Incontri e riflessioni

Andromaca ad Achille

Scritto da Lucrezia Galvagna, 1CU il 26 Gennaio 2020.

Andromaca, Madrid
O Achille,
tu che sei figlio di Peleo, tu che sei il più valoroso dei guerrieri Achei, tu che hai fatto conoscere ai Troiani la tua potenza, guardati bene da quello che farai.
Non ho intenzione di pregarti e chiederti di risparmiare il mio povero marito, perché questo andrebbe contro il mio onore, la mia rispettabilità e quella del popolo di Troia.
Non ho intenzione di incolpare Ettore o di incolpare te per quello che sta succedendo, non si tratta di codardia, come cerco di farmi convinta, bensì del volere di qualcuno che sta ben al di sopra di tutti noi e delle nostre azioni; ciò che accadrà sarà in parte volere degli dei, ma soprattutto volere del destino, del fato.
Non è mio intento chiederti di andare contro il Fato: le mie parole andrebbero vanificate al vento perché so che il compito che ti è stato affidato in questa ignobile guerra è quello di distruggere tutto ciò che si mette sulla tua strada, proprio come fece Ettore, recandoti il torto che forse tu consideri più imperdonabile degli altri, uccidere il tuo amato cugino Patroclo.
Nonostante io non sappia cosa riportino le scritture del destino, il mio presentimento non dice ciò che vorrei sentire e penso che a questo punto l’unica cosa che tu o mio marito possiate fare, è sperare di essere quello dei due che è stato scelto dalla sorte.
Nonostante il mio cuore e la mia mente in questo momento dicano cose completamente diverse, decido di scegliere la ragione, perciò non intendo coprirti di imprecazioni e insulti, perché voglio dimostrarmi migliore di te e di tutti coloro che odiano incondizionatamente chiunque stia facendo ciò per cui è stato chiamato.
Spero solo che, se il mio sposo dovrà morire per mano tua, almeno il suo sacrificio possa servire a placare la tua ira funesta e a mettere fine alle numerose perdite che quest’ultima ha causato.
Spero che il sacrificio del più valoroso dei nostri eroi possa valere a cambiare le sorti di questa dilaniante guerra, e che il mio popolo possa essere finalmente libero, anche se ciò dovrà significare che io diventi vedova e mio figlio orfano di padre. L’unica richiesta che faccio a te, piede veloce, a te che mi hai già privata di padre, madre e di tutti i fratelli, è quella di conservare il corpo di Ettore.
Se dovrai privarlo della vita, non sfigurare completamente la sua immagine. Spero che nel profondo tu abbia un po’ di coscienza, perché se dovrai privare me e il popolo di Troia del nostro guerriero, almeno lasciagli un po’ di onore nei nostri ricordi.
Infine, Achille, sappi che, se anche questa volta sei stato tu il prescelto dal fato, prima o poi arriverà anche la tua ora e proprio in quell’occasione, viva o morta che io sia, gioirò, poiché vedrò tornarti indietro tutto ciò che hai fatto, raccoglierai finalmente i frutti di ciò che hai seminato.

Andromaca
  Lucrezia Galvagna, classe 1CU
 
 

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