Incontri e riflessioni

Heartquake

Scritto da Linda Diamante, 3BL il 18 Marzo 2011.

Finalmente il buio avvolge Tokio. La luce troppo chiara del giorno dà fastidio agli occhi. Marzo è un mese orrendo, finge di iniziare ad esserci il sole, ma non c’è altro che una luce bianca, riflesso di qualcosa che è stato e imitazione di qualcosa che sarà solo tra un po’. Illude, come la vita ogni giorno.
È così che vivono gli uomini: avvolti dalla sottile patina dell'illusione.
Sono le due di notte e le nove sigarette, posizionate sul tavolo a due centimetri di distanza l’una dall’altra, mi aspettano per il consueto appuntamento mensile. Non sono un gran fumatore, ma questa notte è diverso: ho intenzione di rimanere sveglio fino all’alba, fino a quando verrà domani.
La prima sigaretta è per la morte.
Quella morte vestita di nero, che sa di tabacco e che ti bacia, riempiendoti la bocca, accarezzando le pareti del tuo palato con fare sinuoso e provocante. E’ il prototipo perfetto del piacere: è squisita e ti uccide, secondo dopo secondo. Ti sfiora e se ne va lasciandoti lì, insoddisfatto, ad aspettare il suo ritorno. Sai che prima o poi verrà a riempire il vuoto che ha lasciato. O almeno lo speri, perché questa fragile certezza è tutto ciò che ti rimane.
La seconda sigaretta è per i tuoi genitori.
Sono loro che ti hanno trascinato in questo sudicio angolo di mondo, e che quando eri piccolo ti stringevano tra le braccia, dicendo di amarti. Dissero di amarti anche quando lasciasti la squadra di basket, quando te ne andasti di casa e cominciasti a drogarti, convinto che le loro attenzioni ti stessero soffocando. Li odi, perché amano come tu non sarai mai capace di amare.
La terza sigaretta è per tua sorella.
Adoravi il modo in cui ti prendeva la mano e ti chiamava “fratellone”. Parlava come te, rideva come te, piangeva come te, pensava come te. Eri il suo unico, pessimo modello di riferimento. Quando l’hai lasciata le hai spezzato il cuore: hai distrutto il vostro rapporto e le hai salvato la vita, e questa è probabilmente l’unica cosa di cui oggi puoi sorridere.
La quarta sigaretta è per il tuo migliore amico.
Era una gran brava persona, l’unica che ti avesse veramente teso la mano quando stavi precipitando nella disperazione. Ora è lontano, probabilmente dall’altra parte dell’oceano. Per la verità non sai nemmeno se è ancora vivo... Aveva completa fiducia nelle tue capacità. E’ questo, forse, il vero motivo della sua scomparsa. E tu non ti sei neanche preoccupato di ritrovarlo.
La quinta sigaretta è per tua moglie.
L’unica donna che tu abbia mai amato, tanto da decidere di sposarla. Ricordi le sue labbra sottili, i suoi ricci castani, i suoi occhi neri da cui non riuscivi a distogliere lo sguardo. Le sue piccole mani candide si intrecciavano perfettamente alle tue e ti guidavano verso una meta che solo lei era in grado di vedere. Quale fosse, non l’hai mai saputo. Il cancro se l’è portata via e, con lei, anche questo stupido fondamentale segreto.
La sesta sigaretta è per l’università di Tokio.
Un ammasso di giovani in divisa che vivono per esibire il loro quoziente di intelligenza superiore. Una bella facoltà, la tua, piena di ragazzi viziati, figli ricchi di stranissima gente ricca, che ha contribuito a trasformarti in quello che sei: un avvocato di successo il cui problema più grande nella vita è scegliere  tra un vestito Armani blu o nero, a seconda della prostituta con cui passerai la notte.
La settima sigaretta è per il tuo appartamento.
Probabilmente, l’unica cosa di cui puoi vantarti con la gente. Di giorno, le pareti bianco avorio fanno rimbalzare la luce e ci giocano come se ne avessero il completo controllo. L’hai scelto per l’altezza: un’altezza tale che da lì sembra di poter sfiorare il sole. Di notte, i mobili color ebano si fondono con le tenebre. Sembrano fasci di buio scappati al controllo della notte. L’unica presenza che spezza l’armonia di quel luogo è tuo corpo stanco e vuoto.
L’ottava sigaretta è per tuo figlio.
Tuo figlio che non ha un nome, tuo figlio che non è mai nato. Eri troppo impegnato a guardare fuori dalla finestra per poterlo anche solo desiderare. Lui non ha la bocca, perciò non può sorriderti. Non è qui sulla terra perché tu non l’hai voluto, ma ti vuole bene, perché sei pur sempre suo padre.
La nona sigaretta è per te stesso.
Perché ti stai accorgendo di come la tua vita in realtà non sia altro che un agglomerato di inutili sciocchezze. Così, una volta al mese, rimani sveglio tutta la notte, impegnato a guardare fuori dalla finestra, a fissare le opportunità che ti sono scivolate dalle mani e quelle che ti stanno sfuggendo dalle dita in questo preciso momento.
Sto stringendo la nona sigaretta tra le dita, quando il pavimento comincia a tremare. Le pareti vibrano con una violenza spaventosa, più forte di quanto abbiano mai fatto prima d’ora. In mezzo a quel rumore assordante, sembra impossibile ma riesco a sentire distintamente il battito del mio cuore.
Il mio cuore batte. Il mio cuore batte e io sto vivendo. E non me ne sono mai accorto.
La cenere della nona sigaretta cade sul tavolo, mancando di pochi centimetri il posacenere.

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