Incontri e riflessioni

È morta Christine

Scritto da Tommaso Fagotto il 06 Agosto 2016.

christineÈ morta Christine. E vabbè, muoiono tutti prima o poi. Anche se poi era abbastanza giovane e cantava Frank Sinatra ai duemila che, ormai, sono in prima o seconda (non so, non ho voglia di fare i calcoli). Però io sei anni fa quando andavo in marina in biblioteca avevo paura di lei. Sì certo che ci vado al funerale, anche se fa caldo; mi ha perfino costretto a cantare nel coro di Natale, io, che del Natale mi piace solo il vino e dei vestiti di babbo natale mi piace solo toglierli.

Sì, ero un po' disastrato, mi vergognavo, ma ogni tanto le portavo anche le borse su e giù per le scale. Aveva delle buone abilità riassuntive; uniche le ore in cui tracciava linee della vita più incasinate di Donnie Darko che però, magicamente, finivano sempre alle meno cinque, e in quei cinque minuti mi interrogava. Sì, me la ricordo, la volta in cui mi ha tirato il gesso (non c'erano ancora le lim, che bello che era); per lei il sabato ci si sbronzava col Bacardi Breezer e si gironzolava per San Stino tutti, anche quelli da Lignano, e una volta mi ha tirato le orecchie perché avevo preso un caffè alla seconda ora.

Crescita numerica, decadenza umana

Scritto da Michele Grotto il 07 Luglio 2016.

Crescita numerica, decadenza umana

Ho ascoltato e letto numeri, come ogni volta. L'ennesima volta. Poi, però, ho lasciato perdere. Perché i numeri dicono tanto e dicono niente. I morti perdono nome e diventano cifre. E sprofondano nell'indifferenza, cadono, non si reggono. Proprio come i corpi senza vita di Dacca e Baghdad, proprio come i barconi nel mediterraneo e come l'Airbus dell'Egyptair. Forse con i numeri cerchiamo un'anestesia contro tutto questo sangue. Forse per stare in superficie. Magari a qualcuno va bene così. Per stare in superficie in un'era di "progresso" - a volte, troppe volte, un termine usato a sproposito - e di decadenza. Decadenza da un punto di vista umano.

È arrivata la fine

Scritto da Giada, 5BL il 07 Giugno 2016.

È arrivata la fine. Un' altra.
Ma quanti momenti di "fine" ho dovuto affrontare finora?
La fine dell' asilo e il conseguente diploma, la fine delle elementari e le foto ricordo, la fine delle medie che chissà perché mi sembrava la fine di tutte le mie amicizie, la fine di rapporti con persone che amavo che hanno lasciato un buco incolmabile proprio sulla bocca dello stomaco. Ormai so che ogni fine è necessaria, che significa cambiamento e che porta con sé qualcosa di più grande (Hegel docet), ma siamo pronti per la fine? E soprattutto, siamo pronti per quello che verrà dopo? Non c'è tempo per le esitazioni, bisogna essere pronti, sì, senza incertezze.
In bocca al lupo ai maturandi e a tutti quelli che hanno una fine fa affrontare. Ci vediamo dall' altra parte.

All'infinito

Scritto da Elisa, 5DL il 07 Giugno 2016.

All'infinito

È arrivato il primo anno di liceo. Prima verifica, prima delusione, primo amore. Forse un po’ tutti troppo occupati a pensare “cinque anni non passeranno mai” per capire che stanno già passando. Dai quattordici ai diciannove senza accorgersene, e in mezzo l’immensità di ciò che è successo, di come siamo cambiati. Irriconoscibili.

È arrivato l’ultimo anno di liceo. Ultima interrogazione, ultimo lunedì di scuola, ultimo autobus da prendere. Forse un po’ tutti troppo ansiosi per gli esami per poter ricordare, o meglio per apprezzare davvero, tutto ciò che c’è stato prima di queste ultime volte.

Una festa molto particolare: il Capodanno cinese

Scritto da Nada Fanotto 3DL il 05 Giugno 2016.

Il capodanno cinese, anche chiamato festa di primavera in quanto segna il passaggio alla primavera, è la festività più importante in Cina, paragonabile al Natale per noi.

Quest'anno il 25 dicembre ero a scuola come se fosse un giorno come gli altri, perché effettivamente per i cinesi lo è, ma in compenso ho avuto l'opportunità di festeggiare l'inizio del nuovo anno lunare.
Durante questa festività un miliardo di persone si sposta da una parte all'altra della Cina per riunirsi ai parenti lontani, creando uno dei movimenti migratori più grandi al mondo.
È frequente infatti che membri della stessa famiglia risiedano in città molto lontane tra loro e le persone anziane vivano in vecchi villaggi dispersi nelle campagne cinesi.

