Incontri e riflessioni

Le finestre di Matisse e... noi

Scritto da Luisella Saro e testi di studenti della 1AS il 13 Giugno 2011.

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  H. Matisse, Femme assise, le dos   
  vers la fenêtre ouverte
Ci sono tanti modi per terminare un anno scolastico. Tanti quanti sono i modi per guardare alla vita.
Due esempi per tutti. Svuotare l’armadio della classe, riordinare i banchi, tirare le tende e chiudersi la porta dietro le spalle come a dire “fatta anche questa!”, o…aprire le finestre per guardare “oltre”.
Noi, in prima liceo, abbiamo scelto questa strada: l’unica – ci pare – capace di recuperare il senso dei nove mesi trascorsi, insieme, qui a scuola.
Accompagnati da Henri Matisse, ci siamo incamminati nel suo straordinario percorso pittorico costellato da finestre e, come lui, abbiamo provato a spingere lo sguardo oltre a ciò che immediatamente colpisce (e talvolta “imbriglia”) la nostra attenzione, rischiando di zavorrarci.
Ci siamo lasciati contagiare dalla stessa sua assoluta fiducia nella positività del reale, che sempre emerge nelle tele che ha prodotto (nel 1905 ha coraggiosamente intitolato un dipinto La joie de vivre!) e abbiamo verificato che, accettando la sfida di guardare “più in là” con gli occhi della mente e con gli occhi del cuore, è davvero sperimentabile per tutti ciò che racconta Leopardi nell’ idillio L’infinito: “…e ‘l naufragar m’è dolce in questo mare”.
Un anno prima di morire, il cinquantatreenne Matisse scriveva che il «coraggio di liberarsi dai pregiudizi è indispensabile all’artista che deve guardare alle cose come se le vedesse per la prima volta: per tutta la vita si deve avere uno sguardo come quando si era bambini».
Abbiamo provato a fidarci e a seguirlo anche in questo: svelare la nostra parte bambina senza vergognarcene. Senza subire la tentazione fallace di bruciare le tappe. Senza voler crescere troppo in fretta, col rischio di perdere attimi preziosissimi, che non torneranno mai più.
Vogliamo dunque regalare ai lettori del LogBelli alcune delle “nostre finestre”, iniziando con il testo prodotto da Alessandra, amica dolce e tenace; preziosa compagna di cammino di tutti gli studenti della classe prima A del liceo delle Scienze umane. Lo sguardo “speciale” della persona “speciale” che è, il suo sguardo limpido e gioioso, semplice e pulito si appoggia lieve sulle cose e sulle persone con la capacità stra-ordinaria di coglierne l’essenza e dunque la verità.
Alessandra ha il dono di rammentarci che “ogni uomo è stato un bambino”. E ci ricorda che la scuola, dal primo all’ultimo giorno, non è luogo chiuso, ma una finestra aperta. Aperta sul presente. Aperta sulla realtà.
   
Finestra_Ale_150LA MIA FINESTRA di Alessandra Vendrame, 1AS
 
Quando apro la finestra della mia camera
vedo il sole che brilla,
le nuvole e il cielo azzurro.
Vedo anche il mio giardino
e la mia grande altalena
rossa e blu.
Qualche volta
posso vedere il mio cane Oliver
giocare con la sua palla
preferita.
   
   
   
   
   
IL MIO FUTURO E IL MIO PASSATO di Alice Ferrari, 1AS
Attraverso quella finestra vedo il mio futuro e il mio passato; vedo tutti i miei ricordi sia belli che brutti e mi soffermo su quel cielo azzurro e limpido, pensando al mio futuro ancora ignoto e incerto.
Dalla mia postazione riesco ad intravvedere il mare: il bel mare d’ estate, calmo e di un blu affascinante. Non è ancora sera, ma si incomincia a scorgere il tramonto che avanza, in punta di piedi, ed è di un rosa delicato.
Ho sempre adorato il mare! Mi fa ricordare le estati tranquille e avventurose passate con gli amici: ogni anno un’ esperienza nuova.
Ma quel mare calmo mi fa anche pensare al mio futuro, ad altre nuove esperienze da fare, alle nuove amicizie...
E davanti a qual cielo diventato ora giallo ocra, continuo a pormi queste due domande:“come è stata la mia vita fino ad ora?”, “cosa accadrà nel mio futuro?”.
   
