Incontri e riflessioni

Cura o rispetto del corpo?

Scritto da Ester, 4BU il 13 Giugno 2015.

Sin dalla nascita, ciascun individuo viene educato alla cura del proprio organismo, con lo scopo di garantire a quest'ultimo uno stato di benessere non solo fisico, ma anche psicologico.
Ogni persona necessita di conoscere il proprio corpo e le funzioni delle singole membra che lo compongono. Sono i genitori ad avere questo importante compito ed il modo in cui un bambino sarà abituato a considerare la propria fisicità rispecchierà, in gran parte, la visione degli adulti che lo circondano.

Viaggio ad Hastings

Scritto da Studenti di 2CL e 2DL il 17 Maggio 2015.

Viaggio ad Hastings

Seaside town

We went to the airport together
We thought the trip would last forever
Although our adventure had just begun
We knew we would have a lot of fun.

Hello Hastings, here we come
Visiting the town was fun
We saw the pier, it was so sad
Destroyed by fire, it made us mad.

Today we went to Eastbourne pier
Where the sound of the waves we could hear
At Beachy Head, we felt we were dreaming
The cliffs were high and the sea was gleaming.

We saw a caste made of stones
But inside there were no bones
At Smugglers Cave it was so scary
The darkness there made us all so wary.

Questa bella poesia in lingua inglese è stata composta dagli allievi di 2CL (Boz Serena, Dal Pizzol Carrie Asia, Gabbana Francesca, Rossi Chiarasole, Spagnoli Serena) e di 2DL (Calzavara Mariesol, Mauro Isabel, Zerbin Asia) durante lo stage ad Hastings, Gran Bretagna, nell’aprile scorso. prof.ssa M.R.Bellomo

Mai smesso del tutto

Scritto da Tommaso il 17 Maggio 2015.

Mai smesso del tutto

perderò un altro ultimo treno
porgendoti l'ultimo fiore
purtroppo sono in ritardo
e smetterò di cantarmi bugie

e brucerò tutti i miei scritti

non c'è spalla a cui possa appoggiarmi
metodo che aiuti a studiare
caramella che mi faccia star meglio
perderò un altro ultimo treno

aggiungo la delusione alla lista

e non c'è sbronza che la possa curare
o preghiera che allievi nell'anima
moritura e pungente (soprattutto la sera)
l'escludere dinnanzi alla morte
l'uomo e le sue dignità
ho il diritto di sapere che muoio

ho il diritto di sapere che muoio

e stare in piedi
con le mani in tasca
in silenzio
nei cimiteri
a guardarti inciampare
e mentre cadi si solleva la gonna

mi chiedo perchè
fra tutte ste tombe
e tutti sti fiori

io mi ostini a guardarti il culetto

e mi chiedo perchè, vedi
qui giaccia mio nonno sepolto
dopotutto i miei nodi
vengono al pettine
ci girano intorno
a farne su un cappio

lo sciolgo, con noncuranza
sapessi a me, sapere che muoio
che mi annoio,
sapere il sapore del sale
dell'inutilità, dell'ignoranza
di una vita tranquilla, magari...
di una spiccata caratterizzante lentezza

l'inquietudine, il rifiuto, la fuga
la noia, dattiloscritta,
nei lumi, i pozzi, gli strali,
nei fiori, le fabbriche, i muri
nei bar, alle feste, per terra

il mio ramo spezzato il mio fiorellino sbocciato
dammi la mano, ti sei sbucciata il ginocchio

“e così
fredda”
ti dissi
e subito pensai questa poesia

Tommaso Fagotto

Il primo

Scritto da Alberto Pisano il 17 Maggio 2015.

Il primo

Magre le nuvole non reggono
il fendente del sole nuovo

abbacinato fuori casa
melliflue le narici tendono

occhielli gialli corone bianche
sul giardino intenso s'aprono

scheletrici i rami accolgono
languide generazioni fresche di colori

mentre gli occhi brulicanti stillano
si leva dalla tasca il velo bianco

Soffia forte il naso
Onde sugli scogli fragorose
Sugli scogli infrante

È tornata.

Alberto Pisano

Altre realtà

Scritto da Simone Senes, 5DE il 12 Maggio 2015.

Altre realtà
La Repubblica: “Bilancio sempre più grave. Il premier: - Temiamo diecimila morti -. Primi aiuti, gli americani stanziano dieci milioni di dollari”.
Ansa: “Sono circa un milione i senzatetto dopo il terremoto che ha colpito il Nepal sabato scorso […] Secondo il Centro nazionale delle operazioni di emergenza, circa 6,6 milioni di persone sono state colpite in varia misura dal sisma in 34 distretti”.
Il Secolo XIX: “Terremoto in Nepal, migliaia di morti e feriti, preoccupazione per i senzatetto. […] Sono 39 gli italiani che ancora non sono stati rintracciati”.
 