Apparire

Scritto da anonimo il 13 Maggio 2016.

Penso che la moda legata alla voglia di apparire dei giovani sia un tema piuttosto complicato.
Tutti sappiamo quanto noi ragazzi vogliamo apparire belli o disinvolti di fronte ad altre persone. Tutti sappiamo quanto facciamo spendere ai nostri genitori per comprare una maglietta o un pantalone che è alla moda, ma che tra neanche un anno non lo sarà più. Ma perché? Perché vogliamo comprare qualcosa solo perché tutti ce l'hanno, solo per essere alla moda?

22:30

Scritto da Sabina il 08 Maggio 2016.

22:30

Il pensiero è una di quelle cose che a quest'ora della notte,
quando sei troppo stanco per far altro
ma poco stanco per dormire, ti assale.
È infinito, rinchiuso nell'infinità della mente...
Piccolo, sottile, invisibile, veloce, impercettibile.
Urla e si muove, e cerca di trovare uno spiraglio di libertà.
Non lo controlli, non puoi.

La vita è questione di centimetri

Scritto da Tommaso Fagotto il 02 Maggio 2016.

La lunga depressione che mi separa dal genere di romanzi teen e young adult e le varie città di carta e colpa delle stelle sta avanzando a passi schifati nella mia vita adolescenziale ancora poco, riempiendo i buchi delle mie ambizioni catastrofiche e disordinate, invadendo giardini che non frequento e occhi che non chiudo perché, ironia o no, dormo poco. L'aumento della percezione - bella - che siamo così insignificanti, un passatempo infantile, disegna muri pieni di scritte che riguardano il vino, la vita e lo scudetto della Juve, tanto infantile che se mi chiedessero "quanti anni hai?" risponderei, ignaro di averne venti dopodomani, "diciassette". Diciassette centimetri di vita ho percorso, anzi diciotto, poi ho fatto la patente, poi diciannove, e ancora non ne ho avuto abbastanza di dire, io guardo, guardo, di dire "angi chiedimi cosa mi affligge" e lei: "cosa ti affligge?" ed io "il fatto che la vita sia un dono e non una condanna".

Una guerra di soli vinti

Scritto da Michele Grotto il 24 Marzo 2016.

Una guerra di soli vinti

Bruxelles, 22 Marzo 2016. Inutile parlare di numeri. Inutile e dannoso. I numeri possono rendere l'idea dell'accaduto, ma con i numeri ci fermiamo in superficie, non andiamo oltre le notizie del TG. Stiamo sul filo della vita come funamboli, ma inesperti, alla prima esibizione. Così, con uno schiocco di dita, da un momento all'altro potrebbero farci cadere. E noi, invece, ci perdiamo nella nostra quotidianità, rincorrendo le solite scadenze che ci imponiamo o che ci vengono imposte. Mentre non la conosciamo, la vera "scadenza". E potrebbe essere domani, fra una settimana, fra una manciata di minuti o secondi. Allora sì che bisognerebbe correre, non necessariamente alla lettera, per arrivare alla "scadenza" definitiva con tutte le carte in regola, con la vita vissuta veramente, profondamente, per potersi poi dire fra sé e sé di non aver sprecato tempo.

We can be heroes, just for One Day

Scritto da La Falca il 17 Marzo 2016.

We can be heroes, just for One Day

Era la seconda ora del lunedì. Stavo andando a prendere la corriera per andare a fare educazione fisica, e mi dicono che David Bowie era morto. Non sapevo come avrei reagito a quella notizia, io che sono cresciuta con la sua musica. Ho mandato immediatamente un messaggio a mio padre, ma niente. Al pomeriggio ho deciso di fare, ed era da mesi che non prendevo una matita in mano, perché i troppi impegni non lo permettono. L’ho regalato al prof. Musumeci: ero sicura che avrebbe capito.
Quel disegno è il mio modo per salutarlo.

Riflessioni sul carcere italiano

Scritto da Ceschin Anna e Bors Nicoleta il 17 Marzo 2016.

Il giorno 16 Febbraio 2016 la classe 4AL si è recata presso il carcere “Due Palazzi” di Padova per ascoltare le testimonianze di alcuni detenuti. L’incontro è stato organizzato dall’Associazione di volontariato “Ristretti Orizzonti” che opera da anni all’interno del carcere.

