Incontri e riflessioni

Fare ciò che ci piace e farlo bene. E' possibile!

Scritto da Giulia Travain, 3BS il 03 Aprile 2011.

“Noi siamo le nostre storie, i racconti di quello che ci è successo. Ma non sono i ricordi a sostenere il nostro senso di essere persone. Il passato è troppo sfaccettato e pieno di dettagli. Per avere un sé abbiamo bisogno di un protagonista, qualcuno che fa le cose e a cui le cose accadono...” (S.Mitchell)
I protagonisti della nostra vita siamo noi e soltanto noi; siamo noi che dobbiamo giocare le nostre carte: prendere un due di picche o delle gratificazioni.
La scuola è uno dei posti migliori dove ogni giorno possiamo metterci alla prova.
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In aula ci è stato assegnato un compito che consisteva nello studiare da soli un capitolo, per poi esporlo alla classe.
Tutti quanti all’inizio abbiamo accolto l’idea sbuffando; un po’ come capita con tutte le richieste dei professori, ancora di più dopo aver letto il capitolo.
Subito dopo ho pensato, però, che questo lavoro sarebbe stato un ottimo metodo per mettere alla prova le mie capacità: una sfida a mettersi in gioco per dare il meglio di sé.
In verità non è stata un’impresa facile preparare un lavoro su un argomento “nuovo”, di cui non avevamo mai sentito parlare; non è stato semplice neppure pensare a come presentarlo, in modo  che fosse allo stesso tempo semplice, originale, chiaro e coinvolgente.
Anna Maria ed io, che avevamo deciso di lavorare in coppia, innanzitutto ci siamo imposte di non fare una presentazione utilizzando Power point, dato che, in classe, stava pensando a questa modalità  gran parte dei nostri compagni. Ci siamo scervellate un po’, finché ci è venuta l'idea di trasformare ogni paragrafo in un fumetto, in modo da spiegare il nostro argomento in maniera semplice ma allo stesso tempo originale.
Una volta finito il lavoro, nonostante non fossimo riuscite a disegnare i fumetti relativi a tutti i paragrafi, la soddisfazione era tanta: quando tutti hanno fatto la loro esposizione, ci siamo rese conto di come il nostro lavoro fosse stato apprezzato soprattutto per l’originalità, dato che, a differenza di certe altre presentazioni, era risultato molto più coinvolgente e meno noioso.
Ma la cosa che più mi è piaciuta è il fatto che abbiamo utilizzato le nostre forze, senza l’aiuto di nessuno.
Impegnandoci, siamo riuscite a raggiungere alcuni obiettivi che ci eravamo prefissate:  lavorare su una presentazione che non solo deve essere capita da tutti, ma innanzitutto compresa bene da noi, perché solo così saremmo state in grado di spiegarla.
Mi sono accorta che questo mi ha permesso di memorizzare molte più cose di quelle che solitamente ricordo quando mi preparo per un compito in classe! Ho visto inoltre che ci sono maniere diverse di lavorare: il modo in cui si espone, per esempio, è molto importante per puntare sul coinvolgimento di chi ascolta!
Ma la cosa che più ho notato, in me e nei miei compagni, è quanto i sentimenti, l’ansia, la paura di sbagliare, l’emozione di parlare davanti a tutti influiscano su di noi.
Insomma: ho vissuto un’esperienza che credo possa rendere bene il significato della frase scritta all’inizio. Ognuno di noi è protagonista della propria vita: in ogni occasione abbiamo la possibilità di fare ciò che ci piace e di farlo bene. Ciò che ci accadrà sarà il risultato di quello che siamo riusciti a fare.

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