È questo che si è letto sui giornali meno di un mese fa, dopo la tragedia del 25 aprile, avvenuta nella regione dell’Asia meridionale. Ma non basta la sensibilizzazione rispetto ciò che è accaduto; vorrei farmi promotore di una campagna per sostenere la popolazione nepalese. Sono venuto a conoscenza di questo progetto dopo l’arrivo di un'e-mail da parte di una mia ex prof.ssa di lettere ed ex insegnante del Marco Belli.

Belli - Incontri

Scritto da Redazione il 28 Aprile 2015.

Anche l’Istituto “Marco Belli” ha partecipato all’incontro della Rete delle Scuole Superiori, indetto per commemorare i 100 anni del genocidio degli Armeni e promosso dall’Associazione “Italia–Armenia” di Padova (Relatrice prof.ssa Flavia Randi)
Locandina Artale
Samuel Artale con il Dirigente e Letizia Armellin che gli ha dedicato un brano musicale3
Samuel Artale con le allieve della V BE-3
locandina armeni-2
La relatrice professoressa Flavia Randi-2

La vita è stata generosa con me

Scritto da Maria Giorgia Bianco il 26 Aprile 2015.

La vita è stata generosa con me
Questa frase potrebbe essere detta da un imprenditore che ha fatto fortuna, uno scrittore i cui libri hanno avuto molto successo, uno scienziato che ha scoperto una cura, un ragazzo scelto fra tanti per andare a giocare in una squadra importante, una madre che ha partorito dei figli, una persona che ha visto avverarsi un sogno, uno che dopo anni si è risvegliato dal coma o è scampato a qualche incidente... Invece no: sono parole di Samuel Artale, un ex bambino sopravvissuto agli orrori del campo di sterminio di Auschwitz.
Sembra impossibile da sentire dopo tutto quello che ha visto, subito, vissuto e ha raccontato. Invece queste parole escono proprio dalla sua bocca.

La vita: un dono imprevedibile

Scritto da anonimo il 26 Aprile 2015.

Pochi giorni fa è accaduta una disgrazia che mi ha fatto riflettere molto. Lasciare questo mondo alla sola età di 21 anni, perdendo la possibilità di realizzare tutti i propri sogni, di portare a compimento tutti i propri obbiettivi e di vivere tutto ciò che la vita può donare giorno dopo giorno, è davvero ingiusto. La vita stessa, a volte, è davvero ingiusta. Un momento si è qui e l'istante dopo non lo si è più; il momento prima si progetta la propria vita, si organizzano i piani per il proprio domani con la speranza di riuscire a renderli realtà, a viverli, mentre nell'istante successivo tutto si spegne, scompare eternamente. Questa e molte altre disgrazie di questo genere che si sentono tutti i giorni fanno capire quanto fugace ed imprevedibile sia la vita che, per questo motivo, dovrebbe sempre essere vissuta fino in fondo.

Progetto Kenya 2015

Scritto da Studenti della 3DL il 24 Aprile 2015.

Con questa iniziativa vorremmo illustrarvi una realtà che sentiamo molto vicina e che parla del diritto allo studio per studenti dell' IDP(Internal displaced person, Rifugiati di guerra) della nostra età, che vivono nella zona di Mugunda, in Kenya. 
In seguito ad alcuni scontri tribali dovuti alle elezioni presidenziali del 2007, oltre 9mila persone si sono rifugiate nell'area di Mugunda, dopo aver perso tutto. In questa zona vi è la parrocchia di un prete di Concordia-Sagittaria,

Every time you use Facebook or Whatsapp you are losing something

Scritto da Elisa, 4DL il 08 Aprile 2015.

Every time you use Facebook or Whatsapp you are losing something
“Every time you use Facebook or Whatsapp you are losing something”
Potrebbe essere lo slogan di una nuova campagna contro I social network. Potrebbero inserire un cartellone con questa frase tra quelli pubblicitari ai lati della strada, cosicché, tra la w capovolta del McDonald’s e l’occhio gigante dell’ottica più vicina, si possa scorgere qualcosa che susciti un pensiero diverso da “ho fame” o “mi serve un nuovo paio di occhiali”.

Tu-tum tu-tum tu-tum

Scritto da Sara Liberale, 4BL il 31 Marzo 2015.

"Un attimo ripetuto nel tempo diventa eterno"

Capitan Harlock di Leiji Matsumoto)

Tu-tum tu-tum tu-tum tu-tum...
Era come un piccolo treno, un piccolo treno dalle intense emozioni.
Fuggente, come una foglia portata dal vento, come l'ultimo raggio di sole. Inaspettato come il tuono che preannuncia la tempesta.
"Mamma, cos'era?" "E' venuto a farsi sentire".
Una felicità immensa mi ha invaso, assieme all'incredulità.
Lui con i suoi forse quindici centimetri ed il suo nitido "tu-tum tu-tum" era riuscito a far fermare il mondo, a prendere posto, a farsi sentire con un potente "Ehi, ci sono anch'io!". Poi,
di nuovo il silenzio a tenere sospeso quell'attimo che nella mia mente verrà ripetuto più e più volte, fino a renderlo eterno.