 
 
 
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      H. Matisse, La finestra aperta
NON C’E’ NOTTE ABBASTANZA LUNGA… di Massimo Bozza, 1AS
I fiori agghindano il terrazzo e gli danno quel tocco di colore che lo distingue da un terrazzo qualsiasi. Un'ortensia ricopre completamente tutta la struttura del terrazzo. Se ci si sporge un po', si può scorgere una piccola spiaggia e si scorgono delle barche a vela. Il tintinnio delle cime degli alberi fa da sottofondo al continuo frangere delle onde sulla banchina, il sole sta per tramontare e il cielo si tinge di rosso. Poi l'oscurità prende il sopravvento e avvolge ogni cosa. La giornata è finita, ma non c'è notte abbastanza lunga che impedisca al sole di sorgere la mattina dopo.
   
   
   
   
   
   
   
   
   
finestra-francese-a-nizza_Matisse_150
H. Matisse, Finestra francese a Nizza   
COME UN BRUCO CHE DIVENTA FARFALLA... di Angelica, 1AS
Sussistere?
Interpretiamo. Fobie e terrore non ci fermano dal guardare fuori di quel portale che ci separa dal nostro mondo e da quello estraneo.
Guardo fuori e non vedo persone felici, ma persone invidiose. Guardo fuori e non vedo amore, ma odio. Non vedo spontaneità, ma esitazione.
Mentre abbasso lo sguardo, penso, mi fermo.
Nella mia piccola stanza invece vedo il contrario: sono felice, sono entusiasta di vivere accanto a persone confortanti e rassicuranti; non penso che a volte evidenziano i miei difetti, perché costruiscono solo un gradino in più della mia personalità.
Credo che ci siano due mondi in questa dimensione: il primo di questi due rappresenta la realtà ed è indescrivibile.
Non possiamo pensare niente, immaginare niente di esso, senza “interpretare” e quindi distruggere il carattere e le peculiarità di ciò che abbiamo di fronte. Anche di un semplice oggetto.
Quest'oggetto però ha un' "anima" che non va dimenticata, nel senso che, quando sei da sola nel tuo mondo, qualsiasi oggetto ha un significato e gli attribuisci un'anima... Si crea un legame anche con l'elemento della tua camera più insignificante, perché almeno lui sai che non ti deluderà, come potrebbe invece accadere legandosi a persone provenienti da quel mondo esterno.
La delusione per me non esiste, ma nonostante questo rimane "quel vuoto", quando qualcuno tradisce la mia fiducia... Prima o poi bisogna uscire, come un bruco che diventa un bozzolo e infine una farfalla.
Da quella finestra bisogna rompere le sbarre che impediscono di credere, di volere, di sognare... E' anche sognare ciò che rende libero un uomo.
   
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     H. Matisse, La stanza rossa
COME UNA DANZA di Alessia Nonis, 1AS
 
Fuori dalla finestra vedo degli alberi, una casa in lontananza ed un folto prato con fiori di tutti i tipi.
Le foglie degli alberi, mosse dal vento, danno vita ad un rumore che ricorda quello di un ruscello.
Anche l’erba, fitta, danza accarezzata dal vento.
Quella casa laggiù, invece, sembra molto, troppo tranquilla… Attorno ad essa non ci sono alberi e non c'è nemmeno erba. E’come se il vento non la vedesse nemmeno, quella casa, impegnato, in tutto il resto del paesaggio, a dirigere la danza del prato e degli alberi, che si muovono in sintonia.
I mille fiori, cosparsi in modo uniforme in tutto il prato, ad ogni tocco del vento sembra si stiano per librare in volo, abbandonando la radice.
Invece è proprio ad ogni lieve tocco che essi si rafforzano: il loro movimento è ben diverso da quello dell’erba e degli alberi e dona a tutto il paesaggio un leggero brio, ma allo stesso tempo una sensazione di tranquillità.
Questo paesaggio, semplice all’apparenza, suscita in me una strana curiosità.
E' un luogo dove vorrei rifugiarmi e pensare. Sento che qui, finalmente, potrei staccare per un po' la spina…
   
