Incontri e riflessioni

Dall'erudizione al bello

Scritto da Chiara Mazzilli il 10 Luglio 2011.

“Guardo questo diario e penso: è fatta. Fatta cosa, però? Era davvero soltanto tutto lì? E dov’è finita tutta la tensione che mi si era accumulata nel corpo e nella mente?”.
Vi chiederete di che cosa sto parlando.
Mah, a questo punto, guardate…scopritelo da soli.
La mia professoressa di italiano mi ha mandato una mail due giorni fa chiedendomi di raccontare le mie impressioni sull’esame (mi sono fregata da sola: ora avete scoperto l’argomento…) e nelle prime righe, allegre, figuravano le parole “ora che ti sei riposata abbastanza”.
In un primo momento mi è venuto da ridere ed ho pensato che mi prendesse in giro: avevo avuto il colloquio orale solo pochi giorni prima! (E’ proprio una stacanovista!). La mia opinione, poi, è che non ci si riposi mai abbastanza, e dunque non avevo la minima voglia di lanciarmi in un ennesimo articolo che la maggior parte dei lettori considererà scritto solamente per fare un piacere alla professoressa.
E così, siccome non ho la possibilità di accedere in Internet tutti i giorni, ho accantonato il problema e le ho inviato una mail con una risposta veloce, vista anche la fretta del mio caro papà di espropriarmi del computer. Dimentica ormai dell’articolo, sono andata allegramente in spiaggia.
Dopo un po’, ho buttato giù due righe sul mio taccuino “alla Italo Svevo”, che tengo anche io con il pretesto di “capirmi meglio”, e, convinta di aver rimosso il “problema-articolo”, ho optato per un bagno lungo, di quelli che esci dall’acqua con la pelle delle dita tutta raggrinzita.
Oggi ho ripreso in mano il mio taccuino.
Bene, ecco la disgrazia. Il mio stramaledetto impulso a scrivere. A scrivere su qualsiasi cosa e di qualsiasi cosa. A raccontare, raccontare e raccontare, se non per gli altri, per me stessa.
Mi sono mandata al diavolo da sola e ora eccomi qui, rassegnata, ma soddisfatta, a fare un resoconto delle mie impressioni sull’esame.
Esame, esame, esame. Incredibile come mi sembra strano, ora, aver già finito!
Questi cinque anni sono volati: carichi di emozioni, angoscia, gioie e arrabbiature, ma anche di una bella dose di ipocrisia.
Ora non mi dilungherò sulla mia classe in particolare, ma avrei un messaggio da lanciare a tutti i giovani lettori (quelli che all’esame di quinta ancora non sono arrivati, ovvio).
Sentite, ragazzi, in questi anni vi capiterà di arrabbiarvi per un sacco di cose, ma davvero un sacco; anche la più banale vi sembrerà enorme, ma io vi dico una cosa: non rimanete mai in superficie, nell’analizzare i comportamenti altrui. Sarà Freud che mi suggerisce quel che sto per scrivere, ma è proprio vero: in ogni comportamento c’è una ragione sottile, magari sepolta e difficile da far venire a galla e da decodificare. Cercatela!
Parleranno male di voi, spesso vi criticheranno e, con l’andare del tempo, crescendo, anche voi vi renderete conto di quanto stupidi siete stati, in fondo, in tante occasioni. In moltissime occasioni!
Ma è necessario rendersene conto. E’ un piccolo passo per imparare a conoscersi e a conoscere chi si ha di fronte.
Quest’anno mi è capitato di vedere tante primariole (è il gergo tecnico, qui…), esaltate solo perché riuscivano a recuperare un panino incastrato alla macchinette o che correvano stupidamente su e giù per i corridoi.
Ma alla fine non è anche questo il bello? La spensieratezza e l’euforia della “novità”?
Mi rivolgo anche agli studenti più grandi e “impomatati”.
Quando vedete queste scene, smettetela di criticare anche il più banale dei comportamenti di una ragazzina di prima, soltanto perché è appena arrivata. Scommetto che paghereste oro per tornare indietro, nonostante i pro e i contro degli anni trascorsi sui banchi del liceo!
E ora, più in generale. Ragazzi, dico a voi; a tutti voi! Ma vi rendete conto in che bel periodo siete?
La scuola non è una perdita di tempo. Certo, ci si fa “il mazzo”, ma è un’occasione impedibile per crescere un po’ al giorno, spesso in modo inconsapevole.
State per decidere il vostro futuro, dove andrete una volta terminati gli studi. State per scoprire le insidie vere dell’amore e dell’odio. State per essere criticati dai compagni, che vi riterranno strani solo perché sapete fare una cosa che loro non sanno fare. Insomma voi “STATE PER…”, ed è meraviglioso.
Incontrerete tante persone vuote, attente solo all’apparenza, a vantarsi dei loro innumerevoli successi in qualsiasi campo Chissenefrega.
Sono sicura che anche questo articolo da qualcuno verrà considerato stupido. Chissenefrega.
Mi piace scrivere e scrivo in questo modo. E, diciamocela, ormai: che importanza ha quel che, di noi, dicono o pensano gli altri?
Solo dopo aver finito la scuola ci si rende conto del percorso fatto, di quanto veloce sia trascorso il tempo e di quanto noi non vedevamo (e non vediamo) l’ora che trascorra.
A volte vorrei tornare indietro, anche se non si può. E invece è tempo di guardare avanti!
E ora, una dedica. Alla mia prof. di italiano.
Prof., so di essere andata “fuori tema” e la immagino cercare con la sua immancabile e spietata penna rossa, di correggere gli errori persino attraverso lo schermo. So di non essere stata la migliore delle studentesse possibili e so però che, con i miei pregi e i miei difetti, in questi anni sono riuscita a progredire. Ho da dire solo una cosa: grazie.
Certe parti di programma le abbiamo svolte in fretta, ma nonostante questo sono riuscita a penetrare nei recessi della letteratura e a gustare tanti passaggi che ho imparato a sentire “miei” (quante volte, in corridoio, a parlare di Andrea Sperelli!…).
Rispetto agli esami, che dovevano essere il corpo principale dell’articolo, ho da dire solo che me li aspettavo diversi, che sono volati, ma che ho cercato di dare tutta me stessa, senza presunzione; pecca che ho potuto notare in tanti. Alla fine di ogni scritto dicevo: “Ma come…è già finita?!”.
Non so esattamente che mi aspettassi; forse nessuno di noi lo sapeva, ma sono davvero contenta di quello che sono riuscita a fare. Non mi importa del voto; mi importa di me, della mia crescita interiore. Un voto non è niente, assolutamente niente. Certo, magari servirà per evitare i pre-corsi all’università, ma a cosa serve prendere 100, se dietro e dentro questo 100 c’è solo erudizione?
In questi anni sono passata dall’erudizione al bello e l’aridità che c’era dentro il mio petto, in questo percorso fatto insieme si è sciolta in miele caldo.
I temi che abbiamo trattato, grazie ai tanti autori incontrati, rispecchiano la nostra vita. Perché non guardarli in faccia, dritti negli occhi?
La letteratura è molto più di quello che uno studente (mediocre) può pensare!
Ora lo posso dire. Sono davvero contenta di quello che sono riuscita a fare: un passo in più verso il mio “girasole impazzito di luce”.

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