Incontri e riflessioni

Professori: Questa volta vi beccate 4!

Scritto da Chiara Bertapelle, 4BL il 25 Febbraio 2011.

Poco tempo fa mi è stata riportata l’impressione che il giornalino scolastico del “Marco Belli” sia inverosimilmente troppo corretto, privo di qualsiasi idea men che commendevole.
Ho deciso, pertanto, di dare libera espressione alle mie opinioni riguardo ad un argomento che mi sta molto a cuore, tale è l’ignoranza di noi studenti rispetto alle questioni e alle problematiche legate all’attualità, alla politica, al mondo nella sua più ampia accezione.
La mia aspra critica, alquanto provocatoria - lo ammetto - è rivolta al sistema scolastico italiano e contro i docenti, i quali non dovrebbero essere solo semplici “diffusori” di nozioni storiche, linguistiche, scientifiche, bensì, in primis, “educatori”. L’insegnante, infatti, riveste un ruolo pressoché fondamentale nello sviluppo e nella formazione degli alunni, che saranno le future " menti produttive” del XXI secolo.
Escludendo per un attimo tutti gli studenti che “vanno a scuola per scaldare il banco”, prenderei in considerazione coloro i quali comprendono l’importanza dell’istruzione, della conoscenza e dell’informazione. Sì, perché è proprio sull’informazione che voglio soffermarmi; su quel “fare proprie” le conoscenze non solo riguardanti la Rivoluzione francese, Cartesio o le equazioni irrazionali, ma anche le informazioni provenienti dal mondo “là fuori”: dalla situazione politica,economica e sociale della nostra Italia, alle rivolte sociali, gli attentati e le interminabili violazioni dei diritti umani che si verificano quotidianamente in molte nazioni.
Non mi sto riferendo a soggetti così astratti da poter essere considerati addirittura utopici, bensì a studenti che hanno la volontà di andare oltre l’istruzione preconfezionata e di mettere al centro della loro attenzione i temi spesso ignorati dai programmi scolastici. Una generazione che inizia ad essere cosciente del suo destino di precarietà e si mette in gioco, nelle sue forme ancora in parte acerbe (ma è logico che sia così), con l’obiettivo non solo di una “formazione” differente, ma soprattutto di un “futuro” differente.
Così, nel momento in cui emergono queste pratiche di rifiuto dell’attuale organizzazione della didattica e del suo distacco dal mondo reale, come è accaduto a noi alunni della 4°BL, le risposte degli insegnanti sono state diverse ma al contempo uguali. Mi permetto, dunque, di prenderle in considerazione e di contestualizzarle una ad una.
<<Lo studente deve informarsi autonomamente attraverso i mass media ed il dialogo con la famiglia>>, ci hanno detto. Verissimo; nulla di più vero. Come giustifichiamo, però, il fatto che la scuola è l’ambiente in cui i ragazzi vanno, nel gergo comune, per imparare,  e che, proprio qui, viene negato loro di imparare a sviluppare capacità critiche e di analisi della realtà?
<<Le mie ore curricolari sono già poche, ragazzi… Inoltre le tematiche di attualità non sono inerenti alla mia disciplina, sarebbero piuttosto compito del docente di … (eccetera eccetera)>>. Ogni insegnante ha sollevato questa questione.
A questo punto, però, spiegateci quale insegnante resta per dialogare con noi su ciò che accade “nel mondo”, se ognuno di loro punta il dito verso il collega vicino, ritenuto chissà perché “più idoneo” ?
<<Quanto apprendete dal corso degli eventi passati può insegnarvi molto del mondo attuale>>, è stata l’ osservazione di un altro docente.  Nessuna affermazione più vera, lo riconosco. Ma perché, ogni tanto, non ci si potrebbe davvero soffermare a discutere attentamente del presente e non limitarsi a paragonare frettolosamente eventi passati con eventi attuali?
Infine, ci è stato anche detto che <<La scuola non è il luogo adatto per parlare di ‘queste cose’: si scadrebbe nella politica e ciò non è permesso>>.   A mio parere, questa potrebbe essere l’unica, vera, giustificazione accettabile. Il rischio di sfociare nell’indottrinamento ideologico da parte dell’insegnante è, di fatto, un rischio concreto. Tuttavia, allo stesso tempo, ritengo anche che, se affrontata e discussa con intelligenza, la politica come riflessione sul “bene comune” può passare da tema scottante e dunque pericoloso ad approfondimento che prepara alla vita.
Ragazzi, ammettiamolo: è opinione diffusa e comune tra noi giovani che la politica sia inutile. E’ vero:  lo è. E lo è perché NOI le permettiamo di esserlo!
Dinanzi a questa insormontabile barriera, noi studenti della 4°BL abbiamo dato vita ad autonome forme di organizzazione, di proposta politica e sociale, con la collaborazione di qualche nostro docente.
Permettetemi di concludere, perciò, con una similitudine tanto forte quanto ironica.  A mio parere, la maggior parte delle spiegazioni e giustificazioni avanzate dai professori vale tanto quanto la scusa di un ragazzo impreparato che, il giorno dell’interrogazione, sostiene di non aver potuto studiare in quanto il suo libro è stato divorato dall’affamato cane domestico.
Così come quel ragazzo poco furbo non verrà giustificato per la mancata preparazione, allo stesso modo, cari professori, permetteteci di dirvelo: questa volta vi beccate 4!

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