Incontri e riflessioni

Con serenità

Scritto da Uno, nessuno e centomila il 03 Gennaio 2012.

Questo pensiero nasce come risposta a “Inno alla..noia”.
Devo dire che, nonostante “Inno alla…noia” sia un testo di poche righe, mi ha fatto molto riflettere e ha messo in moto una miriade di pensieri.
Cercherò di essere breve…
La condizione di apatia descritta nell’articolo di Alice sembra nascere da una noia esistenziale, che non ha spiegazione. È come se la mente si fermasse e iniziasse a vedere la realtà in una modalità distorta, come al rallentatore e in cui tutto pare sfuggire dalle mani.
Uno standby della coscienza, dello spirito; uno sbadiglio che circonda tutto e che fa terra bruciata di ogni emozione. Che fare? Come reagire? Non ci sembra possibile nessuna soluzione, se non accettare il nostro “continuo scivolare nell’abisso” mascherandoci, forse, dietro ad un sorriso di convenienza che di certo non aiuta.
Non voglio assolutamente sottovalutare la condizione di Alice, la sua apatia, e non vorrei ridurre il suo stato ad una momentanea “depressione adolescenziale”; spero anche di non aver travisato le sue parole. Il mio desiderio ora è solo quello di cercare di trovare un “perché” a questa situazione.
Il suo stato non mi è nuovo: lo si può sperimentare ogni giorno, ed anche a scuola ci viene descritto dai professori che ci propongono testi letterari e filosofici da cui partire per una riflessione.
La mia professoressa di italiano del liceo, per esempio, mi ha introdotto ad una locuzione che non conoscevo: horror vacui, sostanzialmente la paura del vuoto. La paura del nulla, quindi. La paura, anche, del tedio. E così si cerca di riempire ogni giorno di una grande quantità di oggetti, persone, circostanze, per evitare la noia.
Direte che è normale, anche perché ciascuno di noi, se studia o lavora, è costretto a muoversi fuori di casa per condurre la propria vita! Ma c’è chi fa tutto questo in maniera “abbondante”, rasentando il limite dell’esagerato. Lo si fa per sperimentare la varietà, il mutamento, ma anche, a volte, nella speranza di allontanarsi il più possibile dal vuoto che spaventa.
Undici_Coelho
Credo che questo horror vacui che invita a distrarci dalla noia in tutti i modi possibili sia, in fondo, un rinunciare a sé stessi: mettere una maschera ai propri sentimenti ed anche alla passione. Non dico che la passione sia la soluzione di tutti i problemi, ma abbandonarsi al tedio senza reagire e senza vederlo come un’occasione importante per pensare non è la soluzione che adotterei per me. Siamo tutti diversi, è vero, e non è semplice reagire. L’apatia di Alice ha suscitato, in me, diversi pensieri. Ho cercato di metterli per iscritto ed apprezzo la sua lucidità nel descrivere l’emozione che prova.
Cito un passo de Undici minuti di Paolo Coelho, perché mi ha fatto riflettere:
“altri individui […] attribuiscono all’altro il merito della propria felicità, e la colpa della propria possibile infelicità. Sono sempre euforici perché è accaduto qualcosa di meraviglioso, oppure depressi perché un evento inatteso ha finito per distruggere tutto”.
“Annullarsi”, lasciarsi determinare dalla noia significa rinunciare ad esistere, o comunque significa rinunciare a prendere in mano la propria esistenza, non per decidere di fare quello che si vuole, ma almeno per essere pienamente consapevoli di chi siamo e di cosa desideriamo davvero.
In questo momento della mia vita sono concentrata su me stessa: cerco di comprendere ciò che mi accade, quello che provo. Certe volte mi accorgo di non bastare da sola a me stessa e l’unica reazione che ho, per il momento è… piangere.
La cosa più importante è però la serenità dell’animo, ed è questo quello che auguro ad Alice: di ritrovare il sorriso nella “Meraviglia, unica stella guida del suo pensiero” e di soddisfare le domande del suo cuore, con serenità.

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