Incontri e riflessioni

Il carcere entra a scuola, la scuola entra in carcere - I° incontro 2015

Scritto da studentesse di 4BL il 18 Gennaio 2015.

Il carcere entra a scuola, la scuola entra in carcere - I° incontro 2015
La scuola di oggigiorno forse difetta nella formazione direttamente legata alle materie di studio, ma credo ci formi sicuramente di più come persone.
Oggi alcune classi della mia scuola hanno partecipato ad un incontro relativo al progetto "Il carcere entra a scuola, la scuola entra in carcere". 
Io, come la maggioranza dei adolescenti, credo che se di punto in bianco  mi avessero proposto ad entrare in un carcere avrei avuto paura, ma alla fine non siamo circondati ogni giorno da persone sconosciute? E ci fidiamo lo stesso, senza sapere la loro storia. Questa mattina ho avuto la fortuna di sentire la storia tragica, ma per me di grande importanza, di un uomo che nella nostra società sarebbe stato stimato per la sua professione. Ora è solo un carcerato, un assassino. A questi termini non si aggiunge mai il prefisso ex: lo rimangono a vita, carcerati e assassini, soprattutto nel loro subconscio, anche i più crudeli non riescono ad eliminare ciò che hanno commesso.
Quest' uomo pare abbia avuto la disgrazia di usare farmaci sbagliati, di non essere stato abbastanza attento e questo avrebbe compromesso la sua salute mentale al punto da fargli compiere l'atto più terribile; in un istante, senza un minimo motivo, ha aggredito sua moglie, suo figlio ed infine se stesso. Non posso neanche immaginare come siano state le prime ore in cui ha ripreso lucidità: rendersi contro che per mano sua, la persona da lui più amata ha abbandonato questo mondo...
Presumo che le persone che sono a conoscenza della sua storia o lo giudichino o al massimo siano dispiaciute, ma io lo ammiro, quasi lo invidio. Non di certo per quel momento, l'attimo che gli ha cambiato la vita, ma per il resto. Pur avendo avuto una situazione economica difficile in gioventù, grazie al sacrificio della sua famiglia ha potuto studiare. Ha trovato la donna della sua vita e nonostante problemi non di poca importanza, ha saputo amarla allo stesso modo e mantenere un loro piccolo patto per la serenità di entrambi. E poi cosa dire della felicità di aver cresciuto un figlio così? Nonostante problemi gravissimi, dolori inspiegabili, ha comunque trovato la forza di stare vicino a questo padre che ora aveva bisogno di tutto il suo amore per riuscire a convivere con sé stesso.
Quella famiglia era ricchissima di forza e di amore e credo che loro, in quei pochi anni che hanno vissuto assieme, hanno dimostrato molta più lealtà, amore, presenza, fiducia, che molti di noi in tutta la nostra vita.
Milana
 
Il 15 Gennaio alcune classi hanno partecipato all’ITIS al primo incontro del progetto “Il carcere entra a scuola, la scuola entra in carcere”. Erano presenti due ex detenuti e due detenuti del carcere “Due Palazzi” di Padova. Il loro “lavoro” per un giorno è stato raccontare a noi studenti il periodo della loro vita più buio: quando hanno commesso un reato che li ha portati a vivere in una cella. Ognuna delle persone che ha parlato aveva una storia diversa: c’era un uomo di circa 50 anni che ha ucciso la moglie, un ragazzo pakistano che ha aiutato ad uccidere una persona che estorceva il pizzo nell’attività dei suoi genitori, un ragazzo che ha ucciso una persona dopo aver assunto dell’eroina ed, infine, un uomo che ha compiuto molti furti e rapine.
Quello che mi ha colpito di più della storia dell’uomo che ha ucciso la moglie è stato sentire che lui, prima di "quel giorno", era una persona normale, con una vita normale, cosa che non si penserebbe mai di una persona che uccide la propria donna. Ho visto che porta ancora la fede al dito, un segno di legame eterno con la moglie che ha ucciso. Ci ha raccontato che quando ha commesso il fatto era sotto l’effetto di farmaci antidepressivi, tranquillanti e sonniferi, che prendeva da un po’ di tempo per dormire e stare tranquillo e che spesso “scambiava” con i farmaci che usava la moglie, che soffriva di depressione.
La storia però, che mi ha colpito di più è quella di Andrea, un ragazzo che quando aveva 21 anni è stato arrestato perché, sotto l’effetto dell’eroina, ha ucciso una persona. Raccontava che all’inizio aveva dei “punti fermi” sull’utilizzo delle droghe, però da quando una sera ha iniziato a fumare uno spinello, ha continuato durante i week-end con l’ecstasy e poi è entrato nel tunnel dell’eroina, che utilizzava prima una volta al mese, quando ne aveva voglia, poi due volte al mese, una volta alla settimana e sempre più spesso fino a quando ne è diventato dipendente. Quando si faceva, si nascondeva, e nessuno al di fuori di altre persone che erano nel suo gruppo sapeva nulla, nemmeno i familiari.
Il fatto che una persona si nasconda per assumere delle droghe è normale anche oggi, perché nessuno vorrebbe essere additato come “tossico”. Ma credo che la sua esperienza possa farci riflettere soprattutto per il fatto che ha raccontato che da uno spinello è passato a cose gradualmente più pesanti e che si diventa dipendenti dalla sostanza. Molti credono di poter gestire questo “bisogno” che ci creiamo, ma non è vero.
Andrea è stato arrestato dopo aver ucciso una persona mentre era sotto l’effetto di stupefacenti, e questo, forse, può persino essere visto come una cosa positiva: fa riflettere su come quando sei “fatto” non ti rendi conto delle azioni che compi, e sbattendo la faccia contro un’esperienza simile ti rendi conto che forse è giunto il momento di smettere, una volta per tutte, con la droga, e che quella persona che hai ucciso, la volta dopo puoi essere tu, che per una cosa banale ti uccidi senza rendertene conto.
Le altre due storie non mi hanno colpito particolarmente: erano storie abbastanza “comuni”, secondo me, di quelle storie che si sentono tutti i giorni al telegiornale.
Bruno, che faceva furti e rapine, per esempio, ha raccontato che ogni volta che veniva arrestato, fino a quando non è arrivato al carcere “Due Palazzi”, ogni volta che era nella sua cella progettava altri furti o rapine perché il pensiero principale era di avere abbastanza soldi.
Il ragazzo pakistano, invece, è stato processato per concorso in omicidio per aver aiutato ad uccidere l’uomo che chiedeva il pizzo al negozio dei suoi genitori. Dopo quello che ha compiuto voleva scappare, e la cosa che può far più effetto è il fatto che i suoi genitori, dato che sono in Italia da tanti anni, lo hanno spinto a costituirsi, quando potevano mandare il figlio in Pakistan e nessuno lo avrebbe più ritrovato.
La Falca

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