Incontri e riflessioni

Felice, magra, ma infelice

Scritto da Angelica Moccia, 4AE il 09 Ottobre 2013.

Felice, magra, ma infelice
“Come ti senti oggi?”
 
Affamata. E mi creda, lo sono davvero tanto.
Non ho detto che ho fame, ho detto che sono AFFAMATA. Sto morendo di fame, o meglio mi sto lasciando morire di fame, così: un po' per gioco, un poco per mettermi alla prova ed un po' perché ho completamente perso la ragione.
Sa, quando mi sveglio la mattina penso a cosa mangerò, che poi paradossalmente ho già deciso che a prescindere non assumerò più di 150 Kcal al giorno. Piano piano inizi a stupirti di quanto controllo tu abbia su te stessa.
Meno mangi più diventi triste e inconsolabile. Mi nego la felicità per essere magra, che vale più di ogni altra cosa al mondo, però.
 
“A quale scopo?”
 
Potrei dirle che lo faccio per seguire una moda, ma mentirei. Io voglio SCOMPARIRE.
Voglio che tutti si accorgano che sto male.
Pensa che per attirare l'attenzione basti scendere in strada e ballare nudi gridando e cantando?
No, io voglio farlo a modo mio, è così che gestisco la mia vita.
 
“D'accordo. Mi hai detto che hai perso la ragione, perciò di conseguenza non hai controllo nemmeno sulla tua vita. Finirà molto male. Lo sai questo, vero?”
 
A dire il vero, signora psicologa, il suo parere a me non interessa un granché: la mia scelta l'ho già presa.
Anzi, le dirò: ho imparato diversi trucchi per soffocare la sensazione di vuoto, ad esempio bere molta acqua o tè verde, anche se a dirla tutta adoro sentire lo stomaco urlare chiedendomi di nutrirlo. Ma io sono più forte di lui e non cedo. Anzi, ho sentito che tirare pugni all'addome è un ottimo modo per farlo smettere. Così ho anche la scusa di poter punire questo suo gravissimo vizio di golosità eccessiva.
Mi hanno detto che parlo della mia malattia con troppa arroganza e presunzione, come se fosse un vanto. Beh, non lo è?
La mia forza di volontà è invidiabile.
Voi invece cedete di continuo, non riuscite a controllare neanche i più reprimibili istinti.
Forse quelli che dovrebbero andare dallo psicologo siete voi.
Non vedete che sto bene? Non vedete che sono FELICE?
Lasciatemi in pace.
 
“Nessuno ti vuole disturbare, una domanda però ce l'avrei: inizialmente hai detto che ti neghi la felicità e che vuoi scomparire, allora perché adesso sostieni di star bene?”
 
Perché mento di continuo. Mento su cosa mangio, mento sul fatto di star bene, mento sulla mia presunta felicità.
E mento così tanto che non mi ricordo nemmeno quello che dico, perché la versione cambia sempre.
Esaustiva come risposta?
Certo, lei non fa altro che annuire.
Cosa pensa di riuscire a fare? Sono una causa persa. Mi permetta di essere come voglio, non perda tempo, pensi piuttosto ad aiutare chi ha davvero bisogno.
 
“Quindi tu non hai bisogno di aiuto?”
 
Io? Credo proprio di no. Sto bene. Mi sento al sicuro ed in compagnia già con le mie ossa, grazie.
 
“Mi hai rimproverato il fatto di non fare altro che annuire, perciò mi sento in dovere di dirti quello che ho iniziato a pensare sin dalla prima seduta che abbiamo fatto un anno fa.
Avevi così tanto bisogno di attenzioni e affetto che ti sei ridotta a non mangiare più.
Volevi davvero che non servisse più essere appariscente per essere notata, hai creduto bastasse essere malata.
Ti immaginavi come le ragazze ti avrebbero guardata? Forse con un pizzico di ammirazione?
Desideravi gambe magre, braccia sottili ed un volto scavato e segnato dal dolore? Ora hai tutto questo, complimenti.
Quando cerchi qualcosa, in particolare il male verso te stessa, questo arriva di corsa, non aspetta altro che insidiarsi dentro di te e mangiarti avidamente.
Quando cerchi l'anoressia, quando la chiami per la prima volta, hai firmato la tua condanna a morte.
Avverti i tuoi genitori, i tuoi amici, di' loro che hai giocato contro il Diavolo mettendo in palio il tuo equilibrio mentale ed hai perso.
Sì, perché puoi dire addio alla prontezza che avevi una volta, agli ottimi voti a scuola, ai tuoi capelli che diventeranno spenti, ai tuoi occhi che imploreranno la fine, alle tue gambe che non staranno più al tuo sporco gioco e cederanno sempre più spesso. Ma te ne stai già accorgendo, credo.
Morirai ogni giorno che passa, e non potrai tornare indietro. Perché tu e i tuoi 39 Kg non sarete abbastanza forti, non lo sarete mai più.
Sei un egoista. Non provi nemmeno vergogna nel sapere che chi ti è attorno piange. E non far finta di non aver visto gli occhi lucidi di tua madre e i pianti di tuo padre. Loro soffrono con te sapendo di essere impotenti di fronte al tuo lento suicidio.
Chiediti se vale la pena continuare, e se la risposta è ancora SÌ, allora spero riuscirai nel tuo intento.
La seduta è finita, l'ora è terminata. Ci vediamo domani, grazie.”
 
NO. Non ci vedremo domani.
 
“Per quale ragione?”
 
Lei non sa come sto, non lo saprà mai. Sto solo perdendo tempo prezioso stando seduta su questa scomoda sedia di plastica rossa.
 
“D'accordo, allora in questo caso firma i moduli e paga il bollettino allo sportello cinque, buona giornata.”
 
Non cerca nemmeno di convincermi a restare?
 
“No, verrò io a trovarti quando sarai magra, MAGRA DA MORIRE.
Il cimitero è vicino la rotonda principale, vero?
Sai, non vorrei arrivare tardi...”