Incontri e riflessioni

Autobiografico

Scritto da Redazione il 29 Agosto 2011.

Autobiografico
Dalle vetrate della veranda bianca, la luce pallida della luna penetra, illuminando, indiscreta, il vaso di gerbere rosse che tacitamente chiedono acqua per poter sopravvivere.  Jane non è molto attenta a queste cose: non ha pazienza.
Nel giardino, alla destra della veranda, una grande quercia copre parte delle vetrate nascondendo la visuale di chi, dall’interno, desiderasse gustarsi il paesaggio di quell’enorme giardino curato alla perfezione.
Si sporge un po’, Jane, verso sinistra, irritata dal fatto che quell’ albero le oscuri la visuale. Dalle vetrate scorge un immenso cielo stellato e rimane letteralmente pietrificata da tanta bellezza. Seduta sulla grande sedia a dondolo ereditata dalla nonna, lascia scorrere il tempo, associando ad ogni stella un momento bello ed uno brutto della sua vita, mentre leggeri soffi di vento le accarezzano i biondi capelli che tanto ama.
Si alza, Jane, lasciando cadere a terra una di quelle tante lacrime che spesso, nei momenti di solitudine, le rigano il volto e inumidiscono i suoi occhi verdi annebbiandole la vista. Cerca all’interno di una scatola il suo disco preferito, lo adagia accuratamente nel prezioso giradischi del padre e lo fa partire. Le note dolci e leggere di quella musica le penetrano nel cuore e nella mente, e così pensieri ed emozioni si impadroniscono  vorticosamente di lei, lasciandola sola con la sua musica preferita.
Jane sapeva che non tutto sarebbe “filato liscio” come avrebbe desiderato. Vedeva ciò che la infastidiva, vedeva ciò che più odiava, vedeva tutto ciò che non le piaceva. Si rendeva conto, Jane, di non aver niente da spartire con quella vita; sapeva d’esser lontana da quella mentalità, ma sperava di abituarsi, col tempo. Ma Jane non voleva abituarsi, non voleva accontentarsi: stava solo cercando il posto giusto per lei. Credeva di averlo trovato, ma mentiva a se stessa.
Jane è cambiata, dicono alcuni. Jane deve aprire gli occhi, dicono altri.
Jane, però, non crede a chi pensa di avere la verità in tasca; non ascolta chi non pensa prima di parlare. Jane non crede alla realtà fittizia che le propongono, cercando di convincerla che è lei che sta sbagliando. Non le piacciono né i giudizi né la superficialità.
Jane è cambiata, è vero. Jane ha conosciuto nuove persone; si è innamorata.  Jane ha pianto, ha riso, ha instaurato e chiuso rapporti e ha riscoperto se stessa, o, meglio, ha imparato a conoscere se stessa fino in fondo.  Sta crescendo, Jane, ed è consapevole dei cambiamenti che comporta il fatto stesso di crescere: essi non la spaventano, anche se sembrano turbare chi pensa di conoscerla veramente e invece non la conosce affatto.
Crescere significa fare passi avanti; crescere significa cambiare.
Jane lo sta facendo prima di alcuni e dopo di altri. Ora è il suo momento. Perché impedirle di goderselo al meglio?
Jane voleva colo chiarire un’incomprensione ed ha scelto di fare un passo avanti, esprimendo educatamente ciò che pensava. Senza accusare, senza giudicare, perché ha capito ormai “come funziona”. Eppure, prendendo una posizione, contro ogni suo interesse ha perso tutto. La sua unica “colpa” è stata aver avuto il coraggio di parlare, per cercare di migliorare la situazione.
Jane ha fatto un passo avanti, ad occhi aperti, cautamente. Era disposta al dialogo, disposta a mettersi in discussione, se necessario.
E invece tutto le è scivolato dalle mani e si è rotto, come il vaso di gerbere rosse che si è frantumato in mille pezzi mosso dal soffio di vento lasciato passare dalla porta-finestra socchiusa.
Jane, assorta nei suoi pensieri, ritorna alla realtà. Sembra indifferente a ciò che è appena accaduto.  Pensa, Jane, alla precarietà delle cose: faceva affidamento sulla verità, sui valori, ma si è resa conto che tutto, anche le cose più importanti, possono svanire, in un attimo, per colpa di chi non ci crede fino in fondo.
Jane ha perso tutto, o forse niente.
Sospira.
La musica calma del giradischi sembra stonare con i suoi vorticosi pensieri.
Si alza, Jane, e si incammina verso la cucina per spegnere il bollitore che fischia fastidiosamente come un treno impazzito. Jane lascia andare la sua musica e distoglie lo sguardo da quell’immenso cielo stellato che l’aveva ispirata e si lascia alle spalle, almeno per un istante, i numerosi pensieri che  le addensano la mente…
   
Dedicato a chi, purtroppo, è riuscito a deludermi

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