Incontri e riflessioni

Che rumore fanno le stelle cadenti?

Scritto da Laura Scarpa, 3BL il 05 Aprile 2011.

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   Dal film "Quando sei nato non puoi più nasconderti"
Aidha fissava immobile il cielo nero sopra la sua testolina. Gli occhi grandi, velati di lacrime, non avevano perso la speranza. Nella sua mente risuonavano le parole della mamma: “Vado al mercato, amore. Torno presto”.
Se ne era uscita di casa così, dandole un dolce bacio sulla guancia e guardando con tenerezza sua figlia che, concentrata, intrecciava i capelli di Molly, la bambola che le era stata regalata per il suo settimo compleanno e che Aidha, da quel momento, non aveva più abbandonato. Ma era notte e la mamma ancora non era tornata.
Persa a guardare quel cielo così cupo, si chiedeva come mai la sua mamma l’avesse lasciata sola: eppure lo sapeva che a lei la solitudine non piaceva e che aveva paura del buio!
Aidha amava ascoltare la gente, sentire il suono delle voci, cercare di comprendere i discorsi dei grandi, perdersi nelle urla e nelle esclamazioni del suo popolo nelle strade della grande città, perché Tripoli era fatta di suoni miscelati perfettamente: una  sinfonia ipnotica.
La piccola cominciava ad essere spaventata: la sua città era in silenzio ormai da parecchie ore.
Rimaneva un unico suono, un boato proveniente da lassù, un rumore talvolta molto fastidioso, che faceva vibrare l’ aria per più di qualche minuto.
In realtà, però, quel cielo la affascinava: non l’aveva mai visto così pieno di stelle! Ma ciò che più la spingeva a non distogliere mai lo sguardo dalla notte erano quei bagliori strani che rendevano il buio meno buio. Aidha ne era certa: erano  stelle cadenti!
Suo fratello, Imad, tante volte l’aveva affascinata con i suoi racconti sulle stelle cadenti: scie luminose nel cielo, che esaudiscono qualsiasi desiderio venga espresso al momento della loro apparizione.
La piccola era diventata velocissima: appena ne scorgeva una, subito esprimeva il suo desiderio. La sua mamma sarebbe tornata: le stelle di sicuro non potevano fare a meno di ascoltare il desiderio di una bambina!
Finalmente - pensava - avrebbe avuto anche lei qualcosa di interessante da raccontare a suo fratello. Se Imad non le aveva mai detto dei tonfi assordanti provocati dall’impatto delle stelle con il suolo, evidentemente non le aveva mai viste dal vivo; ne aveva solo sentito parlare, e quindi Aidha, che quei rumori, invece, li sentiva, sarebbe stata, almeno per una volta, molto più esperta di lui. In fondo era così ovvio! Come è possibile che una “cosa” enorme e così veloce cada senza produrre alcun suono!? Lei lo sapeva che le stelle erano grandi, addirittura “più grandi di Tripoli”. Gliel’ aveva spiegato Imad.
Aidha, immobile, se ne stava abbracciata alla madre con la testa appoggiata al suo petto, in modo da sentirne il battito del cuore: una musica dolce che ormai conosceva a memoria. La barca ondeggiava freneticamente e ciò le faceva paura. Ad ogni onda le pareva che si sarebbe rovesciata da un momento all’altro. Nell’imbarcazione vecchia e scrostata erano sedute moltissime persone, si stava stretti e un odore acre si arrampicava insistentemente dentro le narici. Puzza di sudore e di salsedine.
Eppure sorrideva. Molly non aveva mai abbandonato la sua mano e suo fratello non le aveva mentito: le stelle cadenti esaudiscono davvero i desideri!
“Aidha…”, le sussurrò la madre. “Dimmi, mamma!”, esclamò la bambina spalancando gli occhi e guardando il viso stanco della donna. “Ricordi il significato del tuo nome? Mi sembra di avertelo spiegato, qualche tempo fa...”.
La bambina, donandole un sorriso che la sua mamma non avrebbe più dimenticato, rispose: “Certo che lo so! Aidha significa… significa… Ah sì! Aidha significa ‘colei che parte ma ritorna’, vero mamma?”.
La madre la strinse forte a sé. “Esatto, tesoro. Non scordarlo mai: ritornerai!”.

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