Incontri e riflessioni

Alla fine di Tutto senza fine alcuna

Scritto da Chiara Bertapelle il 07 Giugno 2012.

Alla fine di Tutto senza fine alcuna
Sono giunta al termine.
Sono giunta al capolinea, alla stazione di fine corsa di un treno che ha percorso una lunga distanza, che ha attraversato paesaggi tra i più vari, sfrecciando su rotaie in continua trasformazione, ma senza deragliare mai, fino a qui.
Si è conclusa per me una parabola di cinque anni intrisi di Vita, Vita nel senso più vasto del termine. Anni di crescita personale,  in cui ho avuto successo di fronte a me stessa molte volte ed in cui ho sbagliato altrettante volte, forse anche di più. Anni ricchi di miliardi di piccoli tasselli che compongono un mosaico bellissimo di ciò che mi ritrovo ad essere; anni di gioie, dispiaceri, risate, ed ancora di numeri, lettere, temi, giudizi, amici, insegnanti, impegno, divertimento, e troppo altro per racchiuderlo entro i ristretti limiti di parole scritte nero su bianco.
Perciò, mi siedo ad un tavolo e scrivo questi pensieri, a pochi giorni da un ostacolo di vita che dovrò affrontare, forse non il primo, ma sicuramente non l’ultimo; forse non il più difficile, ma sicuramente un esame  in cui nessuno potrà attestare la nostra adeguatezza o non adeguatezza alla vita, bensì  un esame in cui saremo noi stessi a confrontarci con le nostre paure ed i nostri limiti, così come con le nostre capacità e forze.
Se mi dovessero chiedere cosa porto con me di questo percorso, non potrei rispondere.
Non porto con me qualcosa, bensì qualcuno. Porto con me tutti i miei compagni, uno per uno, con ciò che mi hanno donato, anche senza donarmi concretamente niente. Non li conservo nella memoria, poiché il ricordo è destinato a svanire, ma li conservo nella mia persona, in ciò che sono oggi. Osservandomi approfonditamente, si potrà intravedere in me una parte di ciascun Amico ciascuna Amica che hanno camminato in parallelo con me in questo sprazzo di esistenza. Mi hanno offerto a mani nude e senza chiedere nulla in cambio semplicemente ciò che sono, regalandomi sorrisi, parole, opinioni, pensieri.
Sono, o forse siamo, cresciuti gli uni grazie agli altri, grazie anche a quei diverbi che si sono conclusi con abbracci. Come di consueto, dopo la tempesta, l’arcobaleno.
Grazie anche agli insegnanti. Un grazie non solo per averci tramandato conoscenze di storia, matematica, filosofia o per averci insegnato il gioco di squadra, e forse vi sorprenderete ma... il mio grazie principale non è nemmeno per averci insegnato il rispetto per il prossimo e per le regole, l’educazione, le responsabilità o ancora l’importanza dello studio e della cultura per la vita. Sono elementi importanti, molto importanti, ma secondo il mio punto di vista vi dobbiamo ringraziare per altro. Vi dobbiamo ringraziare per averci dato un assaggio piccolo ed in minitura di quello che ritengo possa essere il mondo un domani. Vi voglio ringraziare per averci fatto arrabbiare, per averci fatto imprecare e averci fatto desiderare, qualche volta, di non aver mai scelto questa scuola. Vi ringrazio perché abbiamo avuto modo di percepire sulla nostra pelle le ingiustizie, vere o presunte che fossero. Troppo spesso abbiamo borbottato, abbiamo provato il desiderio di alzarci in piedi e sparare come mitragliatrici i nostri pensieri senza colpo ferire,  ma  grazie, perché abbiamo capito che, seppur siamo tutti sullo stesso piano, ci sono dei ruoli da rispettare, tra le pareti di una scuola come in ogni forma di società organizzata. Grazie perché in molti di voi abbiamo percepito la passione che avete per l’insegnamento, al di là del puro interesse materiale, comprendendo così quanto sia importante per ciascuno di noi seguire la nostra strada.
Se i più grandi saggi del mondo hanno espresso in diverse forme l’importanza di proseguire facendo affidamento solo sulla propria persona ma senza dimenticare ciò che ha contribuito alla formazione della stessa, forse un motivo ci sarà.

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