Incontri e riflessioni

Ha senso?

Scritto da C.M. il 01 Ottobre 2010.

CONFUSA
Confusa mi alzo dal suo letto.
Mi guardo intorno, leggermente intontita, per riuscire, dopo diversi istanti, a tornare al momento presente.
I ricordi della sera prima mi si affollano rumorosi in testa.
Musica. Confusione di innumerevoli corpi premuti contro il mio. Risate. Il suo sorriso. Sussurri nell’orecchio. Fumo di sigaretta. Bicchiere di alcool condiviso. Vestiti strappati di dosso. Baci ardenti. Una frase, la mia. “Ma non ti senti in colpa?”.
Mi volto e lo guardo, ancora immerso nel sonno. La sua pelle eburnea illuminata a sprazzi dalla luce che filtra dalla persiana rivela dei piccoli, ma frequenti graffi. I miei. Sorridendo abbasso lo sguardo sul mio seno, dove le sue labbra e i suoi denti mi hanno procurato un livido viola.
Tuttavia…tuttavia…
Il mio sguardo si posa sul suo anulare dove una piccola fedina d’argento fa bella mostra di sé, sbattendomi in faccia la cruda realtà. Lui, il non-amore mio, è di un’altra.
“Vorrei che fossi solo mio…”
“Sono solo tuo,  stasera…”
Ma non mi sento spezzata. Il mio cuore non soffre più di tanto. Sono una bambina, in fondo, ma il mio edonistico stile di vita fa a pugni con la mia gelosia, con il senso di cieca possessione che provo. Sono un Andrea Sperelli al femminile. Il che non costituirebbe nemmeno un problema, riguardo al nome: Andrea è anche un nome femminile.
Che amara consolazione!
Le sue ciglia vibrano leggermente e le palpebre si sollevano per mostrare due svegli occhi scuri. Profondi. Mi ci potrei perdere.
“Ciao, tesoro…”
La sua voce è una stilettata al cuore. Quante volte l’avrà detta a lei questa frase?
“Ciao…”
“Andiamo a colazionarci?” mi sorride allegro, appagato.
Io mi volto. Non sopporto di guardarlo negli occhi. Non sopporto tutte le ondate di gelosia che mi attraversano il cuore.
Altro che Andrea Sperelli. Sono la povera e ingenua Donna Maria.
Per lui non sono altro che uno dei tanti tradimenti alla sua ragazza, una delle tante avventure, uno spasso, insomma.
Però, alla fine, chi vince? Vince lei, sempre. E sempre vincerà lei. Perché per quanto lui faccia l’amore con altre, lei sarà sempre “la prima”.
Le sue labbra piene mi lambiscono la pelle del collo con la scura passione meridionale. Scura come la sua pelle.
Insieme formiamo il biscotto dei Ringo. Che grasse risate.
“Che succede?”. La sua voce è dolce come fiele. “Non ti va di stare più con me?”.
Lo guardo negli occhi. “No, no…fammi preparare, dammi un minuto per vestirmi”.
Uno dopo l’altro, gli indumenti impregnati di fumo e del suo profumo coprono il mio corpo. Quel corpo che per lui non è più un mistero.
Distrattamente, estraggo il mio fiammante cellulare dalla borsetta, premendo il tasto di accensione. Quattro messaggi in arrivo.
Controllo.
Due sono di mia madre che, preoccupata, mi raccomanda di tornare a casa. Le rispondo subito che torno a breve, non si sa mai che chiami la polizia. Gli altri due di Peter.
Li scorro velocemente, mentre nell’altra stanza lui si sta rivestendo.
Leggo. “Grazie per essere passata a trovarmi al lavoro. Sei sempre bellissima!”.
E, come se non bastasse a farmi sentire un insetto minuscolo, “Buona notte, tesoro!Ti auguro tanti bei sogni, in cui spero di comparire anche solo per un secondo!”.
Scaravento il cellulare nella borsetta. L’ho proprio sognato bene!
Non ce la faccio più. Che stupidi siamo noi adolescenti, che stupide siamo noi ragazze!
Tra la favola e la follia, sceglieremo sempre la follia. Ci renderemo dipendenti da un ragazzo per il quale conteremo meno di zero, diventeremo delle tossiche.
Ma alla fine è questo che facciamo.E’ quello che ho fatto io ieri sera ed è quello che lui fa continuamente tradendo la sua ragazza. Mi sento così in colpa… In colpa verso quello stupido innamorato di Peter, verso questa ragazza sconosciuta, verso…verso me stessa.
Sì perché io ieri sera ho mancato di rispetto innanzitutto verso me stessa. Mi sono ridotta a essere una delle tante, quando in realtà per lui ho sempre voluto essere l’unica.
Amavo la nostra amicizia iniziale, amavo la nostra complicità, amavo il nostro SANO divertirci. Ma poi lui aveva deciso di baciarmi e quella palpabile, ma controllabile, passione erotica sempre presente tra noi è esplosa.
Sono una stupida. So già che mi ridurrò ad elemosinare inutili momenti spiccioli con lui, solo per godere della sua presenza, per illudermi che sia “mio” per un attimo.
E intanto, dall’altra parte, totalmente fiducioso della mia fedeltà, c’è Peter. Mi sento così vigliacca... D’altronde, se dovesse andare male con lui, avrei sempre Peter. La scorta.
Non sono fiera di me stessa, ma almeno è una garanzia. Cioè, se non mi diverto a 19 anni, quando lo potrò fare? Dopotutto, l’ho detto, sono anche Andrea Sperelli…

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