Entrando nella struttura ognuno ha provato sensazioni contrastanti: alcuni si sono trovati a disagio quando i cancelli si sono chiusi progressivamente al loro passaggio, mentre ad altri la situazione non ha suscitato né paura, né ansia, né agitazione.
Dopo essere entrati nell’auditorium del carcere, qualcuno ha avuto l’impressione che alcuni detenuti non fossero tali, ma ricoprissero il ruolo di educatori, in quanto dalla loro espressione non trasparivano le caratteristiche tipiche dello stereotipo che ci viene imposto dai telegiornali, dai film e dai mass-media. Mentre i carcerati raccontavano la loro testimonianza la maggior parte di noi ha provato compassione per le restrizioni a cui sono sottoposti e per lo stile di vita del carcere.

Tre nuovi colori

Scritto da Redazione il 12 Marzo 2016.

Tre nuovi colori

ci sono al mondo
diversi giardini che fanno rumore
e diversi poeti che decadono
e che si divertono
a fare le dighe coi sassi
lì in su ai ruscelli di montagna

cala il dolore

parole degli altri che vorresti tanto tue
spille d’argilla in nome del dolore
sette segni sul muro come i vizi capitali
statue che non fanno sonnellini né niente
come la donna a braccetto coll’uomo

cala il dolore
come un mantello che copre le case
grigio dei colori che ci piacciono

porge la mia signora
tre nuovi colori
ci sono al mondo
diversi colori che soffrono
e diversi pittori che li schiariscono col bianco
e diversi poeti che decadono
e sbirciano il seno scoperto
delle donne che regalano

tre nuovi colori

cala il dolore
ma stavolta è dipinto…

Tommaso Fagotto

Luop Roux

Scritto da Alice Stefanutto, 4BL il 14 Febbraio 2016.

Luop Roux

L'uomo aveva un gomito appoggiato sul tavolino e il pugno chiuso sorreggeva un viso assorto e pensieroso. I colori accesi della tovaglia e della copertina dei libri che aveva con sé contrastavano con il suo incarnato pallido.
Era l'ora dell'imbrunire nel Caffè all'aperto di Montparnasse, il viavai dei passanti e il brusio del loro chiacchiericcio non lo riguardavano. I suoi pensieri erano altrove... nemmeno la lettura gli era di compagnia. Che cosa vedevano quegli occhi malinconici, sormontati da folte sopracciglia? A cosa pensava quella fronte aggrottata?

Pezzetti di carta che mi avanzano

Scritto da Tommaso Fagotto il 10 Febbraio 2016.

Pezzetti di carta che mi avanzano

scendo
giù in cantina da mia nonna
ingamberandomi per le scale
sfiorando ogni tanto
un qualche quadro di mio nonno
e soffiando la polvere dai mobili

e sulla vecchia credenza sola
con un soffio un po' più deciso
scopro una macchia del legno
che mi ricorda la forma
dei tuoi capelli

é amore, dico,

indicando la macchia
con lo stesso gesto

Maratona solidale per Andrea: ringraziamenti

Scritto da Verri Davide il 05 Febbraio 2016.

Portogruaro, lì 2 febbraio 2016
A tutti gli Istituti

Come si evince dalle fotocopie appese all’entrata del Vostro Istituto e dalle note informative che vi pervengono, la somma raccolta è davvero notevole! In tutto siamo riusciti a raccogliere ben € 12.430,32.
Il ricavato è stato così distribuito: € 8.000,00 sono stati devoluti a favore del Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano, per la ricerca scientifica destinata all’area giovani; i restanti € 4.430,32 alla Via di Natale, che è una associazione che si occupa di ospitare i parenti delle persone ricoverate che provengono da lontano.
Nessuno di noi si aspettava di riuscire a raccogliere in un tempo così breve (due giorni) una tale somma, e non ho parole per ringraziare coloro che in qualche modo hanno contribuito.
Quello che abbiamo fatto è una vera e propria maratona solidale. Ho provato ad immedesimarmi un Andrea e sono sicuro che lui avrebbe fatto lo stesso per un altro di noi e credo che anche lui, che ora ci sta guardando, sia veramente felice ed orgoglioso di tutto ciò che abbiamo fatto.

Grazie infinitamente. Verri Davide.

Scaricate le ricevute dei versamenti eseguiti: CROVia di Natale

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