Incontri e riflessioni

Intervista immaginaria. Il terremoto e la forza dei bambini

Scritto da Francesca il 30 Maggio 2012.

Finalmente sono arrivata in questa terra che da molto tempo volevo visitare, ma che per diversi motivi non sono mai riuscita a raggiungere. Oggi sono qui, in Emilia, luogo dov’è in corso una tragedia. Ho 35 anni e sono una giornalista.
Fin da piccola avevo il desiderio di intervistare personaggi famosi, cantanti, attori, attrici, gente di spettacolo.
Ora sono qui, ho fatto ben sei ore di macchina, ho caldo, ho fame, ho sete, ho sonno, ma non vedo l’ora di intervistare una di queste persone protagoniste e vittime del terremoto.
Mentre cammino e vedo i loro volti, capisco che sono queste le  persone"belle"; queste sono le persone che dovrebbero essere al centro della nostra attenzione: non i cantanti o gli attori dai quali tutti siamo ossessionati! Passeggio per le strade e noto un grande caos, come mi aspettavo. Palazzi ormai caduti, donne, uomini, bambini che corrono...
Vedo una bambina, la fermo e comincio a chiederle ciò che avevo previsto di domandare ad un adulto.
G: Ciao, cosa fai qui tutta sola?
B: (La bambina mi appare intimidita ma risponde) Ciao, sto aspettando mia mamma.
G: E dove è andata?
B: A prendere le ultime cose a casa. Ma tu chi sei?
G: Sono una giornalista, hai presente quelle persone che ti fanno tante domande e che vogliono sapere tante tante cose?
B: Sì, ho capito. Allora… (la bambina è felice, si sente importante) mi chiamo Beatrice ed ho 8 anni, cosa vuoi sapere di me?
G: Volevo chiederti cos’ hai fatto l’altra sera.
B: (La bambina ci pensa un po’, storge gli occhi, avrà pensato: “chissà cosa vorrà questa”) Mmm, l’altra sera stavo giocando con mio fratello alla play station ma poi mi sono stancata e sono andata a dormire presto. Ma perché vuoi sapere questo?
G: Aan, e … (non faccio in tempo a finire la frase che subito la bambina prende la parola)
B: Ah, ho capito. Vuoi sapere di quando la terra qui da noi ha tremato.
G: Mi hai scoperta!
B: (non parla)
G: Hai voglia di raccontarmi qualcosa?
B: Sì, certo! (accenna un sorriso)
G: Quando la terra ha cominciato a tremare hai preso paura, immagino. Cos’hai pensato?
B: Io stavo dormendo tranquilla, non mi sono subito accorta, avevo sonno; poi ho sentito un rumore, mi sono subito alzata ed ho visto il mio portafortuna spezzato in due. Con le lacrime agli occhi sono andata dalla mamma e lei mi ha subito presa tra le braccia. Io non sapevo cosa stava succedendo.
(arriva la mamma)
M: Beatrice, cosa fai?!
G: Buongiorno signora, sono una giornalista, sono venuta qui per intervistare qualcuno di voi. Ho trovato questa bella bambina, volevo farle un po’ di compagnia.
M: Ah, grazie signora. Sono andata a prendere le ultime cose in casa per portarle in macchina; sa, questa notte dormiamo qui.
B: Sì, dormiamo in macchina, io non torno più a casa!
M: Beatrice, vai a mettere queste cose in macchina, per favore.
G: Signora, come si sente?
M: ... (non risponde, si strofina le mani sulle braccia, come se sentisse freddo)
G: So che è difficile, lo so, non si preoccupi.
M: Mi scusi. Non è facile per voi che ne sentite parlare e basta, si figuri per noi che l' abbiamo vissuto, lo stiamo vivendo e che siamo costretti a dormire in macchina.
G: Sono venuta qui per cercare di mettermi nei vostri panni.
M: Non ce la farà mai: è una cosa troppo forte. La paura non se ne va più. Lo vede che le scosse continuano. Anche oggi due sono state fortissime...
G: Noi siamo con voi.
M: Grazie.
G: Sua figlia mi ha cominciato a raccontare della tragedia.
M: Sì, io alla scossa delle quattro, tra sabato e domenica scorsa, ero sveglia, non stavo bene; ho sentito la terra tremare ma non ho avuto molta paura. Poi tutto ha cominciato a cadere: vasi, quadri, sedie, di tutto. Non sapevo cosa fare!
G: In quel momento cosa le è passato per la testa?
M: Non riuscivo a pensare ad altro che alla salute dei miei figli. Volevo portarli fuori, ma fuori era ancora peggio: era buio, non capivo più niente. A consolarmi è stata Beatrice. Mi diceva che mi voleva bene, mi abbracciava, mi parlava di quello che avrebbe fatto la mattina successiva.
G: Che carattere, sua figlia!
M: Sì, veramente-
(Beatrive torna)
B: Ecco fatto, ho messo tutto in macchina, questa sera dormiremo bene.
(La mamma ha le lacrime agli occhi)
G: Bene, brava, ora fai vedere alla mamma come sei stata brava.
M: Mi scusi, il dovere mi chiama. Grazie, signora, grazie.
G: Si figuri, grazie a lei e a sua figlia. Non abbiate paura, siate forti!
Mentre le vedo allontanarsi, mi vengono in mente molte cose. E' successo lì, ma può succedere ovunque e, sinceramente, io non sarei pronta. Noi siamo abituati a pensare che finchè le cose capitano agli altri va tutto bene; non è così.
Non ho altre parole...

Ti potrebbero interessare