Scrivono i Prof

Terza ora: ricevimento (excipit)

Scritto da Prof. B il 21 Aprile 2011.

MADRE: “Le ripeto che mentre aspettavo su una di quelle panchinette…”
PROF: “Le panchine dello ‘Stabatmater’?”
MADRE: “Quelle! Mentre aspettavo, guardavo le facce. Oddío, cosa non sono le facce dei suoi colleghi! Ma questi non se lo sanno fare un bel brodo di carne? – mi son chiesta. Perché magari uno crede di esser capace, ma poi…”
PROF: “Non me ne parli! C’è chi non sa nemmeno di dover usare non le foglie, ma i gambi del prezzemolo…”
MADRE: “Sì, però l’osso… Lei me lo mette? O è di quelli moderni, che pensano di poter fare senza?”
PROF: “Io l’osso lo metto, ne metto anche due, e stecco la cipolla con i chiodi di garofano. Ma resto in stato confusionale come neanche l’avessi bevuto, il brodo...”
MADRE: “La vedo, poverino! E ho visto gli altri. Ma com’è? Si confidi, sono pur sempre una madre…”
PROF: “Mamma! Ho avuto la riprova che qualcosa non va anche l’altro giorno. In stazione per il biglietto del treno, volevo ripetere due volte la richiesta al bigliettaio. ‘Mi faccia finire – ho implorato – e poi rivedremo il ragionamento con calma: andata e ritorno per Verona!’. Mi ha guardato stranito.”
MADRE: “Che sagoma! Altro?”
PROF: “Alla commessa del panificio chiedo se vado troppo veloce, se fa fatica a seguirmi. Mi si stranisce anche lei: risponde che segue chi le pare, e chi le pare non sono io. Ancora: ogni tre parole di un discorso qualsiasi mi viene da far “Shhh!”, anche quando parlo da solo. Perché deve sapere che io parlo da solo. Spiego, poi ripeto, poi vado piano, poi vado forte, poi minaccio di spostarmi di banco… Che sia il brodo?”
MADRE: “Dipende. Quanto me lo fa bollire?”
PROF: “Due ore abbondanti. Carne e odori tutto a freddo, signora mia. Certo il lesso rimane un po’ stopposo…”
MADRE: “Mi vuole il brodo e mi vuole la carne: mi vuole un po’ tutto, insomma! Sembra di sentire la Jessica… Ma la Jessica ha sedici anni, caro lei!”
PROF: “E io i sedici anni li rivoglio indietro! Quando li avevo, non credevo che sarebbero finiti veramente. E adesso son qui, a dover capire cosa sto facendo…”
MADRE: “Glielo spiego io cosa sta facendo, con due schiaffoni se serve. Senta… A casa mia c’è una camera in più, e non saranno le Barbie a darle fastidio: stan tutte sul comò, ognuna nella sua bella scatolina. La Jessica ha bisogno di un aiuto con i compiti, io mi accontento di una spolverata. Che ne dice?”
PROF: “Gli schiaffoni son due?”
MADRE: “Due, uno… quante storie! Allora, andiamo?”
PROF: “Andiamo, sì.”

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