Incontri e riflessioni

Amare ed essere amati

Scritto da S.M. il 07 Marzo 2011.

“Essere amati profondamente da qualcuno ci rende forti; amare profondamente ci rende coraggiosi”.
Bella questa frase di Lao Tze! Ma…cosa significa veramente “amare”?
Ogni giorno nei mass media si accendono dibattiti su come i ragazzi di oggi brucino le tappe: a 11 anni il primo bacio, a 12 anni la prima sigaretta, a 13 la prima “sbronza”… e avanti con dati, statistiche, grafici, disquisizioni che lasciano il tempo che trovano, mentre tanti giovani continuano imperterriti proprio a…bruciare le tappe, perché, bambini, credono di essere ragazzi e, ragazzi, credono di essere adulti. Se ne fanno un baffo dei dibattiti degli adulti e degli “esperti” di turno e vanno, istintivamente, per la loro strada, spesso pentendosi poi amaramente, quando scoprono che, rispetto a certe scelte fatte, non è più possibile “tornare indietro”.
A causa di tutto ciò, con lo scopo di sensibilizzare i giovani affinché non imbocchino strade sbagliate, la scuola, dopo la famiglia (o al posto della famiglia, quando la famiglia è impreparata o latitante), da anni organizza molteplici attività su diversi temi: l’alcol, la droga, le dipendenze…
Dopo aver partecipato ad un incontro che aveva lo scopo di far conoscere ai ragazzi il mondo della droga e si era posto come obiettivo la prevenzione, ho fatto volutamente un giro per la scuola guardandomi attorno e chiedendomi se i giovani che vedevo sono davvero come ci erano stati descritti durante la conferenza. La mia risposta è NO. Mi guardo attorno e più che ragazzi sull’orlo dell’abisso della droga o dell’alcol, quel che vedo (per fortuna!) sono ragazzi che hanno il desiderio di amare e di essere amati, perché l’istinto primo dell’essere umano è fare le cose per amore. Noi stessi siamo stati creati per sovrabbondanza d’amore!
Ma quando questo amore si manifesta tra due adolescenti, che cosa succede? Che fare?
“Lui” e “lei” magari sanno tante cose di matematica, di storia, di italiano e persino di…droga, ma sono incredibilmente  impreparati rispetto all’amore, al sentimento più connaturato all’essere umano.
Sì: arriva per ogni adolescente il momento di dire a qualcuno “ti amo” (a volte, per la verità, lo si dice o lo si scrive negli sms o nei social network anche troppo spesso e con troppa leggerezza, rischiando di inflazionare e di impoverire questo verbo meraviglioso…), ma chi sa veramente il senso profondo delle due parole che pronuncia? Chi ci aiuta a comprendere la bellezza, la grandezza e l’impegno che nasce tra due ragazzi quando, sussurrandolo con timidezza, si dicono “ti amo”?
Oggigiorno, soprattutto dalla televisione, siamo bombardati di immagini sull’amore “fisico”: due corpi di ragazzi che “dicono” di essere vicendevolmente attratti. Ma è “amore”, quello? E’ davvero così come ci viene presentato dai film, dai telefilm, dai reality, che deve essere vissuto l’amore tra due adolescenti, perché sia un amore bello da farci scoppiare il cuore?
Il primo scopo della televisione è guadagnare soldi e dunque, come diceva Machiavelli, “il fine giustifica i mezzi”. Alla televisione poco importa dei ragazzi, di come crescono e di cosa desiderano davvero!
Ma “far soldi” ed avere audience non è lo scopo della scuola! E, diversamente da come la pensano alcuni ragazzi e alcuni docenti, non è nemmeno solo quello di far imparare “tante cose” agli alunni, la cui preparazione verrà poi valutata con dei numeri. Per imparare “tante cose”, in fondo, non servirebbero neanche gli insegnanti: basterebbe il computer!
Scopo della scuola come luogo di educazione è anche far maturare i ragazzi ed aiutarli a diventare adulti. Ma come possono ragazzi che non sanno costruire delle relazioni sane e belle per la loro vita, a 15-16 o 17 anni, ad imparare a costruire relazioni e rapporti veri quando diventeranno adulti?
La televisione manda messaggi negativi? La scuola dovrebbe respingerli, o, meglio, affrontarli: discuterne con gli studenti, in modo che non si “bevano” come uniche proposte possibili, anche in un campo delicatissimo come quello affettivo, quelle della tivù!
E così come la scuola si impegna ogni anno ad organizzare conferenze per sensibilizzare a non bere alcolici e a non usare sostanze, oltre a dare INFORMAZIONE SESSUALE (e cioè indicazioni sugli anticoncezionali, sulla legge 194, sulla “pillola del giorno dopo”, sulle malattie sessualmente trasmissibili, sui rapporti “a rischio”…) dovrebbe trovare il modo per sensibilizzare gli adolescenti anche rispetto ad una EDUCAZIONE AFFETTIVA, in un’età – la nostra – in cui è un po’ come se stessimo imparando a nuotare. Lasciati da soli…annaspiamo, o rischiamo continuamente di affogare. Abbiamo bisogno di qualcuno, più grande, che ci aiuti, affinché proviamo la bellezza della scoperta del mare, la sensazione splendida del galleggiamento, l’ebbrezza di chi un po’ alla volta sa che può allontanarsi dalla riva, sicuro.

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