Incontri e riflessioni

Guardo il mondo e penso alla mia vita...

Scritto da anonima il 23 Marzo 2012.

Un fatto di cronaca recente mi ha colpito nel profondo. E’ avvenuto qualche giorno fa in Italia.
Il figlio diciassettenne di una coppia separata stava dormendo a casa del padre quando quest'ultimo lo ha ucciso rompendogli il cranio a martellate per poi suicidarsi.
Sono rimasta letteralmente sconvolta quando ho sentito questa notizia al telegiornale: cosa può spingere un uomo a uccidere suo figlio? Non si può trovare una risposta a questa domanda perché nulla è più forte dell'amore fra genitori e figli, o almeno io pensavo fosse così.
Quando poi sono stati ipotizzati i motivi dell'azione irrazionale del padre ho cambiato idea: l'uomo, uccidendo il figlio, pare volesse vendicarsi della moglie che si era innamorata di un altro e aveva quindi lasciato il marito.
Sono rimasta allibita. Possibile che un uomo dopo essere stato lasciato dalla moglie impazzisca a tal punto da uccidere la persona che amava di più al mondo, carne della sua carne, ragazzo senza colpa per la fine di un matrimonio "sfortunato"?
Mi sono chiesta cosa poteva essere passato per la testa di quell'uomo prima di compiere l'omicidio. Forse ha pensato che, dato che sua moglie gli aveva fatto un torto imperdonabile, doveva toglierle ciò che lei amava di più, suo figlio.
Forse è stato un attimo di folle odio nei confronti dell'ex-moglie o forse la pazzia si era impossessata del cervello dell'uomo impedendogli di combattere contro l’istinto di vendetta.
Quando l'uomo, tornato in sé, ha vi sto ciò che aveva fatto, preso dai rimorsi o dopo essersi accorto di aver ucciso la persona più importante della sua esistenza, probabilmente ha pensato di non aver scelta e che l'unica cosa che avrebbe potuto fare era togliersi la vita.
Così, nel giro di pochi minuti, si sono consumate due esistenze: quella di un ragazzo innocente di appena 17 anni che aveva ancora la vita davanti e che, nonostante avesse sofferto per la separazione dei genitori, probabilmente era felice di poter stare con entrambi; l'altra, la vita di un uomo che, dopo la separazione, era convinto di aver perso tutto. Troppo occupato a compiangere sé stesso, non è riuscito a capire che non era tutto perduto e che aveva un figlio di cui occuparsi e che l'amava profondamente perché lui era l'uomo più importante: era suo padre.
Io penso che non ci possa essere una giustificazione possibile per l'azione di quest'uomo offuscato dall'odio, e provo un’immensa compassione per  la madre del ragazzo il cui dolore è indescrivibile perché è accaduta una cosa contro-natura: in una sola notte la vita di un diciassettenne piena di allegria e spensieratezza si è spenta senza ragione.
Questo episodio mi ha fatto riflettere molto sulla mia vita: ho capito di essere fortunata a vivere in una famiglia dove i genitori si amano ancora e che, ancor di più, amano i loro figli per cui darebbero la vita se fosse necessario.
L'unica cosa che mi dispiace è che, purtroppo, non tutti i ragazzi sono fortunati quanto me.

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