 
 
 
   
 
 
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           H. Matisse, Il violista
IL VIOLINISTA di Barbara Alberton, 1AS
Dalla piccola finestra aperta della mia stanza osservo il paesaggio: bimbi gioiosi che si rincorrono nel prato, uccellini alle prese con il loro primo volo, il continuo scorrere dell'acqua tra i sassi di un ruscello, alberi dondolati  dal vento.
Questa armonia fa nascere in me la voglia di prendere il mio violino e iniziare a scrivere una nuova melodia: la musica della vita. Quella che insegna all'uomo ad andare avanti, a superare le difficoltà.
Vorrei, aprendo la mia finestra domani, sentire sempre questa gioia, questa pace, questa felicità.
Vorrei non dover mai chiudere questa finestra, per non sentirmi isolata in un mondo tutto mio.
Vorrei che tutti avessero la propria finestra ideale sempre aperta...
   
   
   
   
   
   
 
NESSUNA VIA D'USCITA di Alberto Pisano, 1AS
 
Dopo aver visto i dipinti di Henri Matisse mi è venuto in mente un aneddoto vissuto alle medie. Quante volte gli studenti durante un'ora di scienze o di storia, mentre la professoressa parla, parla e parla, si girano e fissano le finestre della classe...
Di solito da quelle finestre si vedono case e alberi, elementi molto comuni, ai quali non si dà molta importanza.
Ma le cose cambiano quando sei dentro un'aula di scuola. Ecco... Abbandoni il tuo corpo per lasciare libera la mente; immagini di essere lì fuori, vicino a quell'albero o a quella casa; immagini cosa potresti fare.
Qualche anno fa, in prima media, mi interrogarono in matematica. Il professore mi chiamò alla lavagna. Era uno di quegli insegnanti che non smetteva mai di scherzare e fare battutine. Lo faceva in modo così assiduo da renderle insopportabili per alcuni e un tormentone per altri. Per me erano decisamente insopportabili.
Non sapevo come svolgere quell'espressione algebrica e non sapevo neanche rispondere alle domande che mi faceva, seduto comodo sulla sedia.
Si formarono lunghi silenzi, interrotti ogni tanto da una delle sue uscite spiritose.
In questi momenti di oblio, nei quali facevo finta di pensare alla risposta, con lo sguardo nel vuoto fissavo la finestra dietro le spalle del professore. Non ce la facevo più: volevo sparire e pensai a come sarebbe stato se fossi riuscito a teletrasportarmi sopra il tetto di una di quelle case... Chissà come avrebbe reagito l'insegnante! Quanto avrei voluto vedere la sua faccia quando si fosse accorto che non c'ero più e, soprattutto, quando si fosse reso conto che ad ascoltare quelle sue stupide battute c'era solo il muro!
Questo mi è venuto in mente quando ho visto la finestra nel dipinto di Matisse. Ma anche quando guardo una qualsiasi altra finestra, come se le finestre fossero delle considerevoli vie d'uscita per la mente...
 
   
   
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       H. Matisse, Alla finestra
FUORI E DENTRO di Julia Trevisiol, 1AS
Il blu di questo mare crea in me una sensazione di infinito.
Riesco a vedere solamente l'orizzonte, nient'altro.
Mi immagino mentre galleggio e mi lascio trasportare...così...dalle onde.
Libera da pensieri.
Cosa ci sarà oltre quell'orizzonte?
Magari città, con tante persone e tanti problemi.
Persone imprigionate nella loro monotonia.
Di colpo riapro gli occhi.
Sono qui, vicino alla finestra.
Fuori, il mare blu. Dentro, la realtà, la mia vita.
   
