Incontri e riflessioni

Cose di una dolcezza infinita

Scritto da Tommaso il 26 Ottobre 2016.

Cose di una dolcezza infinita

Mi piace sentire il rumore e le macchine infrangersi contro la finestra di casa mia. E che stagione, poi... Dei giorni metto addirittura le calze di lana; sapete, mi sposto in scooter, e se non hai le calze fa un freddo becco. E mi piace anche spolverare le mensole, anche se mia madre è sempre pronta a dire il contrario. Sono anche diventato bravo a stirare. Lo ero già, ma poi, sapete, siamo passati dall'asse da stiro alla pressa "elnapress" e li è tutta una sfida continua per l'intero genere umano maschile. Le mamme non si bruciano mai.

Terremoto 24-08-16, parole di uno studente.

Scritto da Enrico il 29 Agosto 2016.

Strazianti si ripetono nelle nostre orecchie le notizie che ad ogni giorno ci arrivano dai media, straziante è vedere quelle immagini; immagini che raccontano quei momenti orribili. Tre giorni fa la terra si è fatta sentire, mettendo in ginocchio la popolazione del centro Italia. Interi paesi rasi al suolo; come dice il sindaco di Amatrice " la città non c'è più ". Ma non sono solo le case o gli edifici ad essere distrutti, lo sono anche centinaia di famiglie, vite spezzate in una manciata di secondi. Commoventi le immagini e le storie che ininterrottamente ci giungono alle orecchie, immagini che fanno aggrovigliare lo stomaco e il cuore.

Terremoto: la vita è cominciare, sempre.

Scritto da Michele Grotto, ex-allievo il 29 Agosto 2016.

Oggi, 27 agosto 2016, si celebrano i primi funerali di Stato delle vittime del terremoto del centro Italia. Oggi, proprio sessantasei anni fa, il 27 agosto 1950, moriva Cesare Pavese.
 
L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre ad ogni istante.
 
Cesare Pavese
In una sola frase Pavese riesce a descrivere la situazione permanente dell’uomo. Sin dall’antichità, fino ad oggi. Fino alla prima guerra mondiale. Fino alla seconda guerra mondiale. Fino al 24 agosto 2016. Pavese con una frase – ma anche con ogni altra sua opera – si slega dalle contingenze e si lega alla natura umana, alla vita umana. È per questo motivo che autori come Pavese vanno studiati a scuola.

Ciao Christine

Scritto da La Falca il 11 Agosto 2016.

Ciao Christine, un saluto e un ricordo te lo devo, anzi, penso te lo dobbiamo tutti noi, dato che per la scuola hai speso molte delle tue energie. Mi mancheranno le nostre chiacchierate al bar, quando ci raccontavi di quando eri giovane e dei Beatles. Mi mancherà trovarci nella pausa pranzo prima che io tornassi dentro per una delle mille attività extrascolastiche che svolgevo, e mi mancherà mangiare un tramezzino insieme a te.

Credo che mi mancherà il Marco Belli in generale, però tu eri speciale. Nelle tue ore di lezione ci raccontavi quello che ti succedeva con tuo figlio e del piccolo Thomas; ci raccontavi di quando andavi all’ipercoop (leggere: Aipacop) e trovavi i ragazzi di prima in marina. Memorabile fu quando mandasti via dalla scuola dei ragazzi perché sapevi che non erano del Belli; abbiamo avuto la conferma che ci conoscevi ad uno ad uno e ci riconoscevi anche se non eravamo tuoi studenti.

È morta Christine

Scritto da Tommaso Fagotto il 06 Agosto 2016.

christineÈ morta Christine. E vabbè, muoiono tutti prima o poi. Anche se poi era abbastanza giovane e cantava Frank Sinatra ai duemila che, ormai, sono in prima o seconda (non so, non ho voglia di fare i calcoli). Però io sei anni fa quando andavo in marina in biblioteca avevo paura di lei. Sì certo che ci vado al funerale, anche se fa caldo; mi ha perfino costretto a cantare nel coro di Natale, io, che del Natale mi piace solo il vino e dei vestiti di babbo natale mi piace solo toglierli.

