Incontri e riflessioni

Non ricordiamoci solo dei grandi campioni

Scritto da Maria Giorgia Bianco, 2AS il 24 Ottobre 2011.

Tutti ormai lo sanno. In cielo, da oggi, c'è un ragazzo in più. Si chiama Marco, Marco Simoncelli.
E' morto mentre gareggiava a cavallo della sua moto o, come diceva lui, della sua "donna".
E' morto davanti agli occhi di tutto il mondo, schiacciato dalla moto del suo avversario, Edwards, durante il secondo giro del del moto GP di Malesia.
Marco, soprannominato Supersic, aveva 24 anni. Era nato a Cattolica dove, all'età di otto anni, aveva iniziato a gareggiare sulle due ruote. Dopo gli inizi e le battaglie in minimoto, debutta nel 2002 al Motomondiale di Brno e nel 2010 compie il grande esordio nel MotoGP.
Era un ragazzo semplice, umile e simpatico. Aveva dei capelli ricci ricci che lo rendevano buffo. Assomigliava tanto al suo amico-collega Valentino Rossi e molti lo credevano suo erede. Con lui, il motociclismo italiano non perde soltanto un motociclista, ma anche un grande campione che avrebbe potuto farci sognare.
Tutti i motociclisti, compreso Marco Simoncelli, sanno bene del rischi che si corrono gareggiando a velocità molto alte, ma nessuno probabilmente pensa che, proprio a lui, potrebbe mai accadere qualcosa di così brutto.
Marco non è l'unico giovane morto durante una gara di MotoGP. Lo scorso anno, il motociclista giapponese Shoya Tomizawa è deceduto durante il GP di San Marino. Anche lui un ragazzo giovane come l'italiano Simoncelli.
Voglio concludere ricordando che non solo i grandi campioni muoiono in moto. Loro “fanno notizia”, ma spesso, al tg, sentiamo di giovani che, a causa di incidenti sulle loro “due ruote”, perdono prematuramente la vita sulle nostre strade.
E’ bene che, di fronte a questi tristi episodi, troviamo tutti l’occasione per riflettere…
Ciao, Marco...

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