Due universi parraleli

Scritto da Milana Ticic il 31 Marzo 2015.

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Oggi ero dal dottore e c'era tanta gente, ma sono rimasta particolarmente colpita da due scene: due persone completamente opposte, ma l'assenza di una non ci farebbe notare la particolarità dell'altra.
 
Ero seduta tra tanti anziani, come al solito, ma questa volta c'erano anche due donne giovani con i loro figli: una se ne stava composta e rigida, guardando il suo bel telefono ultimo modello. Suo figlio, accanto lei, giocava con il tablet, urlava e lei lo rimproverava ad ogni mossa senza spiegargli perché il suo comportamento fosse sbagliato. Dall'altra parte, una donna con due figli maschi. Avevano un giornalino appena comprato in edicola e lei gli insegnava i numeri, spiegava loro varie cose, li faceva scrivere e disegnare con una dolcezza infinita. I suoi bambini attaccavano delle figurine in quel giornale, e appena cadeva una cartina a terra, si giravano a guardare la madre e poi la raccoglievano. Quel gesto, secondo me, racconta un gran rispetto nei suoi confronti poichè probabilmente lei aveva spiegato loro che la propria stanza, e così anche i posti pubblici, si tengono puliti.

Stare a casa da sola, uscire la sera

Scritto da Nanà il 19 Marzo 2015.

È successo tutto circa quando avevo 10 anni. 
Era estate e già i carabinieri ci avevano avvertito che da un po’ di sere giravano ladri nel mio quartiere, ma ero troppo piccola per capire.
So che una mattina mi sono svegliata e fuori dalla mia camera c’erano due carabinieri pronti a portarmi in ospedale per capire quale strana sostanza avevano usato per farci addormentare. 
Erano riusciti ad aprire le sbarre in ferro (che ho quasi in ogni finestra di casa mia) e sono entrati dalla sala per un buco piccolo. Ovviamente prima avevano addormentato i miei due cani che avevo fuori. 
Ora ho 18 anni e non resto a casa da sola, non dormo mai da sola e di notte mi chiudo dentro la mia camera e non vado nemmeno in bagno. Dopo quella notte hanno cercato di entrare altre volte e una volta anche l’estate scorsa. 
L’anno scorso a Natale ho chiesto l’antifurto per la mia camera e ora mi sento “più sicura”.

La mia nuova insegnante: Aurora

Scritto da Michele Grotto il 10 Marzo 2015.

La mia nuova insegnante: Aurora
Ci prova, ci riprova, non ce la fa, ma non si arrende e ritenta. Tanti sforzi, tanti risultati. Sì, perché i suoi non sono fallimenti. Un errore, per lei, è solo un risultato utile per potersi avvicinare sempre più al successo. Non sto parlando di una donna d'affari e della sua scalata al successo in ambito lavorativo. Lei è mia nipote, che pochi giorni fa ha compiuto dieci mesi di vita e il suo obiettivo a breve termine è dire “papà”, “mamma” o “nonno/a” e riuscire a reggersi da sola o a fare i primi passi.

"In carcere, con rispetto parlando, stavo tra persone per bene"

Scritto da Michele Grotto il 22 Febbraio 2015.

Dal film "Dov'è la libertà" di R. Rossellini

“IN CARCERE, CON RISPETTO PARLANDO, STAVO TRA PERSONE PERBENE”
- cit. Salvatore Lo Jacono, dal film “Dov'è la libertà” di R. Rossellini

Abbiamo superato undici cancelli rosso fuoco prima di entrare in quell'alto e imponente edificio che si vede passando per l'autostrada, a Padova. Poi i primi sguardi malinconici e persi nel vuoto dei detenuti che ci scrutavano da dietro le inferriate e gli sguardi tesi e spesso frustrati delle guardie penitenziarie. Gianluca, Lorenzo ed Erion ci hanno raccontato la loro storia, poi si sono aggiunti Biagio e Andrea, anche se “fuori programma”.

Gianluca è uno di quei classici uomini bonaccioni, piuttosto grassottelli e quasi sempre belli rubicondi. Lui non lo è, però. Probabilmente lo era, ma ora è pallido e il suo volto è solcato da due grosse occhiaie. Lui non si sarebbe mai pensato di finire in carcere: era un medico chirurgo e conduceva una vita tranquilla tra famiglia, lavoro e rugby, la sua grande passione. Poi il primo figlio e la moglie con una depressione post partum.

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