Sì, ero un po' disastrato, mi vergognavo, ma ogni tanto le portavo anche le borse su e giù per le scale. Aveva delle buone abilità riassuntive; uniche le ore in cui tracciava linee della vita più incasinate di Donnie Darko che però, magicamente, finivano sempre alle meno cinque, e in quei cinque minuti mi interrogava. Sì, me la ricordo, la volta in cui mi ha tirato il gesso (non c'erano ancora le lim, che bello che era); per lei il sabato ci si sbronzava col Bacardi Breezer e si gironzolava per San Stino tutti, anche quelli da Lignano, e una volta mi ha tirato le orecchie perché avevo preso un caffè alla seconda ora.

Crescita numerica, decadenza umana

Scritto da Michele Grotto il 07 Luglio 2016.

Crescita numerica, decadenza umana

Ho ascoltato e letto numeri, come ogni volta. L'ennesima volta. Poi, però, ho lasciato perdere. Perché i numeri dicono tanto e dicono niente. I morti perdono nome e diventano cifre. E sprofondano nell'indifferenza, cadono, non si reggono. Proprio come i corpi senza vita di Dacca e Baghdad, proprio come i barconi nel mediterraneo e come l'Airbus dell'Egyptair. Forse con i numeri cerchiamo un'anestesia contro tutto questo sangue. Forse per stare in superficie. Magari a qualcuno va bene così. Per stare in superficie in un'era di "progresso" - a volte, troppe volte, un termine usato a sproposito - e di decadenza. Decadenza da un punto di vista umano.

È arrivata la fine

Scritto da Giada, 5BL il 07 Giugno 2016.

È arrivata la fine. Un' altra.
Ma quanti momenti di "fine" ho dovuto affrontare finora?
La fine dell' asilo e il conseguente diploma, la fine delle elementari e le foto ricordo, la fine delle medie che chissà perché mi sembrava la fine di tutte le mie amicizie, la fine di rapporti con persone che amavo che hanno lasciato un buco incolmabile proprio sulla bocca dello stomaco. Ormai so che ogni fine è necessaria, che significa cambiamento e che porta con sé qualcosa di più grande (Hegel docet), ma siamo pronti per la fine? E soprattutto, siamo pronti per quello che verrà dopo? Non c'è tempo per le esitazioni, bisogna essere pronti, sì, senza incertezze.
In bocca al lupo ai maturandi e a tutti quelli che hanno una fine fa affrontare. Ci vediamo dall' altra parte.

All'infinito

Scritto da Elisa, 5DL il 07 Giugno 2016.

All'infinito

È arrivato il primo anno di liceo. Prima verifica, prima delusione, primo amore. Forse un po’ tutti troppo occupati a pensare “cinque anni non passeranno mai” per capire che stanno già passando. Dai quattordici ai diciannove senza accorgersene, e in mezzo l’immensità di ciò che è successo, di come siamo cambiati. Irriconoscibili.

È arrivato l’ultimo anno di liceo. Ultima interrogazione, ultimo lunedì di scuola, ultimo autobus da prendere. Forse un po’ tutti troppo ansiosi per gli esami per poter ricordare, o meglio per apprezzare davvero, tutto ciò che c’è stato prima di queste ultime volte.

Una festa molto particolare: il Capodanno cinese

Scritto da Nada Fanotto 3DL il 05 Giugno 2016.

Il capodanno cinese, anche chiamato festa di primavera in quanto segna il passaggio alla primavera, è la festività più importante in Cina, paragonabile al Natale per noi.

Quest'anno il 25 dicembre ero a scuola come se fosse un giorno come gli altri, perché effettivamente per i cinesi lo è, ma in compenso ho avuto l'opportunità di festeggiare l'inizio del nuovo anno lunare.
Durante questa festività un miliardo di persone si sposta da una parte all'altra della Cina per riunirsi ai parenti lontani, creando uno dei movimenti migratori più grandi al mondo.
È frequente infatti che membri della stessa famiglia risiedano in città molto lontane tra loro e le persone anziane vivano in vecchi villaggi dispersi nelle campagne cinesi.

