Incontri e riflessioni

Cura o rispetto del corpo?

Scritto da Ester, 4BU il 13 Giugno 2015.

Sin dalla nascita, ciascun individuo viene educato alla cura del proprio organismo, con lo scopo di garantire a quest'ultimo uno stato di benessere non solo fisico, ma anche psicologico.
Ogni persona necessita di conoscere il proprio corpo e le funzioni delle singole membra che lo compongono. Sono i genitori ad avere questo importante compito ed il modo in cui un bambino sarà abituato a considerare la propria fisicità rispecchierà, in gran parte, la visione degli adulti che lo circondano.

Perché, in questi ultimi anni, più che di cura del proprio corpo, si sente parlare di trascuratezza ed esposizione del proprio fisico?
È bene forse chiarire cosa si intenda effettivamente per cura del proprio organismo. La cura e l’attenzione per il corpo si può dire abbiano avuto inizio secoli fa, quando per la prima volta si diffusero le norme igieniche.

La pulizia della pelle aveva lo scopo di evitare il diffondersi di malattie e infezioni. Era dunque una forma di prevenzione e di salvaguardia da disagi fisici e, di conseguenza, anche psichici.
Curare il corpo oggi vuol dire ancora interessarsi della sua pulizia, della sua salute, ma anche delle sue forme, della bellezza dei suoi lineamenti; vuol dire sempre di più “tenere a bada il peso”, ma non tanto per garantirsi un benessere fisico, quanto invece per restare conformi ad uno dei più celebri canoni di quella così ricercata bellezza.

Curare il corpo, insomma, sembra sempre più voler dire renderlo apprezzabile, desiderabile, degno di nota.

È il tentativo sfrenato, quasi esasperato, di raggiungere il vertice di questa bellezza, in fondo così vuota e fine a se stessa, è una prassi che coinvolge non solo l’universo femminile ma anche, e sempre più, quello maschile. La bellezza, o meglio la capacità di attrattiva, è ormai diventata un valore assai diffuso nella contemporaneità, una sorta di ideale per il quale molti sembrano disposti a battersi e ad investire in termini di denaro e di tempo.
Essere degni di nota -perché questo è il vero fine della bellezza- è diventato uno stile di vita, forse il maggior livello di appagamento al quale ciascun individuo aspira durante la propria esistenza.
Se la cura del corpo si limita a questo, ovvero al raggiungimento di un'idea di bellezza, non sono allora fuori luogo e così totalmente ingiustificabili gli innumerevoli filmati postati sui social network di adolescenti ripresi in quelli che dovevano essere momenti di intimità, ma che si sono invece trasformati in fonti di scandalo accessibili ad un vasto pubblico, che di scandalo sembra nutrirsi e che dello scandalo fa una legge di vita.
Non sono, allo stesso modo, proprio così assurde quelle foto che ritraggono minorenni in pose provocanti e che ormai bombardano il web e i cellulari: quasi nessuno osa contraddire o denunciare, solo alcuni ammoniscono e i più in qualche modo apprezzano.


Perché, si sa, stando a quanto dice l’opinione pubblica, ”non c’è niente di male”.
Quale colpa si può imputare a quei ragazzi, quale pena se non quella alla quale si sono già condannati con le proprie mani? Quale colpa a quei giovani ai quali è stato insegnato che aver cura del corpo significa evitare l’influenza o i germi che riempiono i locali o i mezzi pubblici? Non si possono colpevolizzare, o meglio non del tutto, ragazzi che fin dalla nascita hanno assistito alle fisime di genitori superficiali, ossessionati dalle rughe, dalla silouette e dai capelli bianchi. L’unico insegnamento che emerge da questi inappropriati, seppur diffusi, educatori è quello che il corpo deve essere in forma, tonico e conforme a parametri prestabiliti.
Ma viene purtroppo tralasciato un elemento prioritario; quello che recita che il corpo deve anche essere rispettato. L'amore per la propria esteriorità non deve limitarsi al lifting, ma deve intendersi anche come salvaguardia della propria dimensione psicofisica, fisica cioè e morale. Vale a dire mantenimento della propria integrità personale, della propria dignità e del proprio pudore.
Il grande problema è che un’educazione di questo tipo sta sempre più scomparendo, così come dilaga la concezione per cui l’unica condizione che è imposta all’individuo è quella di detergere il proprio corpo, dopodiché è libero di farne l’uso che più lo soddisfa.


Il tutto trascurando il fatto che, soprattutto durante l’età adolescenziale, il corpo è una potenziale bomba ad orologeria. Un mezzo cioè di grande rischio e pericolo se il suo utilizzo scade in pura seduzione o ricerca libidica, se esso diventa unicamente palcoscenico di bellezza e bersaglio di eccessive cure estetiche.


Queste cure sono nate -prima di diventare soluzioni ai malcontenti di persone preoccupate più della propria bellezza più che della propria dignità- per ridurre i segni che alcune pratiche culturali lasciavano sul corpo di membri delle tribù indiane o per ridonare l’uso di alcune parti dell’organismo rimaste danneggiate per svariate cause.


Rapida è la trasformazione che la società e la cultura operano sugli strumenti che possiedono, piagandoli a loro vantaggio.


Altrettanto velocemente oggi gli adulti sembrano aver perso e sminuito il loro ruolo di educatori. Ma la faticosa verità è che le nuove generazioni non hanno bisogno di adulti superficiali, ma di punti di riferimento autentici, capaci di tramandare la stima e il rispetto della corporeità. Capaci di annunciare che la bellezza non è solo quella del corpo, ma anche dell’anima.

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