   
   
   
   
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  H. Matisse, Finestra aperta a Collioure
COSA VEDRO' DOMANI? di Rachele Daneluzzo, 1AS
E' davvero bella la mia finestra! E' l'unica fonte di luce di tutta la mia piccola stanza. Ha i balconi bianchi, un po' sporchi di pittura azzurra.
Azzurra come il colore del cielo d'estate.
Il mio sguardo si posa sul vetro della finestra, e si dirige verso l'infinito.
Il cielo è la cosa più infinita che possa esistere. Permette alle persone di sognare, di immaginare quello che non possono avere, o di ricordare i bei momenti... Ma non fa solo desiderare e ricordare; accompagna tutto ciò. Infatti è il cielo ad abbracciare i momenti più belli, più sereni, più intimi, ma anche i momenti più dolorosi vissuti da ogni persona.
E' fonte di ispirazione per poeti e artisti e di consolazione per gli afflitti. Visto così di sfuggita, il cielo sembra solamente uno spazio senza fine e senza inizio, ma se ci si siede in una sedia, e si guarda fuori, si può osservare l'azzurro limpido che lascia spazio al rosso dell'imbrunire.
Guardo i gabbiani librarsi leggeri e liberi nell'immenso. Loro non hanno pensieri, allora vorrei essere un po' gabbiano anch'io. Vorrei lasciare i problemi della vita quotidiana, e volare, in alto, nel cielo.
Mi alzo, sistemo la sedia, mi soffermo vicino alla finestra, do un'ultima sbirciata al tramonto e chiudo i balconi, domandandomi che cosa vedrò domani dalla mia finestra...
 
 
   
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     H. Matisse, Finestra aperta
TORNERA’ IL SERENO di Giulia Chiarotto, 1AS
Attraverso la finestra vedo una spiaggia dorata, con alcune barche a riva. Il mare è trasparente e il cielo limpido e chiaro.
All’orizzonte si scorgono onde perse nell’azzurro; onde più scure, blu, proprio come alcune nuvole indesiderate che si avvicinano al paesaggio.
Forse scoppierà un temporale e la quiete sarà battaglia.
Alla fine, ne sono certa, vincerà il quadro dipinto da Matisse, che riporterà il sereno, come al principio, e ci regalerà di nuovo quell’idea di pace e di bellezza, che richiama l’infinito.
    
 
 
di Luca Tiso, 1AS
Attraverso questa finestra,  dipinta da Matisse,  io vedo una bambina con lunghi e folti capelli biondi.
I suoi occhi sono più blu  del  cielo dipinto  e la sua pelle è candida come le nuvole che sovrastano il mare mosso.
Non c’è dubbio. Questa bambina che io vedo è sicuramente Shiva.  Sta correndo sul bagnasciuga e le tante goccioline d’acqua così create sembrano roteare  intorno a lei.
Il suo sorriso è più splendente della luce che illumina il paesaggio ed è questo suo sorriso innocente a completare il bel paesaggio dipinto dall’artista.
   
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          H. Matisse, Interno a Nizza
A MODO MIO di Jessica Ekeanyanwu, 1AS
Il quadro di Matisse che ho scelto si chiama "Interno a Nizza". Rappresenta una donna seduta su una sedia. Pare preoccupata. Al suo fianco ci sono due finestre, che si aprono su uno scorcio: una favolosa vista sul mare. Guardando questo dipinto, che mi ha colpito più degli altri, ho provato ad interpretarlo…a modo mio.
Secondo me la donna rappresenta la figura del genitore; in questo caso mia mamma, preoccupata per il mio futuro.
Le finestre spalancate lasciano intravedere le scelte che dovrò operare nella vita.
Il mare racconta i dubbi, le opportunità, i cambiamenti, le occasioni, le delusioni che caratterizzano il mio presente e che mi accompagneranno nel futuro.
E anche gli ostacoli che dovrò superare.
 
 
 
  
 
   
   
   
   
 
 

 

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