Apparire

Scritto da anonimo il 13 Maggio 2016.

Penso che la moda legata alla voglia di apparire dei giovani sia un tema piuttosto complicato.
Tutti sappiamo quanto noi ragazzi vogliamo apparire belli o disinvolti di fronte ad altre persone. Tutti sappiamo quanto facciamo spendere ai nostri genitori per comprare una maglietta o un pantalone che è alla moda, ma che tra neanche un anno non lo sarà più. Ma perché? Perché vogliamo comprare qualcosa solo perché tutti ce l'hanno, solo per essere alla moda?

22:30

Scritto da Sabina il 08 Maggio 2016.

22:30

Il pensiero è una di quelle cose che a quest'ora della notte,
quando sei troppo stanco per far altro
ma poco stanco per dormire, ti assale.
È infinito, rinchiuso nell'infinità della mente...
Piccolo, sottile, invisibile, veloce, impercettibile.
Urla e si muove, e cerca di trovare uno spiraglio di libertà.
Non lo controlli, non puoi.

La vita è questione di centimetri

Scritto da Tommaso Fagotto il 02 Maggio 2016.

La lunga depressione che mi separa dal genere di romanzi teen e young adult e le varie città di carta e colpa delle stelle sta avanzando a passi schifati nella mia vita adolescenziale ancora poco, riempiendo i buchi delle mie ambizioni catastrofiche e disordinate, invadendo giardini che non frequento e occhi che non chiudo perché, ironia o no, dormo poco. L'aumento della percezione - bella - che siamo così insignificanti, un passatempo infantile, disegna muri pieni di scritte che riguardano il vino, la vita e lo scudetto della Juve, tanto infantile che se mi chiedessero "quanti anni hai?" risponderei, ignaro di averne venti dopodomani, "diciassette". Diciassette centimetri di vita ho percorso, anzi diciotto, poi ho fatto la patente, poi diciannove, e ancora non ne ho avuto abbastanza di dire, io guardo, guardo, di dire "angi chiedimi cosa mi affligge" e lei: "cosa ti affligge?" ed io "il fatto che la vita sia un dono e non una condanna".

Una guerra di soli vinti

Scritto da Michele Grotto il 24 Marzo 2016.

Una guerra di soli vinti

Bruxelles, 22 Marzo 2016. Inutile parlare di numeri. Inutile e dannoso. I numeri possono rendere l'idea dell'accaduto, ma con i numeri ci fermiamo in superficie, non andiamo oltre le notizie del TG. Stiamo sul filo della vita come funamboli, ma inesperti, alla prima esibizione. Così, con uno schiocco di dita, da un momento all'altro potrebbero farci cadere. E noi, invece, ci perdiamo nella nostra quotidianità, rincorrendo le solite scadenze che ci imponiamo o che ci vengono imposte. Mentre non la conosciamo, la vera "scadenza". E potrebbe essere domani, fra una settimana, fra una manciata di minuti o secondi. Allora sì che bisognerebbe correre, non necessariamente alla lettera, per arrivare alla "scadenza" definitiva con tutte le carte in regola, con la vita vissuta veramente, profondamente, per potersi poi dire fra sé e sé di non aver sprecato tempo.

We can be heroes, just for One Day

Scritto da La Falca il 17 Marzo 2016.

We can be heroes, just for One Day

Era la seconda ora del lunedì. Stavo andando a prendere la corriera per andare a fare educazione fisica, e mi dicono che David Bowie era morto. Non sapevo come avrei reagito a quella notizia, io che sono cresciuta con la sua musica. Ho mandato immediatamente un messaggio a mio padre, ma niente. Al pomeriggio ho deciso di fare, ed era da mesi che non prendevo una matita in mano, perché i troppi impegni non lo permettono. L’ho regalato al prof. Musumeci: ero sicura che avrebbe capito.
Quel disegno è il mio modo per salutarlo.

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