Incontri e riflessioni

Processo Shell: 15 milioni, il prezzo per la vita di Ken Saro Wiwa

Scritto da Tommaso Nardo e Giulia Menegaldo il 25 Luglio 2010.

Processo Shell: 15 milioni, il prezzo per la vita di Ken Saro Wiwa

La lotta dei nove attivisti contro le multinazionali petrolifere


Si chiude così il processo Shell dopo quattordici anni dalla morte del poeta Ken Saro Wiwa. Il colosso anglo-olandese si è presentato davanti al tribunale di New York per difendersi dall’accusa di aver finanziato, armato e agevolato, l’esercito nigeriano nel ‘95, favorendo così la morte dello scrittore Ken Saro Wiwa e di altri otto attivisti. Il processo però si è concluso presto: la multinazionale ha patteggiato e pagando 15 milioni di dollari ha evitato di partecipare ad un processo scomodo.

Così si chiude una causa storica, lasciando a bocca asciutta chi ha continuato la lotta iniziata da Ken Saro Wiwa, morto, anzi, ucciso. La sua unica colpa ? Quella di aver scritto un libro.
Kenule Benson Tsaro-Wiwa nasce a Bori in Nigeria il 10 ottobre 1941. Dopo l'università si dedica alla televisione scrivendo i testi di una sit-com nigeriana da lui ritenuta un valido modo per veicolare il suo messaggio, ma le sue attività principali sono la narrativa e la lotta politica.

Negli anni Ottanta cominciano i primi contrasti con le autorità nigeriane, poiché Saro-Wiwa si schiera con l'etnia Ogoni, di cui fa parte, nella lotta contro le multinazionali petrolifere ed in particolare la Shell, compagnia colpevole dello sfruttamento del territorio del Delta del Niger. Ken in questo periodo pubblica il suo primo libro “Sozaboy” (1985) nel quale racconta gli orrori della guerra in Biafra dando come sfondo alla storia la sua amata Nigeria e tutti gli orrori da cui è attanagliata, ma questo al governo non piace e nemmeno alla Shell, visto che nel frattempo Saro-Wiwa è diventato anche il portavoce del MOSOP (Movement for the Survival of the Ogoni People) che chiede sempre più con insistenza il diritto ad avere una percentuale sul guadagno dato dai pozzi alla compagnia, così da poter migliorare le condizioni della zona, costruendo scuole, teatri e tutto il necessario al fine di migliorare la qualità della vita. Quindi nel 1990 Ken Saro-Wiwa viene incarcerato per alcuni mesi, senza aver subito alcun processo e successivamente  liberato solo grazie ad una manifestazione di 300.000 persone. E’ così che ottiene l'attenzione mondiale.

Nel 1994 Ken viene arrestato altre due volte e il 10 novembre 1995 viene impiccato a Port Harcourt insieme ad altri attivisti. La cosa shoccante è che, non essendoci esecuzioni da tempo in Nigeria, i boia chiamati per porre fine alla vita degli attivisti non erano “esperti” e non riuscirono ad eseguire un nodo scorsoio in modo adeguato. Solo al quarto tentativo il collo del poeta si spezzò.Oggi che il processo si chiude e la Shell patteggia, pagando 15 milioni e mezzo di dollari, viene stabilito il prezzo per la vita di un uomo, viene stabilito il prezzo per la vita di Ken Saro-Wiwa. Successivamente al processo la multinazionale  ha anche dichiarato di non aver recato alcun danno al Delta del Niger, e di versare i 15 milioni come ”gesto umanitario”.

“Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua».

Ecco le ultime parole del poeta Ken Saro, che, come dice il figlio quarantenne, “sarebbe felice perché in qualche modo abbiamo già vinto. Una delle ultime cose che mio padre disse era che un giorno la Shell avrebbe passato i suoi giorni in tribunale. Noi riteniamo che siano sfuggiti alle loro responsabilità per quanto accaduto in Nigeria, per questo vogliamo che le sue parole diventino realtà”.
Oggi, sebbene la Nigeria sia uno dei maggiori paesi produttori di petrolio, vive una condizione di estrema povertà. Le stime dicono che la corruzione è costata ben 380 miliardi di dollari alla Nigeria, oltre  a gravissimi danni ambientali causati dall’industria petrolifera.
Abbiamo scelto di parlare di Ken Saro Wiwa poiché a nostro avviso stiamo vivendo in un’ epoca in cui non si dà peso al valore delle persone. Proprio per questo motivo, abbiamo ritenuto opportuno onorare la memoria di un uomo che ha sacrificato la sua vita per un ideale di pace e di uguaglianza.

Ti potrebbero interessare