Incontri e riflessioni

Politica in casa (Risposta all'articolo: Grandi piccoli problemi)

Scritto da C.M. il 07 Settembre 2011.

Parlare con mio padre è come parlare con un politico. Non ci posso fare niente.
Dico, per esempio: “Ho mal di testa” e lui subito parte con una sfilza di consigli e una lunga tirata sul fatto che ho smesso di fare sport.
Perché con mio padre il discorso va a finire sempre lì: non pratico sport.
E sì che gliel’ho spiegato molte volte! Ho mollato pallavolo perché la società era uno schifo, corrotta: faceva giocare solo le figlie (anche se schiappe), di quelli dell’ amministrazione, mentre noi, povere anime di ragazze “normali” nel senso di figlie-di-nessuno-che-conta, ma potenziali capo-cannoniere, ce ne dovevamo stare a sorridere in modo ebete in panchina. E magari anche fare il tifo, per spirito di squadra.
Ho mollato pattinaggio perché non mi interessava davvero.
Ora che andrò all’università, non mi sembra proprio il caso di riprendere quei nove anni di pallavolo lasciati là, anche perché tornerei a casa nei week-end, proprio nei giorni delle partite. E chi lo trova il tempo per gli allenamenti? Poi, per l’università, ci saranno l’affitto da pagare, i libri, le tasse, l’abbonamento… Non mi pare il caso di aggiungere spese a spese!
Certo, quando posso vado a correre, a camminare, a prender aria buona, il che mi basta alla grande, ma il problema per mio padre è sempre quello: sua figlia non pratica nessuno sport.
E non parliamo della sua gelosia cronica. Se capisce che provo un debole per un ragazzo (una volta si trattava di un suo dipendente), cerca di farmi capire in tutti i modi - ma chissà perché sempre in maniera indiretta - che ci sono altri pesci nel grande mare della vita, e quello che scelgo io, poi, che sia un pesce rosso o un piranha, non va mai bene.
Ma è il mio papà e lo giustifico. Anche se per spiegargli una cosa devo usare la parlantina persuasiva che mi ha insegnato quel gran genio del nostro presidente parlando alle folle. Quelle parlantine persuasive che fanno sembrare che  non ci sia soluzione più ovvia di quella che sto proponendo.
A volte però capita anche che non ci parliamo per giorni. Se ci penso, non ho mai fatto grandi litigate se non con lui. Lui che avrebbe tanto voluto un maschio e che crede ancora nel pater familias.
Essendo donna, io sono per la parità dei sessi. Ma non quella che si intende nel mondo occidentale, dove le donne devono imparare ad essere uomini per essere accettate e, magari, riconosciute. Nemmeno come la si intende in Cina, dove la donna manager non ha tempo da dedicarsi ai figli e spesso li vede sì e no una volta a settimana. (Qualcuno sostiene che va benone: dice che tempra i bambini. Sarà!).
Mi piace la parità che, leggendo, ho scoperto essere una caratteristica delle religioni andine, dove uomo e donna sono diversi, ma si accettano totalmente per quello che sono, senza cercare di prevaricare l’uno sull’altra.
Ma non stiamo a perderci in disquisizioni, per quanto interessante possa essere l’argomento.
Quello che ti voglio dire, Anonima, è che a tutti capita di litigare col padre.
Io non conosco il tuo, ma da quello che hai scritto posso immaginare che probabilmente “sente solo quello che vuole sentire” e cioè sente solo i…campanelli d’allarme.
Mi spiego. Vai in gelateria? Bene. E’ del tutto normale: non ci si preoccupa di una faccenda come il gelato.
E’ pronta la cena? Bene. Logico che a casa sua si mangia. Non si preoccupa nemmeno di questo.
Sua figlia si compra un dilatatore? Meideimeideimeidei!!!
Hai fatto qualcosa fuori dalle righe che potrebbe portarti verso una strada che lui non conosce, potrebbe portarti ad essere una persona nuova e diversa o potrebbe portarti ad essere una delinquente. Si sa, in tv i peggiori serial killer hanno un dilatatore. E’ una regola per entrare nel club.
Quello che ti dico, ora, non è di opporti in modo drastico, giusto per far vedere che “ci sei”. Quello che ti consiglio è di “opporti” con dolcezza. Di stabilire la tua personalità in modo naturale.
E non ti preoccupare, perché, a rigor di logica, appena sentirà che la sua adorata figliola smetterà di prestare attenzione al fatto che lui non ascolta, si preoccuperà.
Oppure litigaci furiosamente. Fa chiarire le cose con lui e fa sfogare te.
Questi sono i consigli che mi sento di darti, tesoro. Prova a metterli in pratica per un po’: potrebbero funzionare!