Incontri e riflessioni

Dalle mani al cuore

Scritto da Lyddy Apetogbo, 5CL il 31 Gennaio 2011.

Tania era seduta sul suo letto con una foto in mano. Era passato un anno e, come in quella foto, lui era rimasto sospeso nei suoi pensieri. I suoi lineamenti sottili e delicati, la sua pelle luminosa e vellutata, quel sorriso intenso e quei capelli ricci nei quali spesso aveva affondato le mani…
Karl se n’era andato l’anno prima e con sé aveva portato la sua gioia di vivere, la sua voglia di fare, la sua energia.
Rientrata a casa, l’aveva trovato disteso a terra, in un lago di sangue, una fredda sera d’inverno.
Ricordava perfettamente la sua reazione di fronte al corpo senza vita di Karl. Aveva cercato invano di rianimarlo…
Come aveva potuto? Perché era arrivato a quel punto? Perché? Erano troppi, ormai, i “perché” ai quali non era riuscita a dare risposta…
Tutti le avevano detto che il dolore sarebbe passato, prima o poi, ma ora si era resa conto che più il tempo passava, più si struggeva. Tante volte si era chiesta dove avesse sbagliato…
Era persa nei suoi pensieri, quando sentì il campanello suonare. Scese di corsa le scale ed arrivò alla porta. Ai suoi occhi si presentò una ragazza dal voto angelico, che le consegnò una busta senza dire nemmeno una parola. Ancor prima che Tania potesse aprire bocca per chiederle qualcosa, se n’era andata.
Non aprì subito la busta. Preparò un tè caldo, tornò di sopra, riprese in mano la foto di Karl e le si velarono gli occhi di lacrime. Solo allora decise di aprire la busta.
Iniziò a tremare, quando riconobbe la scrittura, e le lacrime le annebbiarono la vista. Tirò su col naso e cominciò a leggere:
Mammy,
se stai leggendo questa lettera, vuol dire che è trascorso un anno da quel terribile giorno. Ovunque io sarò, tu mi mancherai tantissimo e sarà difficile stare senza di te. Ti chiederai allora perché sono giunto a questa triste conclusione. Mammy, sei e sarai sempre l’unico amore della mia vita, l’unica persona che io abbia amato per davvero: mi hai donato l’esistenza e so che sono stato crudele con te! Sono stato terribilmente egoista: ho pensato solo a me. In questi mesi tante volte ti ho vista piangere, perché soffrivi per me, ma desidero dirti che non sei tu la causa di questa decisione terribile che sto prendendo. E’ la vita che mi sta soffocando! Quando arriverà, la morte ormai non troverà nulla da prendere: mi sento completamente svuotato. Non ha più senso stare con te in questo modo, farmi vedere così. Non ha più senso vivere questa vita. Ho perso di vista tutti gli obiettivi che mi ero prefissato; sono entrato in un tunnel da cui non riesco ad uscire.
Non pensare che ti scriva per giustificarti o che voglia regalarti briciole di un conforto tardivo, ma non posso colpevolizzarti per cose in cui non c’entri! Se c’è una cosa che ho imparato da te è che nella vita tutto accade quando deve accadere. Non ti ho mai odiato e non sopporterei che pensassi questo neanche per un millesimo di secondo. Ti prego di non giudicarmi, mamma. Lo so che sarà difficile capirmi, ma so quanto mi ami e credo che, alla fine, accetterai la realtà. Non sono più degno di essere figlio tuo! Scrivo e so che mi mancherà tutto di te: i tuoi abbracci, i baci improvvisi, i piatti succulenti che mi preparavi… Non voglio che tu abbia di me un’immagine brutta. Ricordami come un ragazzo che è stato molto felice, come un ragazzo a cui non hai mai fatto mancare nulla. Voglio che tu sia felice anche senza di me, anche “dopo me”. Voglio che tu trovi la forza di sollevarti; la felicità, la serenità che ti meriti. Non ti ho abbandonata! Ho bisogno di “trovarmi”, perché mi sono perso. Sicuramente ti chiederai come mai questa lettera è arrivata solo oggi e perché sia stata Angy a portartela. Le ho fatto recapitare le lettere il giorno prima, dopo che avevo già preparato “tutto”: una per lei e l’altra per te. Ma l’ho pregata di aspettare del tempo, prima di fartela avere. So che non la conosci: è una delle persone che mi sono accanto da un po’ di tempo. Angelica – te ne sarai accorta – è il ritratto della serenità. Le voglio molto bene.
Mammy, ora non so più che dirti. So che hai tante domande… Ti prego di non distruggerti. Ti prego di non fare cose che possano nuocere alla tua salute fisica o psicologica. Sei una “mamma” e mi rendo conto che ti sto chiedendo tanto: qualcosa che ti sembrerà impossibile, perché contro natura, però ti prego, ti supplico di arrivare ad un traguardo che ti permetta di porre fine ai tuoi dolori.
Mammy, ti amo con tutto me stesso.
Tuo Karl
Tania finì di leggere singhiozzando. Si sentiva in bilico tra la vita e la morte come un funambolo. La morte le aveva tolto ciò che aveva di più caro. Guardò la foto per l’ennesima volta e sorrise a quel sorriso stampato e poi rammentò un particolare di “quel” giorno. Ricordò che tra l’agitazione e la disperazione, le labbra di Karl formavano un piccolo sorriso. Allora le era parso di avere un’allucinazione e aveva detto tra sé: “Come può sorridere un corpo senza vita!?”. Ora, però, tutto si era fatto chiaro.
Il suo volto si illuminò e il suo cuore comprese le parole del figlio. Ed anche il suo sorriso appena accennato. Fece una promessa.
“Finché non sarò felice e serena, nemmeno mio figlio lo sarà. Lui ha bisogno di me come io ho bisogno io di lui. La morte ci ha divisi, ma l’amore è eterno e non finirà mai. Prometto, Karl, che sarò serena, o almeno ci proverò con tutte le mie forze. So che tu mi aiuterai in questo nuovo percorso che sto per intraprendere”.
Appoggiò la foto nel posto di sempre, mise la lettera nel suo cassetto e tornò alle faccende di casa. Jane e Jake sarebbero tornati presto da scuola. La vita andava avanti e i suoi figli avevano bisogno della loro mamma.
Tania aveva riacquistato fiducia nella vita e il suo cuore illuminava nuovamente i suoi passi.

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