto stupida deve essere una persona a rovinarsi la cosa più bella data: la vita. Fa pensare e fa male sapere che un ragazzo giovane, bravo, intelligente, unico, con una sola pastiglia di ecstasi si rovina la vita e diventa disabile al 100% e dichiarato non capace di intendere e di volere.
Basta un attimo, un attimo soltanto; ci troviamo davanti a due strade e quale prendiamo?! Quella che crediamo ci faccia stare con certe persone, ci faccia stare bene e quando arriviamo alla fine di questa strada ci rendiamo conto che non era quella giusta, che non era quella che ci meritavamo. Ma siamo liberi, ognuno fa le proprie scelte, ognuno prende la propria strada. L’unica cosa che ci cambierebbe veramente la vita sarebbe quella di non avere due strade, ma solo una, quella senza droga, e per farlo dobbiamo renderci conto di quanto unico, prezioso e insostituibile sia il dono della vita.
Desy, 2DL
   
PENSACI, RIGUARDA LA TUA VITA!
Quando è arrivato il comunicato relativo al progetto Zip ho subito pensato - e non credo di essere stata l’unica: “Evviva, così perdiamo quattro ore”.
Questo progetto consisteva in due incontri separati; il primo con una volontaria del SERT, il secondo con due membri della Polizia di Stato. All’inizio pensavo fosse uno di quegli incontri dove ti dicono cosa non devi fare, perché drogarsi è sbagliato, le conseguenze delle tue azioni… tutte cose che sappiamo già. Se devo essere sincera, la prima giornata è andata secondo le mie previsioni. Personalmente non l’ho trovata molto interessante forse perché eravamo poco coinvolti o forse per il modo in cui avveniva l’esposizione: pura e semplice lettura di alcune diapositive. Credo che chiunque avrebbe sperato di ascoltare esperienze personali, storie realmente accadute che attirassero maggiormente la nostra attenzione.
Perciò il giorno dopo sono partita già delusa e prevenuta su ciò che avrei visto e sentito.
Sono felice di essermi sbagliata.
I due membri della polizia erano rispettivamente un ispettore superiore e un sovrintendente capo con una lunga carriera alle spalle: lavorando come infiltrato fin da giovane, è subito entrato in contatto con il mondo della droga. La sua abilità nel concentrare la nostra attenzione sulle sue parole è ciò che, inizialmente, ci ha fatto veramente interessare all’argomento. La consapevolezza dell’importanza di ciò di cui stavamo parlando è venuta da sé.
Finalmente ci ponevano davanti alla realtà dei fatti. Finché si era parlato in generale delle conseguenze che può portare, ad esempio, una pastiglia di ecstasy, tutto a posto.
Ma quando vedi le foto o senti le storie di persone la cui via è stata distrutta dalla droga, la loro esperienza diventa per un attimo anche la tua; ti fa riflettere.
Rifletti soprattutto sull’importanza della vita che noi siamo purtroppo abituati a vedere come una cosa scontata che niente e nessuno può portarci via, né l’assunzione di una droga, né un’ubriacatura prima di mettersi alla guida.
E forse il motivo per cui è stato organizzato questo progetto, il motivo intrinseco, quello che andava dietro alle apparenze, dietro alla semplice informazione, era proprio farci soffermare, anche solo per un paio d’ore, sulla causa della morte di molti giovani al giorno d’oggi, giovani morti per la non - informazione, ma anche perché non c’era stato nessuno a dirgli: “Pensaci, riguarda la tua vita”.
Antonella, 2DL
  
IO NON VOGLIO QUESTO FUTURO
Questa settimana abbiamo partecipato al progetto Zip e abbiamo avuto modo di conoscere meglio le sostanze psicoattive delle quali sempre più frequentemente sentiamo parlare sui giornali o in televisione, ma su cui siamo informati  ben poco. Una domanda che mi sono posta dopo l'incontro è stata: "Di tutti quei ragazzi, quanti realmente hanno percepito il messaggio?" Forse, la risposta che mi sono data  mi ha lasciato un po' di tristezza. Sono sicura che tutti hanno raccontato ai genitori di questo incontro, delle cose brutte che queste droghe e l'alcool possono farci, come sono sicura che la maggior parte ha detto che non ne farà mai l'uso. Ma poi penso: "Quanti un giorno non cederanno? Quanti diranno 'ma sì, in fondo è soltanto una canna'?" Purtroppo è vero che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare com'è vero che molti giovani di oggi sono abbastanza superficiali. Essi non credono che, anche nel loro piccolo, possono cambiare il mondo; forse hanno paura della vita, scappano dai loro problemi: e sapete come fanno? Per sentirsi meglio, per non avere più pensieri preoccupanti per la testa, bevono quella pastiglietta il sabato sera, fumano chissà cosa in compagnia e pensano "tanto lo faccio solo oggi" ma poi capita che è proprio quella sera, nella quale volevano sentirsi meglio, a rovinare la loro vita per sempre.
Spesso diciamo che non bisogna far dipendere la propria felicità dalle persone, perchè se queste se ne vanno, ci abbandonano, se ne va con loro anche la nostra felicità; ma allora com'è possibile che facciamo dipendere la nostra vita da quelle sostanze? Com'è possibile ridursi ad aspettare quella pastiglia o quel grammo di erba per stare bene? Voglio specificare: apparentemente bene! Mi dispiace ma noi ragazzi ci stiamo facendo manipolare come fossimo dei burattini nello spettacolo dei narcotrafficanti, quando dovremmo essere noi i direttori di questo spettacolo e loro i nostri burattini.
Una realtà che forse riteniamo più vicina a noi è l'alcool. E' stato triste il video che ci hanno mostrato sulla guida in stato di ebbrezza! Era inevitabile una lacrima, un brivido al solo pensiero di quante vite si sono spente, si stanno spegnendo e si spegneranno a causa di questo. Tante domande mi sono venute in mente, tanti perchè che da anni, o meglio, dall'episodio più brutto che la vita mi ha riservato, mi pongo e a cui non riesco a trovare risposta.
Era veramente il destino di questi ragazzi oppure una scelta personale? Una serata eccitante vale quanto la nostra vita o quella di un amico?
Non penso di essere migliore degli altri e nemmeno loro lo sono di me; da sola non potrei cambiare il mondo, ma forse insieme possiamo farcela.
Oggi sembra quasi un obbligo adattarsi al mondo, che, sinceramente, sta un po' affondando. Quanti altri giovani dobbiamo veder morire per capirlo? Lo so, tutti facciamo degli errori, ma molto spesso un solo sbaglio rovina la nostra vita per sempre.
Dopo questo incontro possiamo capire che la vita è un dono speciale e che è inutile mandare all'aria tutto per qualche ora di allegria che ci danno quei stupefacenti.
Beh, io non voglio questo futuro; voglio solo vivere al meglio questa bellissima avventura.
I. C.

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