Incontri e riflessioni

Abilità diverse stessa voglia di vivere

Scritto da Y. Lorenzon il 25 Luglio 2010.

L'inserimento di individui portatori di handicap in un contesto sportivo è un fatto relativamente recente.
Secondo me è utile per i giovani  fare volontariato in associazioni  che si occupano di  persone diversamente abili: è un esperienza che ci permette di crescere soprattutto dal punto di vista umano.
Chi è diversamente abile ha diritto al massimo rispetto e considerazione e ha la stessa dignità umana dei cosiddetti "normali".
Sono proprio le persone con handicap ad avere una profonda conoscenza di sé e del mondo che le circonda; in particolare, quelle con disabilità fisiche  riescono a lavorare sulle loro difficoltà per superarle e trarne qualcosa di positivo. Ci sono artisti, scienziati, divi dello spettacolo che vivono con menomazioni che non impediscono loro di essere “produttivi”.
Per quanto riguarda la comunicazione, molti disabili  hanno frequentato corsi di computer e alcuni  lavorano nel campo informatico ( ad esempio, i non udenti non hanno alcun problema nell’ uso del computer).
Gli ostacoli più grandi per queste persone sono soprattutto  il pregiudizio degli altri, le barriere architettoniche e le limitazioni strutturali.
I disabili dimostrano una grinta, una buona volontà, una voglia di superare se stessi molto forte.
Basti vedere l’incredibile spettacolo delle paraolimpiadi, che negli ultimi tempi, in particolare, stanno diventando un evento sportivo di grande richiamo a livello agonistico e spettacolare.
Il primo che introdusse lo sport come forma di ricreazione e come sistema di aiuto alla riabilitazione fu il Dr. Ludwig Guttmann, neurologo e neurochirurgo, il quale creò un Centro di riabilitazione motoria per lesioni spinali, presso l'ospedale di Stoke Mandelville in Gran Bretagna.
Il suo lavoro portò ad una crescente predominanza dello sport per i pazienti affetti da paralisi spinale traumatica nel corso dei Primi Giochi Internazionali in Stoke Mandelville nel 1952.
Le paraolimpiadi nel 1960 si svolsero durante le Olimpiadi di Roma.
La popolarità del movimento sportivo per disabili si ebbe nel  1988 a Seul (Corea del Sud), con una importante manifestazione successiva alle Olimpiadi, durante la quale gareggiarono ben 3200 atleti provenienti da 65 Nazioni, davanti a un pubblico di 100.000 persone.

Importante, però, è abbattere il muro di pregiudizi nei confronti di persone con disabilità fisiche e mentali.
A questo proposito la Comunità Europea ha condotto un’ intensa campagna di sensibilizzazione, proclamando il 2003 “Anno dei Disabili” e dando una definizione adeguata alla parola “disabile”, che spesso viene usato per discriminare:
“Disabili significa che ci sono persone che non riescono fare alcune cose da sole ma, se aiutate da altri, o da qualche strumento, possono fare anch’esse quello che fanno gli altri.”
In questo senso è  importante anche  il lavoro svolto dalle associazioni di volontariato , senza le quali alcuni diritti dei cittadini non sarebbero garantiti.
Da un sondaggio su un campione di 1.000 persone adulte divise per sesso, età e residenza, è  risultato che, negli ultimi tre anni, 15 italiani su 100 hanno svolto attività di volontariato. Sono   pochi infatti i  giovani impegnati nel volontariato per aiutare i disabili, poiché molti volontari si orientano  soprattutto verso la protezione dell'ambiente, degli animali e gli aspetti culturali.
L’istituto “Marco Belli”  ha piu volte aderito ai progetti di Special Olimpics e Asha Fox.
Le due organizzazioni sono riconosciute dal Comitato Olimpico Internazionale ma sono organizzazioni separate: Asha Fox riguarda le olimpiadi dei disabili fisici e opera con le modalità dei Giochi Olimpici con gare riservate ai migliori.
Special Olimpics, invece, offre un programma educativo di allenamenti ed eventi sportivi solo per persone con ritardo mentale ed opera ovunque nel mondo, a livello locale, nazionale e internazionale.
Le manifestazioni sportive (Sspecial Olimpics) sono aperte a tutti e premiano tutti. I volontari aiutano nell’organizzazione dei giochi e sostengono i ragazzi nelle diverse discipline.

Una persona diversamente abile non deve essere vista come un “diverso”: la sua voglia di vivere, di sorridere alla vita deve essere presa come modello per aiutarci a dare il giusto peso alle nostre delusioni (scolastiche, amorose ecc…), che in realtà sono poca cosa rispetto alla bellezza e al dono della vita.

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