Incontri e riflessioni

In un battito d'ali

Scritto da Elisa Tasca il 22 Febbraio 2012.

Il circo della farfalla

Introduzione della prof.ssa Luisella Saro
"Il cervello è più grande del cielo / perché, se li metti fianco a fianco, / l’uno conterrà l’altro / con facilità – e Te in aggiunta”.
(Emily Dickinson)
Metti una mattina a scuola. Un’ora di letteratura italiana. Foscolo, il Carme “Dei Sepolcri”, il materialismo, il meccanicismo. E l’uomo, i cui “miserandi avanzi (…) Natura / con veci eterne a sensi altri destina”, come fa, indifferentemente, con gli animali, con le piante: nascono, crescono, muoiono, si decompongono, diventano humus.
Metti quella mattina a scuola. I versi di Foscolo e una sfilza di domande, che raccontano la ribellione della ragione e del cuore. Noi uguali agli animali? uguali alle piante? agglomerati di cellule destinati al nulla eterno? E ancora: noi tra noi uguali o diversi? E, se diversi, “giusti” e “sbagliati”: “perfetti” oppure “errori della natura”? Degni di vivere, di essere ricordati, o anche no?
Metti quella mattina, quell’ora. Sì: la vita, i progetti, le opere, il fare perché resti di noi un ricordo. Sì: la poesia, le Muse, che “siedon custodi de' sepolcri, e quando / il tempo con sue fredde ale vi spazza / fin le rovine, le Pimplèe fan lieti / di lor canto i deserti, e l'armonia / vince di mille secoli il silenzio”. D’accordo, la poesia, ma…e noi? Noi che non sappiamo poetare? La nonna che non ha studiato, l’amica che non c’è più e non ha compiuto, mai più potrà compiere gesta illustri, pur sapendo che “a egregie cose il forte animo accendono / l'urne de' forti”? Che segno lasciamo qui in terra, che ne sarà di noi…“dopo”?
Abbiamo discusso, ci siamo lasciati provocare dai versi di Foscolo e ci siamo interrogati sulla vita e sulla morte. Su ciò che ci distingue dal resto del creato; su ciò che differenzia e rende speciale, e degna, la vita di ciascuno di noi.
Metti quella mattina, e la campanella che suona perché l’ora è finita, mentre le domande urgono ancora. Metti che fai prendere il diario e “per casa” assegni un compito strano. Andatevi a vedere il cortometraggio “Il circo della farfalla”
   
IN UN BATTITO D’ALI
Si parla di uomini e di donne, di corpi perfetti e armonici, di proporzioni e di misure, di modelli condivisi e, la maggior parte delle volte, invidiati e sognati. Si parla di fortuna di fronte a corpi apparentemente perfetti, senza alcun difetto, senza niente “fuori posto”.
Ma la fortuna non sta semplicemente nell’essere dotati d’un corpo con il quale muoverci, con il quale trascorrere il nostro tempo, la nostra vita frenetica, sottoponendolo a mille movimenti per portare a termine ogni singolo impegno; la vera fortuna sta nel saper usare correttamente e al meglio il proprio corpo, sfruttare e conoscerne ogni singola parte.
Immaginiamo infatti una persona, indipendente dal sesso, privata, non dalla nascita ma da adulta, o d’un braccio, o d’una mano, o d’un piede, o d’una gamba: la vita sembrerebbe difficilissima, faticosa, avversa. Si parlerebbe di sfortuna, ci si lamenterebbe: gran parte delle cose che prima si facevano in poco tempo ora ne richiedono il doppio o addittura appaiono impossibili, almeno all’inizio. La perfezione, l’armonia e la bellezza svaniscono, in parte.
Immaginiamo ora una persona, uomo o donna che sia, privata d’ogni arto fin dalla nascita. La vita dovrebbe essere ancora più difficile, ancora più faticosa, più crudele; eppure, quando vi sono situazioni di questo tipo, ci sono persone che reagiscono senza troppi lamenti, senza un atteggiamento arrendevole. Ma anche in questo caso la perfezione non viene più vista: svanisce insieme all’armonia, alle proporzioni, alle misure, come se tutto ciò potesse essere cancellato in un attimo dalla volontà di chi osserva. Eppure sono proprio queste le persone che, convivendo con questi piccoli grandi difetti, grazie alla forza di volontà imparano a conoscere il loro corpo e ad utilizzarlo al meglio per sopravvivere, per fare cose straordinarie che chi ha un corpo armonico, perfetto, proporzionato non è in grado di compiere: imparano a convivere con addosso mille sguardi, risate, pregiudizi.
Ovviamente c’è chi si sente come l’ombra d’un uomo che sfugge nello sfondo d’un dipinto: impercettibile, quasi inutile; c’è chi si sente di “stonare” nel mondo come una figura bianca e nera in una foto a colori: troppo contrasto, troppa diversità. E la diversità, il contrasto, il salto di qualità tra l’una e l’altra persona ci sono, perché, come accade con le farfalle, che da  bruchi si trasformano in  creature meravigliose, così chi viene considerato “un errore o una perversione della natura”, in una frazione di secondo, in un rapido battito d’ali, può dimostrare la sua armonia, la sua perfezione, la sua delicatezza, la sua forza in ciò che fa e in ciò che è: una creatura unica, irripetibile e, per ciò stesso, invidiabile.