Incontri e riflessioni

Giovani e tecnologia

Scritto da Giulia Donado, Giulia Borsellino, Martina Manfredi, Maura Furlanis il 22 Luglio 2010.


FACEBOOK, CELL., LA NUOVA GENERAZIONE
È davvero così bello?



Se prendiamo in considerazione un campione rappresentativo di ragazzi e chiediamo loro se sanno usare il computer e se usano frequentemente il cellulare, prima di avere una risposta ci ridono in faccia e poi rispondono: “Certo che sì!”.
Quando chiediamo se sono iscritti a Face book il 90% dei ragazzi ci risponde di sì.
E allora ok, siamo la nuova generazione, la generazione che comunica, si sfoga, si racconta attraverso il pc, i social network e i cellulare.
Siamo convinti che la tecnologia per i ragazzi sia un’ossessione, una sottospecie di nuova droga: i ragazzi si conoscono e relazionano tra loro tramite questi mezzi avanzati che, però, ci riportano indietro nel tempo, ma negativamente.
Se parliamo con i nostri genitori possiamo renderci conto di come siano cambiate le cose nel corso degli anni, a cosa sta portando quest’innovazione.
Anni fa i ragazzi si conoscevano solo se abitavano all’interno del proprio paese, mentre noi conosciamo gente che abita a km e km di distanza.
Pochi anni fa, se un ragazzo voleva conoscere una ragazza, andava da lei, si presentava e le chiedeva di uscire. Ora non è più così: basta un messaggio su Facebook o chiedere a qualcuno il numero di telefono ed è fatta, hai conosciuto la ragazza.
Così i giovani si conoscono. Ma conoscono realmente la persona che sta dall’altra parte del cellulare o dello schermo del pc?
Siamo convinte che in questo modo ognuno di noi possa dimostrare il meglio di sé e che gli aspetti negativi del carattere vengano fuori solo con il tempo, quando conosci una persona “al di fuori”?
Ma come si vive? Si vive in un mondo fatto di illusioni e di finzioni.
È facile scrivere “ti amo” attraverso sms, ma siamo ancora capaci di guardare una persona negli occhi e dirle “ti amo”? Solo guardando una persona negli occhi si può capire se mente o se quello che dice rispecchia ciò che pensa realmente. Solo parlando faccia a faccia si possono vivere davvero le emozioni!
Non è solo una questione di cellulari e computer: anche gli mp3 fanno la loro parte, perché isolano dal mondo.
Quante volte camminando per strada vediamo ragazzi che ci passano a fianco con le cuffie alle orecchie? Quante volte in corriera, al parco, al bar, vediamo il medesimo scenario?
Può sembrare una cosa di poco conto, è vero, perché la musica serve, la musica è importante; ma non è bello uscire con gli amici e stare con l’mp3 acceso e ascoltare da solo qualche canzone che fa affiorare alla mente ricordi belli o brutti. La musica ci dà tanto, perché ci accompagna in ogni momento importante della  vita; ascoltare canzoni che passano per caso alla radio ci regala moltissime emozioni. Ognuno di noi sa cos’ascoltare quando è triste, felice, depresso o super attivo…
La morale di questa “favola-articolo” è: riusciremo a non vivere più in questa sorta di illusione e di finzione? Ricominceremo a dirci quello che proviamo e pensiamo, guardandoci di nuovo negli occhi? Se non sarà così, dove arriveremo?
Noi contiamo sull’intelligenza dei ragazzi della nuova generazione, perché alla fine basta poco per cambiare le cose.
Per vivere meglio, bisognerebbe uscire di più e lasciare per un po’ da parte  tutta questa tecnologia, ma siamo anche certe che non arriveremo un giorno a dover parlare per mezzo di qualche robot…

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