Incontri e riflessioni

Spleen

Scritto da Mounia Elazzaby il 26 Marzo 2010.

Quando il cielo piange lacrime nere,
e il mare grida in tempesta,
dall’animo emerge un male costante.
Acque nere contagiate ed impure.
Colpevoli di nascondere un germe che
corrode incessantemente dall’interno,
seppellisce chi cerca di seppellirlo.
Ogni tanto mostra la sua opera migliore:
apre le porte di un baratro senza fine,
in cui il respiro si fa affannoso, il passo pesante, il cuore inquieto.

In classe

Scritto da Giacomo Padovese il 26 Marzo 2010.

Compiaciuto e attento
Di ventinove banchi lignei
Con parole lasciate al vento
Nelle ore che battono il cinque

Lì, intrappolato nelle situazioni
Con una musica volante
Che richiama le errate azioni
O insegna la cultura vitale

Saper di non sapere
Vivere, osservando il tempo
Nella mia classe intanto
Mi immagino chimere

Miticamente sospeso
Seduto e freddo
Come la neve or ora
Cade sul sentiero

Il mio animo offeso
Seduto e freddo
In estasi come preghiera di suora
Che rimugina il sentir vero

Ognuno giuoca solitario
O parla col vicino
Mentre il solito orario
È arrivato al termine del cammino

Profumo

Scritto da Giacomo Padovese il 26 Marzo 2010.

Aprendo gli occhi impauriti dalla solitudine
Vedo pietre accatastate in maniera geometrica
Vorrei sporgermi di là salire d’altitudine
Ma le guardie mi bloccano questa pratica

Mi fermo allora a contemplare
Questa linea di cemento armato
Speranzoso dell’orizzonte mirare
Sognando al dì là un prato profumato

Un prato libero che esce dal cuore
Per combattere la dittatura dei corpi
Che soffoca e causa dolore
In ricordo alle masse di morti

Decido di chiuder impotente gli occhi
E piango sfogando la mia voglia di libertà
Una lacrima cade a terra
E una crepa nel muro si presenta

Stagioni

Scritto da Mounia Elazzaby il 26 Marzo 2010.

Quattro stagioni, tutte differenti ma sempre le stesse.
Si ripetono in modo ossessionante, non lasciano spazio al cambiamento.
Ognuna raffigura qualcosa, ognuna racconta una propria storia.

L’inverno è freddo e buio come il personaggio più oscuro.
Come un vampiro assettato, si nutre della linfa vitale delle cose.
Uccide, dilania e strazia la luce che soccombe, inerme, passiva
si abbandona alle tenebre  e si lascia distruggere.
Inverno, cavaliere oscuro che fa emergere le paure.
Non si accontenta, vuole sentire il fragore delle lacrime,
dei pianti isterici, delle grida più violente, dei silenzi più assordanti.
Non ha scrupoli, non ha rimpianti, fa sfiorire tutto.
Lo precede l’autunno, dolce annunciatore di morte;
rende la desolazione meno pesante, alleggerisce i cuori,
si fa tronfio degli ultimi sospiri esalati da coloro che,
come giovani malati terminali, restano attaccati alla vita,
consapevoli dell’amaro futuro che li aspetta.
Autunno, dolce consolatore di animi,
ascolta i rumori prima del silenzio,
ascolta il passo pesante del silenzio inesorabile.

Dopo la morte ricomincia la vita.
Arriva la primavera,  leggera come una farfalla;
si posa dove c’è distruzione. Rigenera gli animi,
ridona la vita, risarcisce danni causati da altri.
Arriva leggera, in punta di piedi, non si fa sentire.
Ama il silenzio, profuma di vita ciò che ha attorno.
Ama farsi attendere e farsi supplicare.
In ogni suo gesto, vede disegnati sorrisi riconoscenti.

Arriva infine l’estate, regina dei cuori.
Si fa attendere dai suoi sudditi, si fa desiderare.
Elimina ogni velo di inquietudine dagli animi,
regala piaceri ed eccessi.
Si nasconde dietro una maschera,
finge di amare il sapore delle lacrime più gioiose,
mentre attende di assaporare quelle più amare.
Non aspetta altro che di portare via i suoi doni.

Quattro stagioni: divise dai nomi, unite dall’immortalità.
Si contrappongono con forza l’una all’altra.
Convivono e si confondono l’una dentro l’altra.

Indeterminazione

Scritto da Filip Gavran il 26 Marzo 2010.

Indeterminazione

La vita è un lancio di dadi
Nasce nel caso
Cresce nella speranza
Finisce con un tonfo o un trionfo
Tutto il resto? Solo numeri

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